“Il soffio delle stagioni” di Maria Cristina Sferra

“Il soffio delle stagioni” di Maria Cristina Sferra

Il soffio delle stagioni

“Il soffio delle stagioni” di Maria Cristina Sferra

Recensione di Elvira Rossi

Il soffio delle stagioni

“Il soffio delle stagioni” di Maria Cristina Sferra: serenità e armonia sono le prime sensazioni che vanno incontro al lettore dopo una rapida lettura ferma sulla soglia del coinvolgimento emotivo e della spontaneità.

La prima impressione trova una conferma in una seconda lettura meno ingenua e guidata da una volontà di analisi, quasi una profanazione impertinente del testo che violato nella sua integrità, a poco a poco, svela i segreti che hanno colorato di poesia le parole.

Nel linguaggio poetico di Maria Cristina Sferra raramente sono inseriti termini letterari o poco convenzionali.

Ne “Il soffio delle stagioni” di Maria Cristina Sferra il lirismo, che non si esprime attraverso elementi e giochi fittizi, scaturisce con naturalezza, come accade quando si è in possesso di un’ispirazione sincera e di un’autentica versatilità per la poesia.
Il soffio delle stagioni

Nei componimenti di Maria Cristina Sferra prevalgono parole e sequenze lessicali dal suono dolce e delicato.

Parole limpide e schiette suggeriscono immagini di una profondità interiore, connotata da grazia ed equilibrio.

L’equilibrio vive all’interno del proprio essere e proiettandosi all’esterno coinvolge il rapporto con il tempo e le sue stagioni.

Le forme lessicali esaminate singolarmente risultano di estrema semplicità, eppure vanno oltre il significato letterale e attraverso accostamenti inediti acquistano un potere evocativo creando atmosfere suggestive.

La singolare associazione di voci comuni dilatando il senso della parola tratteggia seducenti microcosmi di emozioni:

 “Le stagioni che parlano”

“Lana grigia le sue parole”

Scarto semantico e procedimenti analogici svolgono un ruolo decisivo nella poeticità dei testi:

“Carezze dipinte”

“Le stagioni sono scampoli di lana, di lino, di seta e cotone”

 “E le montagne profili di volti maschi / intagliati a rocce”

Versi liberi quasi sempre omogenei per lunghezza, prevalentemente brevi e con parole brevi, suggeriscono pause frequenti e uniformi.

Nella essenzialità dei periodi raramente si ricorre alle voci verbali: le esperienze emotive non sono né descritte né raccontate, bensì sono catturate dalla efficacia della parola e condensate in immagini pregnanti.

Le poesie de “Il soffio delle stagioni” di Cristina Sferra andrebbero letti con pacatezza, rispettando tutte le pause indicate dalla interruzione del verso e dalla punteggiatura.

Una lettura misurata dà origine a un ritmo piacevolmente cadenzato, che favorisce la riflessione e l’abbandono alle emozioni.

Le stagioni cambiando il proprio abito invitano l’uomo ad accettare la varietà degli eventi, luminosi come una giornata estiva e malinconici come un cielo autunnale.

Lo scorrere inarrestabile del tempo segna l’uomo obbligandolo a un’azione di perenne resistenza alle burrasche, che sconvolgono una esistenza mutevole e imprevedibile.

Stagioni, vita, poesia sono per l’autrice un accordo inscindibile.

Scrivere versi entra in stretta congiunzione con la vita, l’arricchisce, la sorprende, aggiunge valore al tempo.

Lo stretto rapporto tra il tempo della vita e la poesia è rivissuto nella poesia “Soffio delle stagioni”:

“Sul soffio delle stagioni/ vola la poesia/mentre la sto scrivendo”.

La lirica “Semino parole” si configura come una sorta di manifesto di una concezione esistenziale, dove la fertilità della terra, simbolicamente rappresentata dall’atto del seminare, incontra la fecondità dell’ispirazione poetica:

“Sono una scrittrice raccoglitrice /Semino parole, raccolgo poesia.”

Significati nascosti si concentrano nella rapidità di componimenti, che lasciano spaziare la mente, come avviene in “Altre cose”, dove il segreto dell’anima, che racchiude una storia di strappi dolorosi, si lascia solo indovinare dilatando il momento emozionale:

“Ho lasciato pezzi di me/ lungo la strada della vita. / Pezzi di anima e di corpo. / Altre cose.”

Il soffio delle stagioni

A stupire il lettore è la potente immedesimazione nella metamorfosi autunnale, che spegnendo le tinte accese e il calore dell’estate dà origine a una rarefazione del dolore e lascia spazio a una dolce malinconia:

Ogni respiro si dora e diviene sospiro.”

“Incanto” è nella natura che si trasforma, “Incanto” è nell’uomo che cade e si rialza:

“Non sono che liquido incanto”

In alcuni testi “I giorni belli”, “Meno che polvere”, “Il tempo sottile” la poetessa sembra ripiegarsi su sé stessa e raccogliere amare riflessioni che provengono da uno stato d’incertezza che la luce della bella stagione non sempre riesce a diradare.

