5 libri Imperdibili

Semplicemente, donne.

5 libri Imperdibili

Libri, imperdibili

5 Libri imperdibili

I cinque imperdibili della Befana

Gli imperdibili di gennaio vengon di notte…
a cura di Altea Alaryssa Gardini

Salve miei piccoli seguaci di imperdibili.

Il mese scorso ci siamo occupati di cosa avremmo letto sotto l’albero, nevvero? Non so voi ma io ho trovato degli imperdibili persino nelle pieghe del pandoro.

Ho fatto delle letture strabilianti ma ve ne parlerò nei miei prossimi articoli, non siate avidi!

Noi oggi siamo qui per unire in matrimonio…

Oh povera me, nessun matrimonio, siamo qui per parlare di cosa la Befana ha in serbo per noi questo mese. Vi posso assicurare che ha messo nelle sue calzette sgangherate molti bei titoli ma io ho sbirciato nella sua, quella che terrà per sé.

Ho scovato cinque titoli interessanti.

Voi direte: solo 5?

Sciocchini! Ovviamente ho dovuto compiere un’opera di sintesi ma vi posso assicurare che non tutto quello che leggerà lei è condivisibile in questa sede. Ho scorto la copertina di un noto giornale scandalistico e vi dirò che non c’è bisogno di considerarlo un imperdibile.

A tutti quelli che hanno pensato che avrei aperto quella rivista per consigliarvela, domani vi lascerà 10 kg di carbone sul letto mentre dormite.

Allora, la signora Befana ha dei gusti particolari ma non siamo qui a giudicare colei che potrebbe portarci dolici o code di lucertola, nevvero?

Quindi:

La befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte e nuovi imperdibili per noi.

Il primo libro è un’uscita postuma. Andrea Camilleri ci ha lasciato l’anno scorso e questo volume è uno dei suoi lasciti, sperando che l’opera teatrale tratta da esso venga presto messa in scena.

Autodifesa di Caino

di Andrea Camilleri ed edito per la Sellerio Editore Palermo.

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«Perché sono un contastorie. In fondo non sono mai stato altro. Nella tradizione ebraica, e in parte anche in quella musulmana, esistono una miriade di controstorie che ci raccontano un Caino molto diverso da quello della Bibbia. Su queste abbiamo lavorato».

Andrea Camilleri offre una versione di Caino lontana da quella consueta.

È forse un Caino inventore della scelta, che va oltre il pentimento prendendo consapevolezza che «senza il male il bene non esisterebbe».

Come il precedente “Conversazione su Tiresia” anche questo monologo avrebbe dovuto essere interpretato da Camilleri a teatro.

L’appuntamento era per il 15 luglio 2019 alle Terme di Caracalla. Ma il grande scrittore è uscito di scena troppo presto.

Perchè lo metto sul comodino?

Il motivo è legato al luogo in cui era previsto lo spettacolo teatrale.

Caino è accusato di essere il primo assassino fratricida della storia.

Mi incuriosisce sapere che sarebbero state le mura di un complesso maestoso volute da Caracalla a fare da scenografia e da avvocato a Caino.

Ironia? Forse.

Ma io e la Befana siamo curiose di sapere cosa questo uomo, macchiato di sangue per l’eternità, abbia da dire.

Leggete l’estratto

il secondo libro, che devo dire un po’ mi ha stupito, soprattutto perchè conosco la vecchia di cui siamo ospiti, è una raccolta di fiabe. Di quelle che gelano il sangue prima di scaldarlo.

Fiabe Norvegesi

Peter Christen Asbjørnsen , Jorgen Moe e Moltke Moe. Edito per Iperborea nei primi giorni di ottobre dello scorso anno.

Dicono che la traduzione sia eccellente e ci congratuliamo con il curatore: Grazie per averlo tradotto!

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Spazi deserti, montagne sopra e sotto il suolo terrestre, foreste di betulle e boschi di rame, d’argento o d’oro, un mare che dalla Scandinavia può portare fino all’Arabia, perfino l’inferno con i suoi diavoli: questi i paesaggi delle Fiabe norvegesi, «le migliori che esistono», come disse Jacob Grimm.

Protagonista assoluto è il riscatto dei fratelli più piccoli e di chi è da tutti considerato inferiore: che siano figli di mendicanti o di re, sono sempre loro, in barba ai più esperti, a superare prove e avversità per raddrizzare lo storto e avere la meglio, finendo sposati con la ragazza più bella.

Contro giganti cattivi, troll policefali, draghi delle voragini, e contro le aspettative e lo scherno dei più grandi, il Ceneraccio della tradizione fiabesca del Nord, nelle sue molte varianti, si guadagna col suo buon cuore l’aiuto di lupi, cavalli, aquile e salmoni parlanti, e grazie all’audacia, all’ingegno e alla curiosità si impossessa di spade invincibili, rose selvatiche che diventano boschi, gocce d’acqua che si allargano in laghi.

