Una mamma lo sa – di Elena Santarelli

Una mamma lo sa – di Elena Santarelli

Una mamma lo sa – di Elena Santarelli

recensione di Elena Genero Santoro

mamma santarelli

 

Una mamma lo sa è un libro testimonianza di Elena Santarelli edito da Piemme nel 2019.

 

Quando mio figlio aveva cinque mesi ho intuito che non stesse respirando correttamente.

Non era raffreddato e non pareva diverso dal solito, eppure qualcosa non mi convinceva.

La pediatra da cui lo portai quello stesso giorno mi disse che aveva la bronchiolite.

Non fu l’unica volta che mi capitò di accorgermi che lui non stava bene già il giorno prima che si ammalasse sul serio.

Anche senza alcuna competenza medica specifica, “una mamma lo sa”, una mamma intuisce che il proprio bambino ha qualcosa di diverso dal solito, che non è quello di sempre.

È quello che è accaduto a Elena Santarelli, quando suo figlio Giacomo, classe 2009, a otto anni si è ammalato.

Soffriva di emicrania, era sempre stanco, irritabile e ogni tanto vomitava.

Quello che Elena Santarelli, o meglio, mamma Elena, non poteva immaginare era la gravità del suo male: al bambino infatti è poi stato diagnosticato un tumore maligno al cervello.

Una diagnosi di tale portata è uno tsunami per qualunque genitore.

È l’inizio di un calvario ingiusto di cui nessuno può predire la fine, né l’esito.

Non si può che affidarsi ai medici e sperare. Seguire ogni terapia e ogni prescrizione con fiducia.

Le persone che stanno intorno alla famiglia (i parenti, i medici) giocano anche un ruolo cruciale. Il loro sostegno, la loro positività sono essenziali. Mamma Elena, nel libro, li ringrazia tutti quanti, ma mostra anche di avere tanta forza dentro di sé.

E così decide di mettere su carta tutto il suo percorso, di fianco al figlio ammalato, affinché possa essere di aiuto anche ad altri.

Racconta ogni passaggio, dalla sera della prima risonanza magnetica il 29 novembre 2017, dal ricovero d’urgenza il giorno dopo – loro avevano mandato il bambino a scuola, ma i dottori hanno preferito ricoverarlo immediatamente.

Quindi l’intervento, nei giorni a venire, durato ben quattordici ore, la convalescenza dolorosa, le terapie invasive, la perdita dei capelli.

Ci sono alcuni passaggi realmente toccanti, il risveglio dopo l’operazione, per esempio, in cui mamma Elena si specchia nella sofferenza e nel disagio fisico del figlio e manifesta tutta la sua impotenza.

Elena Santarelli non si nasconde dietro falsi pudori, non si vergogna di dire quanto ha pianto, di ammettere la propria disperazione.

Elena Santarelli ha smesso di dormire bene quel 29 novembre e ancora non ci riesce.

Ma proprio in questi passaggi emerge tutta la sua umanità e al contempo la sua concretezza di madre che, col dolore nel cuore, cerca in ogni modo di garantire la normalità a suo figlio, facendolo giocare e divertire ogni volta che ne ha la possibilità, abituandolo a chiamare la malattia con il suo nome (cancro, tumore), continuando a farlo studiare e sgridandolo quando necessario.

Questo libro, a livello stilistico, non sarà probabilmente considerato l’opera omnia dai puristi della letteratura.

Non ci sono espressioni auliche o ricercate, non ci sono metafore: la forma è semplice, diretta, immediata.

Eppure come lettrice ho apprezzato anche questo, perché lo stile scelto è efficace per veicolare il messaggio senza giri di parole inutili.

Questo libro è da considerarsi una grande testimonianza, che Elena Santarelli ha voluto lasciare per dare forza e coraggio a chi si sta trovando nella stessa palude.

Non solo, proprio sfruttando la sua immagine pubblica vuole promuovere l’aiuto alla ricerca, alle associazioni come Heal che lei stessa sta sostenendo. “Elena Santarelli va in aiuto a mamma Elena”, come lei stessa dichiara.

Essere una persona conosciuta ha avuto alcuni vantaggi in questa vicenda (ma come lei stessa ci tiene a sottolineare, non le ha mai permesso di beneficiare di nessuna priorità per cure ed esami medici).

Ci sono stati però dei risvolti dal retrogusto amaro.

