“Anche la strega cattiva è buona” di Rita Francese

“Anche la strega cattiva è buona” di Rita Francese

La strega cattiva

“Anche la strega cattiva è buona – Dialoghi con Oreste”

di Rita Francese

Recensione di Elvira Rossi

La strega cattiva

 

“Anche la strega cattiva è buona – Dialoghi con Oreste” di Rita Francese.

L’autrice, che si è espressa già in due precedenti libri, attraverso l’assunzione di una prospettiva del tutto nuova ritorna ad affrontare il tema dell’autismo e il malessere che ne deriva.

Rita Francese in molte pagine prestando la propria voce a Oreste gli assegna il ruolo di coautore chiamandolo a partecipare alla stesura del libro.

“Anche la strega cattiva è buona – Dialoghi con Oreste” presenta una struttura singolare per la presenza di stralci di dialoghi che alternandosi a pagine di narrazioni o considerazioni diventano specchio della realtà.

L’autrice esprime coraggio e spirito creativo nell’assumere in piena libertà una formula insolita che sfugge a ogni definizione.

“Anche la strega cattiva è buona” di Rita Francese nella sua essenzialità risulta coinvolgente ed efficace sul piano della comunicazione, perché attraverso la trascrizione e la rappresentazione della semplice quotidianità riesce a raggiungere un numero notevole di lettori stimolando la loro riflessione.

La strega cattiva

L’autrice partendo dalla propria esperienza familiare intende dare visibilità al disagio vissuto dalle “famiglie autistiche”.

Di autismo si parla frequentemente senza comprenderlo e non è affatto facile spiegare tale condizione a chi non ne possiede una chiara visione.

La prefazione è scritta con discrezione e delicatezza da Guglielmo, il fratello minore che afferma:

“Oreste è mio fratello: gli voglio bene così com’è.”

La sua asserzione è speculare alle parole della madre la quale definisce meraviglioso il proprio figlio.

La strega cattiva
Oreste è Oreste, se avesse altre caratteristiche non sarebbe Oreste, sarebbe un’altra persona. E Rita e Guglielmo amano in Oreste proprio lui, quel figlio, quel fratello e non possono  immaginarlo differente da come è.

Questa affermazione trova la spiegazione in una parola semplice e magica: AMORE.

E l’amore materno si carica di energia nelle situazioni più disperate.

Rita Francese parla con sincerità della propria vicenda, senza nascondere le fragilità, i momenti in cui non ha retto ed è crollata, ritrovando sempre la forza di rialzarsi per essere accanto a Oreste.

Nella vita del figlio è insostituibile, nessuno come lei ha il potere di rassicurare e diradare le ombre di una realtà, che quando propone delle variazioni semina il panico nel soggetto autistico.

Oreste non possiede una natura violenta, tuttavia è capace di compiere atti di violenza e quando si sente minacciato, in lui si risveglia l’istinto aggressivo che in ogni essere vivente si attiva per la difesa personale.

Il suo equilibrio va in frantumi di fronte a un contesto scomposto che si popola di figure deformate. E quando accade che si trasformi in Hulk, travolge tutto quello che incontra e in seguito rientrando in sé prova un senso di colpa e non manca di scusarsi:

 “Scusami, mamma.”

Parole che accrescono la sofferenza della madre che si immedesima nel dolore acuto del figlio.

Oreste con la sua innocenza crede che Babbo Natale entri dalla finestra e parcheggi la slitta in cucina.

Loro non cresceranno mai e ci guarderanno sempre con quella luce magica negli occhi. Bello ma triste. Un sapore di eterna malinconia.”

Oreste conserva intatto un candore infantile che resiste alla corruzione del mondo adulto e considera buona anche la strega cattiva. A nulla valgono le provocazioni della madre che cerca per gioco di mostrargli i difetti degli altri.

I dialoghi riportati in forma diretta raffigurano l’amore sconfinato e l’unicità del rapporto madre figlio.

Alla domanda della madre:

“Oreste, facciamo un discorso impegnato. Tu a che cosa servi?”

Oreste: “A te”

Una risposta, che a una prima lettura potrebbe risultare priva di senso, si rivela geniale e ci spinge a interrogarci.

L’uomo a che cosa serve?

Le parole innocenti di un ragazzo speciale ci ricordano che la funzione primaria di ogni creatura è quella di amare ed essere amata senza riserve.

Oreste ha compiuto dei progressi anche in virtù di chi ha saputo sorridergli e infondergli sicurezza nei momenti più difficili superando la tentazione di abbandonarsi allo sconforto.

Pur trattandosi di una famiglia solidale, nel labirinto intricato di oscure percezioni la guida più rassicurante è la madre.

Il libro potrebbe avere un sottotitolo: “Una storia di amore e solitudine”.

È molto triste l’immagine di Oreste, che arriva sul campo di calcio per giocare e i ragazzi che erano lì si allontanano.

Chi è dalla parte sbagliata? Oreste che vuole giocare a pallone come tutti ragazzi o gli altri coetanei che vivono la sua presenza come un elemento di disturbo?

Oreste non avrebbe la capacità di adattarsi alla velocità, alla destrezza, alle regole del gioco e per questo viene respinto.

Gli altri ragazzi potrebbero rallentare la loro corsa, rinunziare almeno per un’ora allo spirito di competizione per accogliere l’altro, “il diverso”, ma nessuno gliel’ha insegnato.

I bambini si trasformano in fretta in ragazzi che apprendono dagli adulti modelli che li eccitano alla competizione e al successo.

