Il treno dei bambini – di Viola Ardone 

Semplicemente, donne.

Il treno dei bambini – di Viola Ardone 

Il treno dei bambini – di Viola Ardone

recensione di Giovanna Pandolfelli

treno bambini

Viola Ardone, insegnante napoletana, torna nel 2019 con un romanzo commovente e delicato per Einaudi Stile libero: Il treno dei bambini.

È una storia di scarpe bucate, rattoppate, con la forma del piede di altri, dapprima, che poi diventano scarpe nuove, personali, lucide, ma pur sempre strette come le precedenti.

Sono i piedi di bambini nell’immediato secondo dopoguerra che ci parlano di miseria, fame, ma anche di speranze e disorientamento.

Piedi scalzi o malcalzati, costretti ad adattarsi a una vita stretta, che non sembra offrire strade percorribili.

“Non è colpa mia, sono le scarpe che mi fanno male e a ogni passo mi si riaprono le vesciche sui talloni.”

Vesciche arcaiche, remote, primitive che risalgono a ferite dovute al calzare vite altrui.

All’improvviso un fatto interviene a cambiare i destini dei bambini, proprio di quelli più poveri, con famiglie disagiate o orfani.

Un’iniziativa del partito comunista mette in connessione nord e sud di un Paese unito da meno di un secolo, ma pur sempre frammentato al suo interno.

Famiglie del nord daranno accoglienza a bambini bisognosi del sud per la durata di un inverno.

Un unico inverno, pochi mesi di benessere, di calore di casa nonostante il freddo e la nebbia del nord, di cibo in abbondanza, di istruzione e di una cameretta solo per sé.

Un treno minaccioso e sbuffante porterà tanti bambini impauriti verso il benessere economico, dove troveranno una seconda famiglia pronta ad accoglierli come figli propri.

Commovente la narrazione in prima persona del giovane protagonista, ben adattato il registro linguistico al suo pensiero di scugnizzo di strada prima e di uomo realizzato poi.

Il romanzo scorre con delicatezza su sentimenti e fatti tristi, su piccole tragedie quotidiane, come una fiaba per  bambini che narra di eventi paurosi a volerli esorcizzare.

Chi ha paura del cambiamento?

Chi ha paura di affrontare il proprio destino?

La prospettiva dei bambini getta uno sguardo intenso anche sul ruolo delle famiglie.

Madri che si strappano il cuore per mandare i figli in un luogo oscuro, fidandosi di ciò che viene loro proposto come una soluzione a problemi molto più radicati e profondi, ma che rappresenta pur sempre un rammendo temporaneo all’emergenza.

Altri genitori sollevati di avere una bocca in meno da sfamare per alcuni mesi o forse per sempre.

Infatti, la fine del programma si rivela drammatica per tutti, per chi decide di non tornare negando le proprie radici e per chi torna e fatica a riadattarsi.

Qui parla la madre di Amerigo, il ragazzo protagonista della storia:

“- Tu ti devi svegliare da quel sogno, Ameri’, la vita tua sta qua. Te ne vai tutto il giorno in giro come uno stonato, tieni sempre il pensiero da un’altra parte.

Una faccia stravolta. […] Io l’ho fatto per il bene tuo.
Mi libero dal suo abbraccio e mi alzo dal letto. Lo sa lei qual è il bene mio?”

Sanno i genitori qual è il bene dei propri figli?
Esiste un bene assoluto per l’individuo?
Il romanzo ci pone di fronte ad interrogativi antichi e sempre aperti.
Può l’affetto di un bambino dividersi tra due famiglie, tra due madri? Ed è giusto che un figlio prediliga l’affetto di una famiglia non sua per realizzare i propri sogni?

Il prezzo da pagare per la propria realizzazione può rivelarsi molto alto, talvolta si è costretti ad una scelta, oppure siamo noi stessi che ci costringiamo ad una scelta radicale che non ci permette di perdonare, di accettare un passato difficili da conciliare con i nostri sogni.

Il treno è divenuto una frattura profonda nelle vite di quei bambini, un prima e un dopo difficilmente sanabili, una doppia appartenenza forse troppo complessa da gestire per bambini così piccoli.

“Tiene ragione Tommasino. Ormai siamo spezzati in due metà.”

Difficile vedere in quelle due metà l’opportunità di un doppio.

L’incrinatura è ormai avvenuta.
Una storia arcaica che si ripete nuovamente e prende forma nell’evento del treno dei bambini narrato da Viola Ardone con tanta leggerezza e finezza da risultare quasi una bella fiaba dai tratti ruvidi tipici della realtà.

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Sinossi

È il 1946 quando Amerigo lascia il suo rione di Napoli e sale su un treno.

Assieme a migliaia di altri bambini meridionali attraverserà l’intera penisola e trascorrerà alcuni mesi in una famiglia del Nord; un’iniziativa del Partito comunista per strappare i piccoli alla miseria dopo l’ultimo conflitto.

Con lo stupore dei suoi sette anni e il piglio furbo di un bambino dei vicoli, Amerigo ci mostra un’Italia che si rialza dalla guerra come se la vedessimo per la prima volta.

E ci affida la storia commovente di una separazione.

Quel dolore originario cui non ci si può sottrarre, perché non c’è altro modo per crescere.

Titolo: Il treno dei bambini
Autrice: Viola Ardone
Edizione: Einaudi, 2019

 

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