“Dai tuoi occhi solamente” di Francesca Diotallevi

“Dai tuoi occhi solamente” di Francesca Diotallevi

Dai tuoi occhi solamente

“Dai tuoi occhi solamente” di Francesca Diotallevi

Recensione di Maria Cristina Sferra

Dai tuoi occhi solamente

“Dai tuoi occhi solamente” è un romanzo di Francesca Diotallevi edito da Neri Pozza nel 2018.

Vivian vede, inquadra, scatta. Fotografa.

Vivian è una donna, Vivian è un’ombra.

Lei si muove nelle vite degli altri con l’abilità acquisita nel corso del tempo di risultare quasi invisibile.

Non disturba, non entra in relazione, non si lascia vedere davvero.

Eppure fa la tata, accudisce bambini.

“Lei non esisteva, non era mai esistita. Le persone non ricordavano il suo volto, il suo nome non era mai lo stesso. Solo nello scatto viveva, diventava reale, per poi tornare a essere l’invisibile creatura a cui nessuno rivolgeva una seconda occhiata.”

Vivian, appena può, fotografa.

Raccoglie attimi, volti, gesti degli altri, perlopiù sconosciuti ma non solo.

Raccoglie momenti che non vuole vadano perduti.

Raccoglie anche la propria immagine riflessa negli specchi, nelle vetrine, sulle superfici lucide.

Si guarda negli occhi e indaga se stessa attraverso il proprio doppio. Ma la sua è una ricerca cieca, perché lei non sviluppa i suoi rulli, li conserva in scatoloni che tiene chiusi nella sua stanza.

Nonostante questa insolita abitudine, la sua è un’esigenza viscerale: non può fare a meno di fotografare.

“Sul treno diretto a Southampton Vivian posò la fronte contro il finestrino, aprendo e chiudendo gli occhi, alla stregua del diaframma di una macchina fotografica, e domandandosi se le immagini restassero impresse nelle sue retine come accadeva su una pellicola. Non era forse questa la memoria? E lei, lei era rimasta impressa negli occhi di qualcuno o, quando la sua vita sarebbe finita, se ne sarebbe persa ogni traccia?”

Il romanzo di Francesca Diotallevi è abilmente costruito sulla base delle rare notizie biografiche relative alla vita di Vivian Maier, bambinaia e fotografa di grande talento, vissuta dal 1926 al 2009 tra gli Stati Uniti e la Francia. Non del tutto biografia, non del tutto invenzione, ma una visione che l’autrice immagina e descrive come una tra le tante possibilità. E la sua bravura la rende estremamente credibile.

La narrazione si sviluppa su due piani temporali differenti che si alternano e si riflettono l’uno nell’altro rivelando due parti diverse della vita della protagonista.

La storia racconta due anni in cui, ventottenne, Vivian lavora come tata in una famiglia benestante di Southampton, i rapporti con i due bambini di cui si prende cura, con la loro madre e, soprattutto, con il loro padre, scrittore, un uomo che, solo tra tutti, riesce a vederla al di là della sua ritrosia. Frank, l’unico che riesce a leggerla.

Questa vicenda è inframmezzata dal racconto di una Vivian dapprima bambina, poi adolescente e infine donna, che subisce i soprusi di Marie, la madre aggressiva e anaffettiva, gli spostamenti tra la metropoli americana e il paese di campagna francese, mentre si avvicendano accanto a lei le figure che segnano la sua crescita: la nonna, la prozia e il suo compagno, il fratello e, soprattutto, una fotografa che per un periodo ospita lei e la madre, le vuole bene e le instilla la passione per quello strano modo di guardare il mondo attraverso il mirino di una macchina fotografica. Jeanne, l’unica che riesce a farla sentire amata.

“Tornando a guardare nello specchio che aveva davanti, non fu il suo riflesso a restituirle lo sguardo, ma l’ombra funesta che in tutti i modi cercava di allontanare da sé, senza mai riuscirvi. L’ombra che si trascinava dietro nei giorni di sole e in quelli di pioggia, la stessa che strisciava sui muri e i pavimenti a ogni suo passo. Era l’ombra feroce di sua madre.”

