Ho nostalgia del pane di mia madre. Intervista a Valentina Sulas

Ho nostalgia del pane di mia madre. Intervista a Valentina Sulas

Ho nostalgia

del pane di mia madre.

Intervista a Valentina Sulas

a cura di Emma Fenu

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Ho nostalgia del pane di mia madre.

Una frase forte. Anche per me che non ho visto impastare acqua e farina sul legno, durante l’infanzia.

Eppure lo so cosa è quell’odore, cosa significa, dove ci porta.

È l’odore del tempo dell’infanzia e dei giochi, degli abbracci in cui neppure le bombe possono raggiungerti, dei racconti di chi è nato prima di te e sulla sabbia e sulla terra ha disegnato il tuo volto, facendo con il dito un solco per prometterti il sorriso.

 

Nell’ambito del progetto Dialoghi di Carta, finalizzato alla promozione della lettura,   lo scorso 18 ottobre si è svolto il reading letterario Ho nostalgia del pane di mia madre: omaggio alla letteratura e poesia palestinese, in collaborazione con l’Associazione Amicizia Sardegna Palestina.

Le attrici Valentina  Sulas, Gisella Vacca e Monica Zuncheddu hanno interpretato alcuni tra i testi più rappresentativi della letteratura e della poesia palestinese degli autori Mahmoud Darwish, Ibrahim Nasrallah, Salman Natur e Ghassan Kanafani.

Oggi, a breve distanta dall’evento, che non sarà un caso isolato ma rientra in un iter di reading, ho il piacere di accogliere nel salotto di Cultura al Femminile Valentina Sulas, attrice professionista e donna di grande spessore culturale e umano.

Lo scrivo con stima e con affetto, avendola incontrata dal vivo poche volte eppur sentendo con lei grande affinità.

Ho nostalgia del pane di mia madre: un titolo evocativo. Su cosa si concentra il reading?

Ho nostalgia del pane di mia madre è un reading che omaggia la poesia e la letteratura palestinese, presentando estratti dalle opere di Mahmoud Darwish, Salman Natur, Ibrahim Nasrallah e Ghassan Kanafani.

Il titolo è un verso della poesia A mia madre di Mahmoud Darwish, considerato tra i più grandi poeti del mondo arabo.

Ecco il testo integrale della poesia:

“Ho nostalgia del pane di mia madre
del caffè di mia madre
della carezza di mia madre
ho nostalgia.
Cresce l’infanzia in me
e m’innamoro della vita
chè dovessi morire avrei vergogna
del pianto di mia madre.
Prendimi,
dovessi ritornare,
potessi un giorno tornare,
scialle per la tua frangia,
copri le mie ossa con erba
fatta pura al tuo passo
legami
con una ciocca di capelli
con un filo dell’orlo della veste
ché io diventi dio.
Divento dio se tocco
il tuo cuore.
Mettimi,
dovessi ritornare,
legna nel fuoco tuo
corda del bucato sul terrazzo di casa tua.
No, non so stare senza
la preghiera del tuo giorno.
Sono invecchiato, rendimi le stelle dell’infanzia
fammi tornare
come tornano gli uccelli
al nido della tua attesa.”

Il reading esplora i temi forti dell’esilio, dello stato di clandestinità, della guerra e dell’oppressione.
Non può essere altrimenti, data la situazione palestinese: ma in tutto questo orrore, traspaiono con chiarezza riflessioni di grande potenza sul comportamento umano e sull’universalità di emozioni e sentimenti.

Ne sono esempi la delicatezza e la leggerezza delle poesie dedicate alla bimba di 4 mesi morta durante i bombardamenti, in Specchi degli angeli di
Nasrallah o l’inno alla vita e l’acutissima riflessione sul ruolo degli Stati Uniti nella Guerra del Libano di Darwish, lui stesso esule a Beirut in quei momenti.

E ancora l’immagine delle arance acquistate durante la fuga, che pian piano avvizziscono, o dell’uomo che durante il bombardamento cerca di riunirsi alla sua famiglia ma che la folla nelle strade costringe ad andare in un’altra direzione, di Ghassan Kanafani.

E ancora, le chiavi lasciate nelle porte delle case abbandonate, le rievocazioni quasi umoristiche dei tempi andati di Salman Natur.

Questo reading è un piccolo scorcio sul vasto panorama della prosa e della poesia palestinese.

