“Morgana” – di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri

“Morgana” – di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri

Morgana, Murgia, Tagliaferri

Morgana. Storie di ragazze che tua madre non approverebbe

Recensione di Lisa Molaro

Morgana, Murgia, Tagliaferri

Pubblicato a settembre 2019 con Mondadori, per la Collana “Strade blu”, il libro “Morgana” è il frutto dell’omonimo podcast online (file fruibile attraverso download o semplicemente disponibili per un ascolto immediato e gratuito) condotto da Michela Murgia e Chiara Tagliaferri su storielibere.fm  (al link potrete ascoltare le 10 puntate relative alle 10 donne del libro e non solo). Il successo del podcast è stato talmente clamoroso che, inevitabilmente, 10 delle 19 Donne protagoniste della serie a puntate sono state intrappolate anche su carta.

Ieri ne ho terminata, a malincuore, la lettura. Lo ammetto: nonostante non sia una fan sfegatata della Murgia (di cui ammiro l’intelligenza e la dialettica ma non l’ironia politica a volte eccessiva) di questo libro avrei letto ancora molte pagine!

 

“Morgana. Storie di ragazze che tua madre non approverebbe”

In copertina una donna – una strega? – ha un occhio celato dal palmo della mano destra mentre l’occhio sinistro è rappresentato da lingue di fuoco.

Il sottotitolo recita “Storie di ragazze che tua madre non approverebbe” e certo, così è senza ombra di dubbio… perché le protagoniste dei dieci capitoli del libro sono Donne incapaci di contenere l’ardore di un fuoco che alimenta, da dentro, la loro natura ribelle e anticonformista.

Il fuoco è il simbolo dell’energia per eccellenza, la sua intensità varia in funzione della fiamma; può essere passione pura, riscaldare animi e folle, può divampare, ardere al punto da rendere “cenere” una persona. Metaforicamente parlando, per giocare con il fuoco bisogna avere la giusta dose di sfrontatezza e di determinazione. Ecco, queste donne sono donne scomode, perché non hanno soffocato il fumo che iniziava a farsi spirale dentro loro stesse e, anzi, hanno aperto le finestre e alimentato le fiamme di un io a volte selvaggio, primitivo, senza briglie, libero.

Il fuoco non deve mai spegnersi; che esso sia ardore sacro o profano, passione o volontà, le fiamme devono sempre sprigionare faville sotto i raggi di una luna che illumina notti a volte più nere del color nero.

Forse Prometeo, mi vien da scrivere sorridendo, è riuscito a dispensare, non visto da Zeus, a qualcuno più di una scintilla di fuoco.

Ma ritorniamo al libro…

Michela Murgia e Chiara Tagliaferri hanno tratteggiato, mantenendo un ritmo espositivo accattivante, 10 donne che hanno scardinato gli argini del perbenismo, del political correctness, dell’eticamente approvato, delle regole imposte a un femminile subordinato.

Moana Pozzi, Santa Caterina, Grace Jones, le sorelle Brontë, Moira Orfei, Tonya Harding, Marina Abramovic, Shirley Temple, Vivienne Westwood, Zaha Hadid.

Molte di loro sono state esagerate, strabordanti, dalle loro pelli sono sgorgate stille di un profano portato all’estremo. Ma di volta in volta, anche grazie a loro, i limiti del “possibile” si sono spostati.

Mi è piaciuto l’implementare le piccole biografie con aneddoti d’infanzia, ho trovato importante leggere i singoli retaggi di storia personale. La psicologia aiuta sempre a dare i giusti pesi senza scadere in beceri pregiudizi anche se, delle volte, diciamo che a tanto mica serve per forza arrivare… ma ognuno ha il proprio fuoco.

10 Donne

“(…) a modo loro tutte vengono dal misterioso albero genealogico di Morgana, un seme che passa di mano in mano e arriva a chiunque, maschio e femmina, voglia vivere senza dover giustificare l’unicità della propria storia.”

Dal primo capitolo, quello su Moana Pozzi:

Racconta a Marzullo di fare una vita ritirata e di avere pochissimi amici, perché le piace stare sola. Legge molto, da Moravia a Edgar Allan Poe, passando per Anaïs Nin e Marguerite Yourcenar. Dice che i suoi fidanzati sono gelosi, che sempre le chiedono di smettere con la pornografia, ma purtroppo per loro non ha mai pensato di rinunciare a qualcosa che la fa sentire sicura. Quando Marzullo insiste a domandarle se prova vergogna a fare il suo lavoro, lei serafica risponde: “Provo vergogna solo se mi vedo un difetto, non certo per il nudo. E dico: accidenti, devo rimediare. Quando una donna giovane si spoglia, è così una cosa bella… Magari mi può dar fastidio vedere una donna che non ha più l’età per farlo. Andare contro l’estetica mi sembra un delitto. Io sono un’esteta assoluta. Non sopporto di vedere le cose fuori posto”.

Certo Moana non era una Santa ma dalle sue collezioni di inginocchiatoi e acquasantiere passiamo a chi Santa lo è diventata davvero: Caterina da Siena, una donna che non ha mai chinato la testa dinanzi al potere maschile della Chiesa e che “poco più che ventenne detta già decine di lettere, i cui testi sono vere e proprie scosse elettriche spirituali indirizzate a papi, cardinali, uomini d’arme, re e regine, diplomatici e abati.”