La poetessa Maria Cristina Sferra raffigura in una metafora la consapevolezza della precarietà della vita:

Abbiamo tutto in dono/abbiamo tutto in prestito

Esprime il turbamento di chi non riesce a rispondere a tanti perché:

“Giorni ricolmi di domande/ senza risposte”

Avverte l’ansia suscitata dal mistero della morte:

“Il sonno è una morte lieve

Il sonno è una sospensione transitoria della vita e mentre rende più tollerabile ogni fatica anticipa il più grande mistero che affligge l’uomo.

Al di là del dolore e della precarietà Maria Cristina Sferra coglie il valore della vita.

Il tempo che scorre si assottiglia e rappresenta un dono sempre più prezioso.

Nell’universo siamo meno che polvere ed è meglio ritrovare i giorni belli e non desiderare altro.

Il mistero e la temporaneità della vita, il sonno come anticipazione della morte, che pure sono dei tòpoi della poesia, qui ricorrono in forma originale, nuova, moderna.

Consideriamo, ad esempio, l’espressione “la morte lieve”: il contatto di due parole facili esprime un concetto complesso e genera un effetto di straordinario vigore, riproponendo un tema, che nella storia della poesia  è stato trattato con una molteplicità e varietà di forme.

La malinconia di queste poesie assume sfumature tenui, appena palpabili, e non si traduce mai in dramma.
Lo smarrimento dell’animo si ricompone nella quiete rasserenante della poesia.

Nella poesia di Maria Cristina Sferra si coglie la sensibilità al dolore, ma anche la capacità di accoglierlo e di alleviarlo con la forza dei sentimenti.

La variabilità delle stagioni scandisce la vita dell’uomo al quale destina caldi raggi di sole e gelidi fiocchi di neve.

Il soffio delle stagioni

Quando la tormenta interrompe la calma di un cielo primaverile si ricorre agli affetti per attenuare la paura del buio.

il freddo dell’inverno è mitigato dal calore degli abbracci.

All’amore la poetessa si riferisce con riservatezza e pudore, mascherando la passione del cuore dietro gesti delicati e tenere carezze:

” È bello ritrovarsi ogni sera/e abbracciarsi, sentirsi, sapere l’uno dell’altro il calore” 

“Bello cadere nella dolcezza, /stordirsi di carezze…”

Nella poesia “Carezze dipinte osa di più, quando allude al desiderio del corpo maschile e femminile di avvicinarsi:

“Gli uomini mille mani da intingere/nel loro arcobaleno di fili sottili”

“Il tuo profilo distante/ è al mio fianco in silenzio”.

La sottile sensualità, estremamente cauta e composta, è rintracciabile sia nella leggerezza delle immagini che nella musicalità dei versi.

Raramente i singoli componimenti sono monotematici, i motivi delle stagioni, del tempo e dell’amore s’incontrano e vivono dello stesso afflato.

Il soffio delle stagioni
Un unico destino li accomuna, stringendoli nell’abbraccio della Poesia.

Il tempo delle stagioni e il respiro della natura interagiscono e nei diversi momenti della notte e del giorno s’imbattono nei palpiti segreti dell’animo umano, che semina emozioni e raccoglie Poesia.

Tempo e natura si sovrappongono tanto da coincidere con una perfetta geometria di forme:

“Il cielo parla di neve”

“Il cielo ha i suoi pensieri”

“La notte tesse i sogni”

La natura è percepita come una creatura benevola, che dona protezione:

“Negli alberi risiedono/ le anime guardiane”

“Le ombrose fronde abitano il mondo/ e ci proteggono”.

La poetessa esprime la propria energia nella ricomposizione e nel dominio di tutti gli elementi conflittuali:

“I nostri pensieri tessono/ le stoffe delle stagioni”.

Il tempo, che sembra dominarci, non è che una costruzione dei nostri pensieri.

Siamo noi che prestiamo al tempo il suo alito vitale.

Il tempo ci genera, ci consuma, ci annulla, non potrebbe esistere senza di noi:

“Siamo piccoli/ davanti al mare/ ma abbiamo enormi/ spazi dentro di noi”:

Il soffio delle stagioni
In questi versi riconosciamo la consapevolezza della fragilità umana, ma anche la fierezza di una forza interiore, che sembra sfidare la vastità del mare.

Tempo e natura si animano, si parlano, sono entità inscindibili: sono “Soffio delle stagioni”, titolo della raccolta di liriche di Maria Cristina Sferra.

Il soffio delle stagioni

 

Sinossi

Ventiquattro poesie più una, quella che apre la silloge, le dona il titolo e ne rivela il senso profondo. Brevi componimenti evocativi da assaporare con lentezza, cullati dalle parole, centellinando i versi come un dolce nettare, per lasciarsi trasportare sul vento leggero delle emozioni.

Titolo: Il soffio delle stagioni
Autrice: Cristina Sferra
Editore: CreateSpace Independent Publishing Platform; 1 edizione (8 maggio 2016)

 

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