Di fronte a un campo di calcio con al centro un ragazzo solo con se stesso, gli adulti dovrebbero avvertire una sorta di fallimento, perché il senso di accoglienza si trasmette attraverso l’esempio e l’educazione ai sentimenti.

La solitudine e l’emarginazione non riguardano solo il soggetto autistico ma coinvolgono tutta la famiglia, che è costretta a limitare i rapporti sociali.

La strega cattiva
Malgrado tutto, nelle parole di Rita Francese non si riesce a cogliere alcuna traccia di vittimismo, rabbia, eroismo.

Il tono, che si tratti di dialoghi o narrazioni, conserva per tutto il libro una straordinaria pacatezza che stride con la drammatica realtà alla quale si riferisce.

Dalla moderazione del linguaggio deriva un effetto esplosivo che non si sarebbe avuto se le modalità espressive fossero state aspre o polemiche.

Si palesa una serenità interiore non priva di sofferenza e duramente conquistata attraverso una successione di passi difficili da segnare.

Un dialogo permeato di ironia, divertimento, provocazioni unisce madre e figlio in un rapporto di complicità e scambio di battute che confermano un legame di attaccamento profondo da entrambe le parti.

La scrittura di Rita Francese è del tutto priva di una ragione catartica, bensì è suggerita da una sorta di impegno sociale che tende al cambiamento.

Le sue parole, che vanno ben oltre l’effusione personale, nascono da una volontà di espandere le mille voci di famiglie sofferenti che si trovano a lottare in un sistema sociale che tra innumerevoli inadempienze non le sostiene come dovrebbe.

Nella penombra di alcune pagine si scorge la luce di una speranza diffusa da inimmaginabili persone, che uscendo dalla modestia del proprio ruolo si elevano per la capacità di condividere e immedesimarsi nelle pene degli altri, ai quali donano l’abbraccio ristoratore.

Stupenda la riproposizione di una pagina tratta da un precedente libro “La madre di Ettore” di Rita Francese, che porta con sé l’immagine indelebile di una “signora che merita particolare attenzione”, conosciuta dieci anni fa al reparto di psichiatria.

L’autrice ha voluto ricordare ancora una volta quell’umile donna delle pulizie, la quale ha dispensato attenzione, parole gentili e gesti di generosità e ha osato infrangere persino le convenzioni, pur di fare qualcosa per gli ammalati.

Ben venga la trasgressione finalizzata a umanizzare un sistema di relazioni reso opaco dalla inerzia e dalla indifferenza.

Fino a quando ci saranno persone come la donna delle pulizie o la maestra Donata, la speranza riesce a farsi largo tra una umanità dolente.

Il libro di Rita Francese è anche uno stimolo per riflettere sulle carenze, sulla disorganizzazione, sulle inefficienze che si riscontrano in ogni settore, la scuola e la sanità in particolare.

L’autrice non denuncia, non si lamenta, si limita a raccontare con schiettezza degli episodi, che tradiscono l’inadeguatezza degli interventi e la mancanza di formazione professionale in molte persone addette a trattare la disabilità.

Ad accrescere l’angoscia è la preoccupazione del futuro, quando al figlio autistico verrà meno il sostegno della famiglia.

Quale sarà la sorte di  questi ragazzi quando i genitori non ci saranno più?

Ogni piccolo progresso viene salutato con entusiasmo, viene vissuto come un passo verso un’autonomia difficile da raggiungere.

Alla fine del libro arriva un appello accorato:

“Passatevi una mano sulla coscienza e cerchiamo insieme di fare qualcosa.”

Rita Francese spiega che cosa intende per integrazione:

“Integrazione vuol dire che i disabili vivano con i normodotati, usufruendo dei loro stessi servizi, che abbiano amici “normali”, stiano a scuola in classe con loro, escano con loro e facciano attività sportive insieme a loro. Che i “normali” facciano ciò con piacere, non perché costretti o per tacitarsi la coscienza.”

La strega cattiva

Parole cristalline che profilano la realtà quale dovrebbe essere a fronte di un contesto dove alla “diversità” dell’altro si associa il rifiuto.

Solo un mutamento culturale potrebbe sanare le ingiustizie e le violenze inflitte alle creature più fragili e affermare il valore della vita a prescindere dalla capacità di produrre.

Le leggi a sostegno dei soggetti più vulnerabili non sono risolutive se non sono sorrette da una cultura dell’inclusione.

Per migliorare la condizione dei “ragazzi e delle famiglie speciali”, la risposta è la medesima che andrebbe data se ci ponessimo delle domande di fronte al malessere di una società competitiva e gerarchizzata che si ispira ai princìpi di presunte supremazie, retaggio di una mente patriarcale.

Solo l’affermazione di un atteggiamento capace di convivere con ogni forma di diversità aprirebbe la strada alla evoluzione della coscienza collettiva.

È un sogno? Sicuramente! Ma solo rincorrendo i sogni è possibile conquistare un nuovo umanesimo fondato sul rispetto dei diritti, sui princìpi di giustizia sociale, sulla solidarietà e sulla fratellanza.

La strega cattiva
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Titolo: Anche la strega cattiva è buona – Dialoghi con Oreste
Autore: Rita Francese
Edizioni: Les Flaneurs, 2019

Sinossi

Oreste è un ragazzo speciale.

Vive in un mondo tutto suo, dove anche la strega cattiva è buona, Babbo Natale esiste davvero e per sempre, ogni persona è bella e tutto costa un euro. La sua mamma ce lo fa conoscere attraverso i loro dialoghi quotidiani, fulminanti scambi di battute di volta in volta surreali, teneri, pungenti…

Non è un libro sull’autismo, ma un libro su ciò che Oreste è, nonostante l’autismo

 

 

 

 

 

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