E poi dal 1347 facciamo un balzo in avanti ritrovandoci, nel 1948 circa,  a leggere di una bambina che dice: “Sono uscita da mia madre dalla parte dei piedi. Sono arrivata scalciando e tutta incazzata”; questa bambina è Grace Jones e “conoscere” la sua infanzia mi ha fatto rabbrividire… come rabbrividire mi ha fatto scoprire il volto nascosto, privo di lacrime cinematografiche e sorrisi artificiali, di Shirley Temple, la riccioli d’oro di cui seguivo le vicende in bianco e nero, con audio quasi graffiante, nelle repliche che davano in televisione durante la mia, di infanzia. Quando io la guardavo recitare lei aveva già terminato la sua carriera da parecchi anni. Penso, ora, alla scatola delle punizioni, penso alle sue vesciche nei piedi, alle tinte nei capelli, alla sua infanzia rubata…

Non posso dilungarmi troppo riportando passaggi da ogni capitolo, non sarebbe nemmeno giusto dal momento che il libro merita esser letto per intero: Ciò che posso aggiungere è che ho amato, ripeto: amato, il capitolo sulle sorelle Brontë. Nonostante io abbia “Jane Eyre” nel cuore, ho sempre avuto un debole per Anne e questa mia personale propensione, dalle pagine di questo libro, ne esce ancor più rafforzata. E poi che dire di quella strega – quella sì, una Morgana artusiana lo era davvero! – di Miss Branwell, loro zia per parte di madre?

Che ogni bimbo da un anno in su impari a temere la verga e a piangere; da quell’età in poi fa’ ch’egli obbedisca, dovessi tu anche frustarlo dieci volte di seguito per renderlo docile”. Miss Branwell dispone però di qualcosa di meglio della verga: la paura, perché se controlli il mondo immaginario delle persone non hai bisogno di costringere i loro corpi. Così a casa Brontë si pranza e si cena con poco – pane, patate e rape – ma con il ricco contorno dei racconti di morti edificanti e la prospettiva della dannazione eterna evocata di continuo dietro l’angolo.

Ah, basta! Starei qui a scrivervi di quello che ho letto per minimo un paio di ore ancora ma l’ho già scritto: il libro va letto.

Vi troverete sacro e profano, sartoria e architettura, musica e autolesionismo, circo (quanto mi è piaciuto anche il capitolo su Moira Orfei!) e pattinaggio (aver visto l’anno scorso il documentario su Tonya Harding è stato “un di più”); leggerete di donne eclettiche, sempre fuori le righe.

Donne che vivono cavalcando iperbole anziché seguire una sicura linea retta, piana, su carta millimetrata.

Un libro importante che spero abbia un seguito.

Il libro è impreziosito dalle illustrazioni MP5.

Nelle pagine di questo libro è nascosta silenziosamente una speranza: ogni volta che la società ridefinisce i termini della libertà femminile, arriva una Morgana a spostarli ancora e ancora, finché il confine e l’orizzonte non saranno diventati la stessa cosa.

Frederick Sandys - Art Renewal Center

Fata Morgana (1864) di Anthony Frederick Sandys, conservato alla Birmingham Art Gallery.

Se avete voglia e tempo per approfondire:

 

 

Titolo: Morgana. Storie di ragazze che tua madre non approverebbe
Autori: Michela Murgia, Chiara Tagliaferri
Editore: Mondadori (3 settembre 2019)
Collana: Strade blu
Illustratore: MP5

 

Sinossi:

Controcorrente, strane, pericolose, esagerate, difficili da collocare. E rivoluzionarie. Sono le dieci donne raccontate in questo libro e battezzate da una madrina d’eccezione, la Morgana del ciclo arturiano, sorella potente e pericolosa del ben più rassicurante re dalla spada magica. Moana Pozzi, Santa Caterina, Grace Jones, le sorelle Brontë, Moira Orfei, Tonya Harding, Marina Abramovic, Shirley Temple, Vivienne Westwood, Zaha Hadid. Morgana non è un catalogo di donne esemplari; al contrario, sono streghe per le donne stesse, irriducibili anche agli schemi della donna emancipata e femminista che oggi, in piena affermazione del pink power, nessuno ha in fondo più timore a raccontare. Il nemico simbolico di questa antologia è la “sindrome di Ginger Rogers”, l’idea – sofisticatamente misogina – che le donne siano migliori in quanto tali e dunque, per stare sullo stesso palcoscenico degli uomini, debbano sapere fare tutto quello che fanno loro, ma all’indietro e sui tacchi a spillo. In una narrazione simile non c’è posto per la dimensione oscura, aggressiva, vendicativa, caotica ed egoistica che invece appartiene alle donne tanto quanto agli uomini. Le Morgane di questo libro sono efficaci ciascuna a suo modo nello smontare il pregiudizio della natura gentile e sacrificale del femminile. Le loro storie sono educative, non edificanti, disegnano parabole individuali più che percorsi collettivi, ma finiscono paradossalmente per spostare i margini del possibile anche per tutte le altre donne. Nelle pagine di questo libro è nascosta silenziosamente una speranza: ogni volta che la società ridefinisce i termini della libertà femminile, arriva una Morgana a spostarli ancora e ancora, finché il confine e l’orizzonte non saranno diventati la stessa cosa.

 

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