La Marchesa Colombi – la vera storia di Maria Antonietta Torriani

La Marchesa Colombi – la vera storia di Maria Antonietta Torriani

La Marchesa Colombi – la vera storia di Maria Antonietta Torriani

di Romina Angelici

Chi è la donna divenuta nota come Marchesa Colombi? Donna di lettere e di spirito, affascinò i grandi uomini di cultura del suo tempo. Tanto per cominciare il suo vero nome è Maria Antonietta Torriani, nacque il primo gennaio 1840 a Novara.

Il suo pseudonimo, Marchesa Colombi, lo deriva dalla commedia storica in quattro atti intitolata La Satira e Parini dello scrittore modenese Paolo Ferrari (1856) in cui figura una coppia di Marchesi Colombi, molto loquaci e leggeri.

Pur avendo velleità pittoriche scoperte frequentando a Novara il Civico Istituto Bellini d’Arti e mestieri, si diploma insegnante elementare, unico corso di studi permesso alle donne dalla Legge Casati del 1859 che escludeva le donne dall’istruzione superiore.

A 25 anni parte alla volta di Milano da sola dove inizia a lavorare come giornalista per numerose riviste.

Marchesa Colombi

La Marchesa Colombi conquistatrice di letterati

Nel capoluogo lombardo, la Marchesa Colombi Ebbe alcune relazioni sentimentali con personaggi legati alla letteratura fra i quali Enrico Panzacchi e Giosuè Carducci che le dedicò Autunno romantico in Rime nuove.

Sposò il 30 ottobre 1875, lei vestita con un abito rosa, il giornalista napoletano Eugenio Torelli Violler, di alcuni anni più giovane. A chi le chiese come era andata la prima notte di nozze, rispose con quello spirito indipendente che la contraddistingueva: «La prima notte di nozze? Be’ non era la prima volta che dormivo con Eugenio».

Eugenio Torelli Violler fondò il giornale Il Corriere della Sera e volle che figurasse come prima giornalista donna proprio la moglie, che curava la rubrica Lettera aperta alle signore.

La coppia condivideva la passione per la letteratura e l’attitudine alla riservatezza, ma non mancava di frequentare i salotti intellettuali in cui erano molto richiesti e gravitavano artisti come Giovanni Segantini o scrittori del calibro di Giuseppe Verga.

Proprio l’artista Giovanni Segantini, amico della coppia, volle ritrarre à la parisienne, con un vezzoso ombrellino quasi per addolcirne i tratti, la Marchesa Colombi, o meglio la Titti, come si faceva chiamare invece tra amici.

Giovanni Segatini

Lo opere della Marchesa Colombi

La sua produzione letteraria è notevole e ammonta a circa quaranta opere tra romanzi, raccolte di racconti, favole per bambini (In risaia. Racconto di Natale, 1877, Serate d’inverno, 1879, I bambini per bene a casa e a scuola, 1884, I ragazzi d’una volta e i ragazzi di adesso, 1888, Cara Speranza, 1888, Le gioie degli altri, 1900) e addirittura melodrammi (La creola e Il violino di Cremona, 1888) e un galateo, La gente per bene.

Fu stretta collaboratrice della protofemminista Anna Maria Mozzoni che accompagnava in giro per l’Italia per lezioni e conferenze. Entrambe intrepide e indipendenti parlano e agiscono con la stessa libertà; tengono conferenze e discorsi d’arte, di letteratura e d’educazione. Insieme danno l’avvio al Liceo Gaetana Agnesi, convinte che una nuova educazione femminile fosse la strada maestra per consentire alle donne la “liberazione”, e l’università, e allargare l’orizzonte di una formazione esclusivamente atta a sfornare madri, mogli e padrone di casa. Queste teorie si esprimeranno nel saggio, Della letteratura nell’educazione femminile, edito nel 1871, nel quale approfondisce la questione della lettura e della cultura come elementi di un percorso di formazione femminile.

Eugenio Torelli

I drammi familiari

Il suo matrimonio non ebbe lunga durata e pare che fu funestato dal suicidio della nipote Eva, la giovane figlia della sorella Giuseppina, che avevano praticamente adottato. Le attenzioni di Torelli Voiller per Eva suscitarono ben presto la gelosia della Torriani, che la sentiva come una rivale. Le punzecchiature fra le due erano continue, finché una sera, la ragazza, umiliata dalla zia in casa di amici, colta da un raptus, si gettò dalla finestra, uccidendosi. Da quel momento marito e moglie si tormentarono con accuse reciproche fino ad arrivare, pochi mesi dopo la tragedia, alla separazione.

Il suo romanzo più famoso è Matrimonio in provincia, del 1885, considerato la sua opera più autobiografica, tradotto in varie lingue e da cui nel 1980 fu tratto anche uno sceneggiato per la televisione. È la storia della maturazione di una ragazza di provincia – Gaudenzia Dellera, detta Denza – in attesa del matrimonio, e del concomitante e graduale esercizio di rinuncia e di accettazione della noia e della passività come condizione normale, fisiologica, del vivere sociale. Illusa da un precedente pretendente, arriva alla soglia dei 25 anni (!) e accetta la proposta di un benestante notaio quarantenne, Denza, pur non rimanendone particolarmente affascinata, accetta la sua mano, per sfuggire a un futuro da zitella e arrivare al tanto agognato matrimonio, ormai però sprovvisto dell’aura poetica di cui lo aveva rivestito. Memorabile è la chiusa: “Il fatto è che ingrasso”.

Marchesa Colombi

La Marchesa Colombi riedita oggi

Ultimamente la casa editrice flower-ed ha stampato i suoi La gente per bene, Tempesta e bonaccia e In risaia.

Colonne portanti del lavoro della scrittrice erano lo stile ironico, usato per scardinare le consuetudini della sua epoca e che può ricordare la britannica Jane Austen; la predilezione per le tematiche veriste riguardanti la condizione femminile e la volontà di contribuire con i suoi scritti alla costruzione nelle donne di una coscienza basata sulla dignità e sulla consapevolezza di sé.

Sono più di 40 infatti i ritratti di donne delle più svariate condizioni sociali, dalle mondine, alle serve, alle signore della alta e media borghesia, di provincia o di città, sono attraversati da uno sguardo lucido e disincantato che stupisce e che rivela la modernità della donna – autrice, dal carattere intraprendente, forte e disinvolto, gelosa della sua indipendenza.

La Marchesa Colombi all’inizio del Novecento decise di ritirarsi dalla vita pubblica. Lasciò Milano e si stabilì a Torino dove comprò anche una villa a Cumiana per stare vicino al fratello Tomaso e ai nipoti. Si spense il 24 marzo 1920. Quest’anno ricorre il centenario della sua nascita.

La Marchesa Colombi scrittrice è stata riscoperta grazie a Natalia Ginzburg e a Italo Calvino che nel 1973 inserirono Un matrimonio in provincia nella collana Centopagine dell’editore Einaudi, definendo la Torriani “un’autrice che sa farsi ascoltare qualsiasi cosa racconti”, tra le più significative e originali nel panorama letterario italiano dell’Ottocento.

Le donne che hanno fatto la Storia

 

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