Mamma Elena ha deciso di condividere alcuni momenti cruciali del suo calvario sulla sua pagina Instagram, perché tanto si sarebbe saputo ugualmente, ma magari si sarebbero dette cose sbagliate.

Eppure, di fianco a tanti messaggi di solidarietà, sono fioccate critiche e cattiverie impensabili.

Eppure mamma Elena non ha rinunciato al proprio profilo pubblico, perché convinta che l’attività di sensibilizzazione e informazione che un profilo popolare come il suo poteva operare fosse molto più importante delle idiozie che certi hater hanno scritto nel tempo.

Nel libro Elena Santarelli parla anche della fede.

Si dichiara credente e anche in questo ambito rimane sempre con i piedi per terra.

Lei che, come chiunque, non si spiega le sofferenze di un bambino, la morte di tanti piccoli malati che ha conosciuto nei mesi in ospedale; lei che, da madre, chiede a Dio tutto ciò che ogni madre chiederebbe: “Signore, questo tumore dallo a me, non a mio figlio”:

Elena Santarelli mostra una fede priva di superstizione o di risposte precostituite.

Accetta di non capire e vive con la speranza che tutti noi abbiamo un destino, che nulla avvenga per caso e che un giorno capiremo. Intanto però attinge forza da Dio e diventa solidale con gli altri.

Come i follower di mamma Elena sapranno già, Giacomo è guarito.

Ora è in follow-up, dovrà fare dei controlli per lungo tempo, ma sta bene e ha una vita normale.

Tuttavia, siccome noi creature umane siamo delle dinamo, ora la più fragile è mamma Elena, che dopo aver accumulato tensione per quasi due anni, ha subito il contraccolpo proprio quando si è potuta rilassare e ora non fatica ad ammettere di usufruire di un sostegno psicologico.

Questa esperienza andrà ridimensionata, elaborata, ma non dimenticata.

Ho amato mamma Elena, che si chiudeva nella doccia per piangere senza essere vista, che cercava di mostrarsi sempre positiva e sorridente, di fare capire al figlio che le terapie erano una grande rottura di scatole, ma comunque necessarie.

E ci riesce sempre, eccetto una volta, sulla soglia della sala operatoria, prima del grande intervento. Lì il labbro le trema e Giacomo assorbe la sua paura.

Perché “una mamma lo sa”, ma anche un figlio lo sa.

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Sinossi

La lotta contro il cancro di Giacomo, dalla diagnosi alla remissione. Il coraggio e la dignità di una donna.

La forza immensa dell’amore materno. Questa è la storia di una ragazza che nella vita aveva tutto ciò che si può desiderare: la favola e l’amore di suo marito, due figli meravigliosi, la popolarità, un lavoro gratificante nato per caso.

Ma nella vita, un po’ come a scuola, a volte arriva “l’interrogazione a sorpresa”.

E arriva proprio quando meno te l’aspetti. Il colpo che affonda il cuore e l’anima di questa mamma è una diagnosi terribile che riguarda il suo bambino di otto anni.

All’improvviso, Elena Santarelli si trasforma semplicemente in “Mamma Elena”.

E deve imparare un nuovo modo per affacciarsi alla vita. Deve inventarsi come insegnare a Giacomo il significato di parole che nessun bambino dovrebbe ascoltare: “tumore” e “chemioterapia”.

Deve raccogliere i suoi capelli dal cuscino perché al mattino non li ritrovi, e trattenere fiumi di lacrime.

Deve accompagnarlo in un inferno nel quale, però, si possono incontrare medici vestiti da orsacchiotti, piccole principesse bionde e magiche dottoresse dai capelli blu.

Ma anche nelle difficoltà più impreviste e dolorose una mamma lo sa, come prendersi cura di suo figlio.

Questa è una storia di dolore, di fatica, di rabbia, ma anche di amicizia, di coraggio e solidarietà.

Elena Santarelli ha deciso di raccontarla perché il tumore (che fa paura, scoraggia, alimenta false illusioni) conosce anche la sconfitta.

Il tumore può perdere. Il tumore se ne può andare.

E attraverso i suoi pensieri, svela come una situazione inizialmente devastante può essere affrontata con determinazione e gentilezza.

Si può vincere!

 

Titolo: Una mamma lo sa
Autore: Elena Santarelli
Edizione: Piemme, 2019

 

 

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