Attinte al patrimonio folklorico norvegese trascritto e raccolto per la prima volta da Asbjørnsen e Moe nell’Ottocento dopo essere stato tramandato di bocca in bocca per tempi immemorabili, queste fiabe intessono trame e atmosfere a noi nuove con personaggi e motivi che ci sono familiari, come la scarpetta di Cenerentola o gli stivali delle sette leghe, incantandoci con la loro ricchezza narrativa e avvicinandoci con il loro stile scarno alla freschezza della lingua del popolo.

Perchè lo metto sul comodino?

Prima di tutto, la Befana voleva vedere se si parlava anche di lei e ovviamente ha scoperto che non era così. Non vi dico le scenate! Ci ho messo mezz’ora solo per convincerla ad aiutarmi con i Libri Imperdibili.

In secondo luogo, non si può rinunciare a queste atmosfere in questo periodo dell’anno. Io non posso mai, non vedo perchè voi dovreste!

Per questo libro non posso mostrarvi un estratto ma, come tutte le storie migliori, dovete viverle!

Leggete le imperdibili pagine e finite catturati da esse, ci vediamo lì!

Il prossimo imperdibile è una nuova uscita. Mi ha convinta con il titolo e non l’ho ancora letto, quindi sono davvero molto curiosa!

La casa delle Voci

di Donato Carrisi, edito per Longanesi.

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Gli estranei sono il pericolo. Fidati soltanto di mamma e papà.

Pietro Gerber non è uno psicologo come gli altri. La sua specializzazione è l’ipnosi e i suoi pazienti hanno una cosa in comune: sono bambini. Spesso traumatizzati, segnati da eventi drammatici o in possesso di informazioni importanti sepolte nella loro fragile memoria, di cui polizia e magistrati si servono per le indagini.

Pietro è il migliore di tutta Firenze, dove è conosciuto come l’addormentatore di bambini. Ma quando riceve una telefonata dall’altro capo del mondo da parte di una collega australiana che gli raccomanda una paziente, Pietro reagisce con perplessità e diffidenza.

Perché Hanna Hall è un’adulta.

Hanna è tormentata da un ricordo vivido, ma che potrebbe non essere reale: un omicidio. E per capire se quel frammento di memoria corrisponde alla verità o è un’illusione, ha disperato bisogno di Pietro Gerber.

Hanna è un’adulta oggi, ma quel ricordo risale alla sua infanzia. E Pietro dovrà aiutarla a far riemergere la bambina che è ancora dentro di lei.

Una bambina dai molti nomi, tenuta sempre lontana dagli estranei e che, con la sua famiglia, viveva felice in un luogo incantato: la «casa delle voci». Quella bambina, a dieci anni, ha assistito a un omicidio. O forse non ha semplicemente visto.

Forse l’assassina è proprio lei.

Perchè lo metto sul comodino?

Non so voi, ma la sinossi mi mette i brividi: se dessi retta alla prima frase potrei ritrovarmi morta giù da una scarpata e saprei chi mi ha spinta.

Quindi lo leggerò sperando in una costruzione magistrale dell’intreccio, voglio avere paura e spero che le mie aspettative vengano esaudite.

Leggete l’estratto

Ormai mi conoscete e sapete che ho in serbo qualcosa che trascende la realtà, giusto?

Infatti è arrivato il momento dell’imperdibile Fantasy.

Di recente, questo libro è tornato alla ribalta perchè è appena uscita la serie tv nella piattaforma Netflix.

Non ho intenzione di dirvi cosa penso dell’adattamento tv, per ora, ma posso dirvi cosa mi fa venire in mente l’attore scelto per interpretare il protagonista: Ti Prego, portami via con te!

Il guardiano degli Innocenti – The Witcher (Libro I)

di Andrzej Sapkowski ed edito per Nord editore.

Libri, imperdibili

Geralt è uno ‘strigo’, un individuo più forte e resistente di qualsiasi essere umano, che si guadagna da vivere uccidendo quelle creature che sgomentano anche i più audaci: demoni, orchi, elfi malvagi…

Strappato alla sua famiglia quand’era soltanto un bambino, Geralt è stato sottoposto a un durissimo addestramento, durante il quale gli sono state somministrate erbe e pozioni che lo hanno mutato profondamente.

Non esiste guerriero capace di batterlo e le stesse persone che lo assoldano hanno paura di lui.

Lo considerano un male necessario, un mercenario da pagare per i suoi servigi e di cui sbarazzarsi il più in fretta possibile.

Anche Geralt, però, ha imparato a non fidarsi degli uomini: molti di loro nascondono decisioni spietate sotto la menzogna del bene comune o diffondono ignobili superstizioni per giustificare i loro misfatti. Spesso si rivelano peggiori dei mostri ai quali lui dà la caccia. Proprio come i cavalieri che adesso sono sulle sue tracce: hanno scoperto che Geralt è gravemente ferito e non vogliono perdere l’occasione di eliminarlo una volta per tutte.

