Scherzetto – di Domenico Starnone

Scherzetto – di Domenico Starnone

Scherzetto –

di Domenico Starnone

recensione di Giovanna Pandolfelli

scherzetto

Scherzetto è un romanzo scritto da Domenico Starnone e pubblicato da Einaudi nel 2016.

Una deliziosa storia di un nonno che non ama fare il nonno, ma ci viene costretto, e di un nipotino che fa di tutto per fargliene passare la voglia.

Un adorabile bambino di soli quattro anni, osannato dai genitori per la sua bravura che consiste, oltre che nelle tante prodezze scolastiche, nel sapersi comportare come un adulto, dunque praticamente autonomo e di poco peso sui numerosi impegni professionali di padre e madre.

Cresciuto nei quartieri poveri di Napoli, da ragazzino il nonno si affranca da una strada predestinata di un mestiere manuale, seguendo la passione ed il talento per le arti figurative che lo porteranno a vivere a Milano, sugellato dal successo del pubblico.

Il ritorno forzato nella città di origine per espletare le funzioni di nonno ad un nipotino praticamente sconosciuto gli permetterà di ripercorrere le tappe della sua vita, di rivivere timori e affrontare fantasmi del passato fino a scontrarsi con una verità che farà crollare la maschera dietro alla quale si era da sempre arroccato e aprirsi a sentimenti sopiti.

“Le parole del dialetto mi appartenevano e insieme erano una catena di suoni estranei.”

Il dialetto come lingua madre, dunque, lingua delle emozioni e intima, simbolo sociale e sottile legame sonoro con le radici rappresentate da una città dal volto contraddittorio come Napoli.

“Solo in questa città – pensai – le persone sono così genuinamente disposte a soccorrerti e così pronte a tagliarti la gola.”

Elemento centrale del percorso formativo dell’anziano artista… un balcone trapezoidale, figura asimmetrica per eccellenza, sbilenca come la vita di chi ha voluto prendere una svolta diversa, di chi si è sporto sull’angolo più estremo, in bilico sul vuoto.
L’elemento architettonico assume, man mano che ci si addentra nel romanzo, un ruolo sempre più precipuo e simbolico.

Un balcone pericoloso, esposto alle intemperie invernali, in una Napoli che contrariamente all’immaginario collettivo è una città fredda e umida, una sporgenza ma anche un trampolino, un ponte tra l’intimo e l’incognito pieno di ostacoli, eppure ricco di potenzialità.

Un luogo concreto e metaforico delimitato da una porta strategicamente priva di maniglia esterna a creare una linea di demarcazione definitiva tra il dentro e il fuori.

Per chi ne varca la soglia non vi è ritorno. “Il balcone” sarebbe stato un titolo adeguato all’opera.

“Ora l’evento chiarificatore era arrivato e per di più nella città delle origini. Non si trattava di un’opera, si trattava di quella ridicola prigionia sul balcone della prima adolescenza. A causarla era stato un bambino petulante […]”

Tutto ciò grazie ad un bambino eccessivamente indipendente e fiero di esserlo, orgoglio che tuttavia cela una responsabilità prematura troppo pesante per la giovanissima età.

“Di mia figlia non aveva niente e non aveva niente di me […]
Il bambino era di materiale estraneo, i cromosomi avevano altra provenienza, le molecole sue segrete erano zeppe di informazioni a me oscure, forse ostili da millenni e millenni. Immaginai con un’ironia triste che anche i miei spettri dovevano essere indispettiti da quel bambino connesso ad altro motore genetico.”

L’uomo fatica a riconoscere nel nipotino il prodotto di ciò che lui stesso si sentiva di aver rappresentato sino ad allora e Starnone, insegnante di scuola media oltre che scrittore di successo con un Premio Strega vinto nel 2001, approfitta per lasciar cadere una considerazione sui moderni metodi educativi rispetto al passato.

“Mi ricordai dei tempi lontani in cui ai bambini si parlava con un gergo da bambini. Era una lingua pazza ma marcava distanze, non c’era ancora questo spingere i piccoli dentro le verbalizzazioni dei grandi per poi vantarsi della loro grande intelligenza.”

Un romanzo di grande acume, scritto con perizia, una voce incisiva senza essere mai invasiva, un piccolo gioiello pieno di una poesia spigolosa nel descrivere una famiglia come tante, due genitori stressati, un nonno che fa i conti col passato ed un bambino in lotta per costruirsi un futuro.

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Sinossi

I genitori del piccolo Mario devono partire per un convegno, o forse semplicemente prendersi il tempo per capire se il loro matrimonio è arrivato al capolinea.

Perciò il bambino viene lasciato alle cure di un nonno praticamente sconosciuto, un vecchio illustratore, burbero e affaccendato, che vive da molti anni a Milano.

Tra quattro mura e un balcone, nell’arco di settantadue ore si svolge questo racconto affilato, il perfido e divertente scontro tra un nonno stanco e distratto e un piccolo gendarme petulante e vitalissimo.

Nella partita che si gioca fra loro, tra alleanze, rivalità e giochi non sempre divertenti, è la vita che si specchia in tutte le sue forme: la vita trascorsa e
quella in potenza, la vita dura e beffarda di Napoli che riaccoglie l'uomo dopo tanti anni, la vita della casa che sembra risvegliarsi piano piano, piena di echi e di fantasmi.

Dopo Lacci, uno dei maestri della letteratura contemporanea torna a raccontare la durezza dei legami famigliari.

E lo fa con un romanzo tesissimo, che ci fa sorridere continuamente ma non ci risparmia la dissezione precisa delle nostre paure, del nostro smarrimento di fronte alla tenacia della vita dentro e dopo di noi.

Titolo: Scherzetto
Autore: Domenico Starnone
Editore: Einaudi, 2016

 

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