Vivian è una donna solitaria, inavvicinabile, che nasconde a chi le sta davanti la sua difficile storia personale, così come nasconde se stessa nella propria stanza chiusa a chiave, dove le fanno compagnia solo montagne di ritagli di giornale e scatoloni che contengono rulli non sviluppati. Montagne di ritagli di giornale con le storie degli altri degne di nota che lei accumula e scatoloni contenenti i suoi rulli non sviluppati pieni di attimi degni di nota che lei fotografa.

Vivian protegge lo spazio dei suoi segreti, ma in quella casa dove accudisce i bambini tra il 1954 e il 1955 trova uno specchio che la riflette in modo diverso e le permette – non senza sofferenze – di riconoscersi, una persona che la vede.

“Questi istanti io li rubo. Li porto via a quelli che, in fondo, non sanno che farsene di quei frammenti di vita destinati a dissolversi nel momento stesso in cui accadono. Custodisco le storie che le persone non sanno di vivere.”

Dai tuoi occhi solamente è un libro coinvolgente che scava nella psicologia dei personaggi, mostrandone i tratti caratteriali e i pensieri intimi, mentre ricostruisce le vicende e disegna il percorso singolare dell’esistenza della protagonista.

Francesca Diotallevi, con la sua bella scrittura fluida e profonda, ci fa percorrere le pagine della storia immaginata di una fotografa di grande talento che ha tenuto nascosto il suo lavoro al mondo e a se stessa durante il corso dell’intera vita.

Questo romanzo riesce a farci sentire i suoi tormenti e vedere attraverso i suoi occhi. Perché Vivian non sia mai più un’ombra.

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Sinossi

New York, 1954. Una giovane donna accetta un incarico come bambinaia presso una famiglia di Southampton. Il suo nome è Vivian Maier, le sue origini sono, per metà, francesi e le sue stranezze saltano immediatamente all’occhio dei padroni di casa: Vivian chiede una robusta serratura per la propria stanza, si fa consegnare dei misteriosi scatoloni e non esce mai senza l’inseparabile macchina fotografica Rolleiflex appesa al collo.

I bambini la trovano simpatica e stravagante, e Vivian ricambia il loro affetto portandoli in giro con sé per la città, mentre fotografa tutto quello che le sembra degno di essere conservato su pellicola: uomini riversi a terra, anziani che dormono sull’autobus, mendicanti, persone di colore ma anche, e soprattutto, bambini. Vivian sembra avere una particolare attenzione per tutti coloro che stanno ai margini, i diversi, i dimenticati, gli indifesi. Attraverso la fotografia, infatti, prova a esorcizzare e ricomporre un’infanzia segnata da numerosi traumi: la separazione dei genitori; gli anni trascorsi in Francia, sulle Alpi provenzali, con la madre Marie, una creatura piena di rabbia e incapace di gesti d’amore; il ritorno a New York e i rapporti tesi con il fratello Karl; le violenze, gli abbandoni e il progressivo chiudersi in se stessa, fino a trovare, nella fotografia, l’unico mezzo con cui esprimere la propria voce, attraverso cui gridare un dolore rimasto muto troppo a lungo.

Basato sulla vita della «tata con la Rolleiflex», la fotografa che non mostrò mai a nessuno il proprio lavoro, venuto alla luce solo dopo la sua morte, il romanzo indaga il rapporto tra l’artista e l’opera d’arte e vuole essere un omaggio sentito a una donna che fece della solitudine uno scudo contro il mondo, sorvegliandolo però con attenzione attraverso la lente di un mirino e lasciandoci in eredità un patrimonio fotografico di inestimabile valore.

Titolo: Dai tuoi occhi solamente
Autore: Francesca Diotallevi
Editore: Neri Pozza

 

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