Quali affinità ci sono fra la cultura palestinese e quella sarda, dove il progetto è attualmente in atto, soprattutto per quanto concerne il ruolo delle donne e la loro resilienza?

Chiaramente è impossibile fare un paragone tra una terra martoriata dalla guerra, in una situazione insostenibile, e la nostra tranquilla esistenza.

Ma la cultura e l’arte palestinese meritano anche un’osservazione ampia, che per un momento si soffermi su altri elementi.

Ho trovato delle affinità tra certe immagini ricorrenti nella poesia e nella prosa che raccontano la Palestina e la Sardegna: gli ulivi, le vigne, gli agrumi. Ma anche le palme, le erbe aromatiche spontanee, i sentieri scoscesi da percorrere a dorso d’asino, le vacche al pascolo, riportano alla mente immagini di una Sardegna antica e ferma nel tempo.

La simbologia della fertilità e del raccolto, di alcune piante e frutti che diventano il preciso ritratto di una terra, è molto presente nell’immaginario letterario palestinese.

Anche in alcuni tratti della raffigurazione della donna ho trovato dei parallelismi: la femminilità è innanzitutto espressione di forza e capacità di resistenza.

La donna è Madre, non nel senso biologico del termine, ma forza creatrice capace di sostenere e accudire.

Non solo nella tragedia della guerra, ma anche nelle descrizioni di quella perduta normalità che era spesso una vita rurale impegnativa: immagini di donne segnate dal tempo e dalla fatica, capaci di offrire conforto e forza ai loro affetti, spesso in silenzio, con la sola presenza.

È questo un archetipo femminile molto vicino alla figura tradizionale della donna sarda, forte e silenziosa, che riporta alla mente la letteratura isolana del tardo Ottocento e primi del Novecento.

Che accoglienza hanno i testi proposti presso il pubblico italiano?

Solo una parte delle opere di questi autori è stata tradotta in italiano.

L’Associazione Amicizia Sardegna Palestina ha dato un grande contributo in tal senso, occupandosi di tradurre e pubblicare diversi lavori.

La pubblicazione è stata ben accolta e ha suscitato interesse.

Il reading rientra nel progetto Dialoghi di carta: ce ne vuoi parlare?

Dialoghi di carta è un progetto di promozione del libro e della lettura, che il regista Marco Parodi, direttore artistico dell’associazione La Fabbrica Illuminata, aveva previsto per questo autunno.

Purtroppo, Marco ci ha prematuramente lasciato pochi giorni prima dell’inizio della rassegna; com’era sua volontà abbiamo continuato le attività, con la convinzione che il modo migliore di onorare la sua memoria sia portare avanti il lavoro e la sua grande eredità, i suoi 60 anni di teatro.

Il programma di Dialoghi di carta, alla sua prima edizione, include presentazioni di libri, incontri con autori, reading letterari, laboratori, mostre e eventi.

Le attività si svolgono in varie province della Sardegna, e prevedono anche eventi a Pisa, Bologna e Copenhagen.

A tal proposito la collaborazione con circoli che promuovono la cultura sarda nel mondo è stata preziosa.
Un’esperienza intensa, che ci sta dando molte soddisfazioni; la collaborazione di biblioteche, scuole e associazioni si sta rivelando proficua.

La letteratura può creare ponti e superare le differenze, cambiando il mondo?

Io ed Elena Pau, attrice e cofondatrice 15 anni fa de La Fabbrica Illuminata, e che adesso ne assumerà la conduzione, ne siamo convinte.

La lettura ha un forte valore sociale, può essere strumento di aggregazione, veicolo di crescita personale, momento di apertura verso gli altri e di conoscenza di se stessi.

Il nome del progetto e questa prima edizione nascono da una riflessione sul dialogo e quindi sulle emozioni e i sentimenti, che nella nostra società spesso non trovano spazio adeguato di espressione, né ne viene riconosciuta l’importanza e la legittimità.
Vogliamo riportare all’attenzione la necessità delle emozioni e dei sentimenti, l’esigenza di prenderne consapevolezza, accettarli, e viverli.
Soltanto in questo modo può esistere un dialogo reale tra gli esseri umani.

Il titolo, Dialoghi di carta, è un omaggio al lavoro di Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, intorno al quale Marco Parodi aveva previsto diverse iniziative; e a Dialoghi con Leucò sarà dedicato il reading letterario di Elena Pau e dell’attore di chiara fama Pino Micol, a Casalecchio del Reno, in provincia di Bologna, nella bilioteca intitolata a Pavese.

 

 

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