Le peggiori paure – di Fay Weldon

Le peggiori paure – di Fay Weldon

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Le peggiori paure – di Fay Weldon

Recensione di Emma Fenu

peggiori paure

 

Le peggiori paure è un romanzo di Fay Weldon romanzo riedito da Fazi nel 2020.

 

Fermati. Siediti. Chiudi gli occhi.

Quali sono le tue peggiori paure?

Essere scoperto nell’aver commesso ciò che vorresti restasse un segreto?

Scoprire che la tua vita è una menzogna e chi ti ama ti ha sempre ingannato?

Morire?

Sopravvivere ai tuoi cari?

Vivere sapendo che non si è mai vissuti davvero?

Essere pazzo?

Senti il cuore scoppiare nel petto?

Senti i brividi e le vampate di calore?

Ripeto: quali sono le tue peggiori paure?

E se ti dicessi che si stanno concretizzando tutte, ora?

 

Alexandra e Ned sono una copia normale, con un figlio di 4 anni e un cane, che vive in un cottage della campagna inglese.

Lei è una celebre attrice di teatro, che spesso risiede sola a Londra per lavoro, lui un critico senza pietà.

Mentre Alexandra è nell’appartamento londinese, Ned muore di infarto a soli 49 anni e la vedova è costretta a rientrare nel cottage, lasciando il bambino alla propria madre.

Da uno stato “fluido” di sospensione fra vita e morte iniziale, da un limbo di ombra,  Alexandra passerà attraverso le fiamme di un inferno in cui le sue peggiori paure prendono vita attraverso i volti di chi credeva amico e fidato.

Ero una moglie amata e rispettata?

Ero una donna rispettata e invidiata?

Sono una buona madre?

Chi era mio marito?
E chi sono io?

Queste domande risuonano dalla testa della protagonista fino alle pagine del libro, coinvolgendo il lettore in un climax di paradossali colpi di scena, descritti con un’ironia talmente acuta e tagliente da ferire, anche in parti vitali.

Le peggiori paure è romanzo forte e atipico: o lo si ama o lo si detesta.

I personaggi sono ritenuti o emblematici della guerra dei sessi o semplicemente poco caratterizzati o addirittura stereotipati in ruoli ben noti – la vedova, l’amante, il fedifrago – senza evoluzione interiore e senza “viaggio dell’eroe”.

Molte, quindi, possono essere le chiavi di lettura.
Vi offro la mia, basata sul mestiere di Alexandra e sulla ripetizione del testo della affermazione: “Attori!”.

Credo che l’autrice voglia mettere in scena una sorta di teatro con maschera in cui tutti recitano per paura di essere, soffrire e vedere una verità nuda, senza orpelli e senza difese.

La vedova recita la parte di Nora in “Casa di bambola”. Lo fa a seno nudo. E la notte dorme nuda.

Così come nuda era Lucy, una presunta amante di Ned, al momento del ritrovamento del cadavere.

Così come nuda, se pur coperta da un velo cremisi, era Vilna, il cui corpo avvizzisce per la mancanza di sesso.

Così come nuda era la sostituta di Alexandra nella parte di Nora, che espone molta più pelle della titolare della parte.

Così come nudo era Ned, sul banco dell’obitorio, prima e dopo gli esami autoptici.

Si tratta di una nudità creaturale, come quella di Eva e Adamo cacciati dall’Eden, delle anime nel Giudizio Universale e come quella di Cristo in croce nei dipinti medievali e rinascimentali.

Corpi. Carne. Sangue. Vene. Grasso. Seni. Muscoli. Ossa. Capelli. Peli.
In questo caso, dato che l’ambientazione è laica, ci sono anche peni e vagine.
Attori nudi sulla scena. Fanno ridere e sono grotteschi. Fanno anche piangere.

 

Eppure un riscatto c’è.

Non a caso Alexandra non è una suicida, ma una vedova, una che, come Nora, afferma il suo essere donna indipendente dal ruolo sociale di moglie e madre, consapevole di aver vissuto in una casa di bambole per non affrontarle.

Chi?

Le peggiori paure, ovvio.

Le peggiori paure, quelle che restituiscono la libertà, denudandoti.

Buona lettura e… i miei migliori auguri.

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Sinossi

Alexandra Ludd, attrice e donna affermata, è appena rimasta vedova.

Il marito Ned, un critico teatrale molto in vista, è morto inaspettatamente a causa di un infarto nella loro bella casa di campagna, mentre lei si trovava a Londra.

Fino a quel momento il rapporto tra i due sembrava felice e privo di ombre, e ora Alexandra è sconvolta, ma una serie di strani dettagli la obbliga a porsi delle domande: accenni di indizi e mezze parole nel giro di pochi giorni si concretizzano in una verità che sovverte ogni sua convinzione in quanto donna, madre e artista.

Una rivelazione dopo l’altra, la protagonista giunge alla definitiva presa di coscienza: le sue amicizie erano false, tutte le sue peggiori paure avevano un fondamento, Ned aveva una vita parallela di cui lei era totalmente all’oscuro.

Un libro estremo, esagerato, sostenuto da una scrittura che si muove con sicurezza sul sottile discrimine fra tragedia e ironia e che, attimo per attimo, sembra seguire, più che costruire, il passaggio della protagonista dall’umiliazione alla vendetta.

Le peggiori paure spiazza e coinvolge il lettore, tenendolo avvinto fino all’ultima pagina in un crescendo di colpi di scena in cui la complicità e le competizioni femminili sono messe a nudo in un continuo confronto di incomunicabilità con il fragile, ambiguo universo maschile.

Il miglior romanzo di Fay Weldon, l’autrice inglese più anticonformista, irriverente, corrosiva di sempre, Le peggiori paure è una feroce riflessione sulla natura del matrimonio.

Titolo: Le peggiori paure
Autore: Fay Weldon
Edizione: Fazi, 2020

 

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