Danzando sull’orlo dell’abisso – di Grégoire Delacourt

Danzando sull’orlo dell’abisso – di Grégoire Delacourt

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Danzando sull’orlo dell’abisso –

di Grégoire Delacourt

recensione di Sara Cancellara

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Danzando sull’orlo dell’abisso è un romanzo di Grègoire Delacourt edito da DeA Planeta Edizioni nel 2019.

 

Arrivo a Dieppe, su al nord della Francia, una mattina di agosto.

Un lungo tempo sospeso in cui camminare con un caldo maglione, sbriciolarsi addosso  una croccante baguette “jambon et fromage”,  con un sole non troppo alto, la testa tra le nuvole e cercare, cercare una storia da leggere.

La abbraccio subito pensando che possa farmi solo del bene.

Questa storia, la sua dimensione antica come pentole in rame e cassetti di legno che profumano di lavanda. Me la voglio tenere stretta.

È stato così anche con Flaubert, carissimo Grégoire.

Come un mantra ricorrente che scandisce le giornate. Come una poesia che rileggi una volta  un’altra volta ancora. Come un susseguirsi di silenzi, di spazi e di parole.

“Non cercavo un amante. Cercavo una vertigine.”
C’è un momento in cui certe situazioni precipitano, ma quando lo capiamo, siamo già dall’altra parte.
C’è un momento in cui si affacciano immagini che detestiamo, che non ci rispecchiano, che non siamo noi.
“Non sono io.”
dice Emma, che già all’età di sette anni sapeva già che le cose una volta sfiorate, toccate, appena assaporate, sfumano lasciando solo una triste promessa.
L’incontro con Alexandre nella brasserie in rue de Béthune, sguardi che giocano, si può dire sì ad uno sconosciuto ? Lasciarsi alle spalle un matrimonio, una famiglia?
“Tra noi è scattato subito qualcosa di felino. Di fluido, di flessuoso.”
Mentre leggo Danzando sull’orlo dell’abisso mi vengono in mente le parole di Emil Cioran, filosofo, scrittore e saggista rumeno.
“Su quella costa normanna, a un’ora così mattutina, non avevo bisogno di nessuno.
La presenza dei gabbiani mi disturbava: li feci fuggire a sassate.
E udendo i loro gridi, di uno stridore soprannaturale, capii che proprio quello mi occorreva, che solo il sinistro poteva calmarmi, e che proprio per incontrarlo mi ero alzato prima dell’alba.”
Lo stridore soprannaturale dei gabbiani, che incanta e ammalia come lo sguardo di Alexandre quando si è posato su quello di Emma, l’amore a prima vista che destabilizza, forse un po’ sinistro, perché così agiscono i colpi di fulmine, arrivano e si disciolgono come cenere.
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Emma, quarant’anni, felicemente sposata, tre figli, incontra lo sguardo di uno sconosciuto nella brasserie della cittadina in cui vive.

E in un istante, capisce. Capisce che per quell’uomo è disposta a rischiare ogni cosa. Il matrimonio. La sicurezza. La serenità di coloro che ama più di se stessa.

Quando lui dimostra di ricambiarla, Emma chiude gli occhi, spalanca il cuore e fa il grande salto. “Danzando sull’orlo dell’abisso” è il racconto di quel salto.

Di cosa accade quando l’amore, la consuetudine, le fondamenta stesse di un’esistenza, vacillano sull’orlo di un abisso che tutto promette e tutto minaccia di inghiottire.

Con precisione chirurgica e straordinaria sensibilità poetica, Grégoire Delacourt mette in scena la vertigine del desiderio, le conseguenze della libertà e l’intensità del momento in cui capisci che “il presente è l’unica eternità possibile.”

Titolo: Danzando sull’orlo dell’abisso
Autore: Grégoire Delacourt
Edizione: DeA Planeta Libri, 2019

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