Per questo lui ha chiesto asilo a Nenneke, sacerdotessa del tempio della dea Melitele e guaritrice eccezionale, nonché l’unica persona che può aiutarlo a ritrovare Yennefer, la bellissima e misteriosa maga che gli ha rubato il cuore…

Perchè è sul mio comodino?

Sul comodino ci è stato e ci sarà per molto tempo. Ho due piccolissimi appunti, non mi piacciono le nuove copertina ma capisco che fosse necessario un cambiamento dalla vecchia edizione e ho scoperto, piuttosto di recente, che l’autore non è la mia persona preferita.

Capiamoci, l’autore non è un mostro mangia bambini ma è una persona con molto poco garbo. Leggo i suoi libri ma se non dovessi incontrarlo non mi dispiacerebbe. Non è una grossa problematica, giusto?

Vi lascio l’estratto e un immagine di Geralt nella sua versione cinematografica, felici vero?

Leggete l’estratto

 

Libri, imperdibili

Non siete felici? Non vi ho proposto la rivista scandalistica ma vi sto raccontando lo stesso qualche piccola cosa. ORa sapete che mi piacciono questi uomini maestosi. Per tacere di cosa farebbe la Befana ad Henry Cavill  se si presentasse alla sua porta… Fossi in lui non tenterei la sorte.

Per ultimo ho lasciato il grande classico.

Guerra e Pace

di Lev Tolstoy edito molte volte ma l’edizione che vi propongo è Einaudi.

Libri, Imperdibili

L’idea di “Guerra e pace” nasce da lontano, quando un Tolstoj ventottenne reduce dalla guerra di Crimea progetta un romanzo sui decabristi, gli aristocratici protagonisti della rivolta del dicembre 1825 che proprio in quell’anno 1856 ritornano, graziati, dalla deportazione.

Sennonché Tolstoj si ritrova a cercare sempre più indietro nel tempo la chiave per interpretare il presente, l’idea originaria viene abbandonata, e a partire dal 1863 prende forma l’ambiziosissimo progetto di un’opera corale che abbracci le guerre napoleoniche dal 1805 alla grande epopea del 1812, con l’invasione francese e l’incendio di Mosca, per spingersi con l’epilogo fino al 1820.

In sette anni di lavoro intensissimo Tolstoj si documenta, legge monografie storiche, memorie, diari, scava nelle tradizioni famigliari, rielabora la sua esperienza di militare, scrive e riscrive schemi, appunti, varianti: migliaia di pagine. Il risultato è un’opera che ancora oggi stupisce per l’ampiezza e la profondità dello sguardo e in cui si fondono azione romanzesca, materiale storico e discorso filosofico, «non un romanzo, ancor meno un poema epico, ancor meno una cronaca storica», secondo Tolstoj stesso.

A un secolo e mezzo dalla sua pubblicazione, “Guerra e pace” è ancora uno dei libri più amati della letteratura occidentale: forse perché con la ricchezza del suo intreccio soddisfa la nostra sete di storie, o perché ci propone personaggi talmente vivi e attendibili che tendiamo a pensarli come uomini e donne reali.

O perché qui Tolstoj porta a perfezione il suo famoso metodo artistico che ci fa vedere come nuovi oggetti e situazioni, e riesce a realizzare quello che in una lettera definisce, senza mezzi termini, come «il fine dell’artista»: «fare amare la vita in tutte le sue infinite, inesauribili manifestazioni ».

Nientemeno.

O perché ci affascina con la sua ostinata ricerca della verità, applicata sia all’analisi psicologica sia alla descrizione dei comportamenti sociali, sia all’indagine di quell’«infinito labirinto di nessi» che è per lui il tessuto della storia. Una ricerca che spesso si avvale anche dell’umorismo, e che non teme le contraddizioni.

Così in “Guerra e pace” la potente denuncia degli orrori e dell’insensatezza della guerra non esclude la descrizione della bellezza di un campo di battaglia o dell’ebbrezza di una carica di cavalleria, e nel resoconto di una battuta di caccia c’è posto per la felicità di chi avvista il lupo e per i «pensieri» dell’animale braccato.

Perchè lo metto sul comodino?

Forse perchè non ci è mai stato. Alle superiori, la mia prof.ssa non amava altro che gli scrittori russi e il suo amore profondissimo è riuscito a farceli odiare al punto di non sopportare le copertine di questi grandi autori.

Mi sembra sia arrivata l’ora di provare ad avvicinarmi alla vecchia società russa, sperando di non incontrare quell’Anna che trovo detestabile.

Leggete l’estratto

Bene, siamo giunti alla fine, vi è piaciuta la mia selezione? Se non vi è piaciuta o avete altri titoli che vorreste dalla Befana, scrivete in redazione o un commento all’articolo!

Io vado da Henry o dovrei chiamarlo Geralt? Ma cosa volete che mi importi come devo chiamarlo, io e la Befana andiamo a prenderlo!!!

 

 

 

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