Fiori senza destino – di Francesca Maccani

Semplicemente, donne.

Fiori senza destino – di Francesca Maccani

Fiori senza destino – di Francesca Maccani

recensione di Marilena Fonti

fiori, destino

Il libro Fiori senza destino, di Francesca Maccani, pubblicato da Società Editrice Milanese nel 2019, è un pugno nello stomaco, uno squarcio in un mondo di cui si sa, ma che si tende a rimuovere.

 

“Che ci fa lei qui? In un posto fuori dal mondo a sentirsi dire cose che non vuole ascoltare?”

Se lo chiede Sara, insegnante del profondo nord, trapiantata a Palermo per seguire il marito.
Un’insegnante che da una scuola più o meno normale si ritrova catapultata in un’altra nel quartiere Cep, Centro Edilizia Popolare, del capoluogo siciliano, un mondo a parte.

Un mondo dove non arriva neanche l’eco dell’esistenza regolare della città ai margini della quale si alzano i casermoni fatiscenti, in cui si consumano tragedie di cui, coloro che le vivono, spesso non sono neanche consapevoli.

Gli alunni si raccontano tutti in prima persona: loro vivono quella che a solo pochi metri di distanza verrebbe definita come situazione di disagio, con la naturalezza che viene dalla mancanza di cognizione di alcunché di diverso.

E le storie che emergono sono di quelle che lasciano senza fiato.

C’è Rosy, che ha undici anni, ma il dottore dice che ne ha sette.

Rosy che per cinque euro cede al richiamo di un anziano laido e per cui i genitori trovano un’unica soluzione: rinchiuderla in un istituto, per proteggerla.

C’è Sharon, anzi Sciaron, ci tiene a precisare con puntiglio, perché così è stata registrata alla nascita.

Sharon che è convinta che la bellezza sarà per lei un mezzo per sottrarsi alla miseria del suo quartiere.

C’è Milo, quello che ha i voti migliori a scuola, che si occupa della propria mamma, impazzita dopo la morte della sorellina.

Milo che dice:

“Certe volte ho paura di svegliarmi scarafaggio come Gregor con mia madre che vuole schiacciarmi.”

Milo, che riesce ad andare al liceo classico, ma si schianta contro l’asfalto mentre torna a casa in motorino: forse non indossava il casco, di sicuro vi aveva rinunciato per potersi permettere il Castiglioni-Mariotti che schizza fuori dal suo zaino al momento dell’impatto.

Giada, una di quattro sorelle figlie della stessa madre ma di padri diversi. Giada che finisce in casa famiglia, separata dalle altre sorelle, e che dice:

“Qui vogliono darmi in adozione, l’ho capito da un pezzo perché ogni tanto viene qualcuno a vedermi, ma io non so se la voglio una famiglia nuova, io vorrei quella vecchia, perché conosco solo quella.”

Lei spera di tornare a vivere con la madre, incinta di nuovo, per aiutarla col nuovo bambino in arrivo, “così forse non le levano anche quello.”

E poi c’è la bellissima Marcella, che cresce alla scuola di sua madre prostituta, e finisce per seguirla nel mestiere.
Sara non resiste a quella realtà, non ce la fa a superare il distacco tra la sua eredità culturale e la violenza esistenziale con cui deve misurarsi.

Non resiste al confronto tra le sue borghesi insicurezze e le primitive certezze di un microcosmo in cui la regola è non averne, in cui le famiglie sono spesso composte da madri e figli perché i padri sono in carcere.

In cui a volte anche i figli seguono le orme dei padri, da loro istradati in attività considerate illegittime in situazioni normali, essenziali alla sopravvivenza in un contesto emarginato.

Sara scappa dal Cep, ma non dalle storie dei suoi alunni, che continueranno a seguirla e a tormentarla anche nella scuola frequentata da figli della
classe media palermitana dove viene trasferita.

Le tracce impresse sulla sua coscienza dalle voci dei ragazzi del Cep sono talmente profonde che non le sarà mai più possibile cancellarle.

L’autrice, Francesca Maccani, con una lingua essenziale e rigorosa, ci mette di fronte a una realtà che di solito si è portati a considerare in modo marginale: un accenno fugace in qualche Tg, qualche raro approfondimento che si guarda in modo distratto.

E non si può fare a meno di concludere, con le parole di Sara, che capisce quasi subito che.

“…la vera violenza qui è la mancanza di istruzione, non della scuola che insegna a leggere e scrivere, quella c’è e funziona abbastanza bene, ma della scuola che abitua la testa a pensare e educa alla libertà.”

Imparare a pensare e educarsi alla libertà sono un lusso che i ragazzi del Cep non possono permettersi.
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Sinossi

Sul limite estremo della città di Palermo, nella più difficile delle periferie di oggi, dieci ragazzi raccontano in prima persona la loro vita, i loro sogni, il loro poco destino.

Il quartiere è il Cep, Centro Edilizia Popolare, dove promiscuità e malavita regnano sovrane, e dove l’unica legge sembra essere il possesso delle cose e delle persone.

In queste spianate di cemento i bambini possono allontanarsi e non fare più ritorno, le ragazzine diventano donne troppo in fretta e i maschi crescono con l’idea che per ottenere ciò che desideri ogni mezzo è lecito.

Lontanissima c’è Palermo, con i suoi splendidi monumenti e le chiese antiche che i ragazzi del Cep non hanno mai visto, come il mare.

In un avvicendarsi di speranza e rassegnazione ognuno dei personaggi si racconta, con lucidità, senza filtri.

Scopriamo così che la crudeltà non è una prerogativa degli adulti, ma un peccato originale che si trasmette di padre in figlio in un continuo gioco dei ruoli, alternando vittime a carnefici.

Francesca Maccani, alla sua opera prima, compone un romanzo corale, struggente e verissimo.

Titolo: Fiori senza destino
Autore: Francesca Maccani
Edizione: Società Editrice Milanese, 2019

 

 

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