Il monologo di Rula Jebreal a Sanremo 2020

Semplicemente, donne.

Il monologo di Rula Jebreal a Sanremo 2020

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Il monologo di Rula Jebreal a Sanremo 2020

Di Maria Bernini

Il monologo di Rula Jebreal a Sanremo 2020 ha scatenato grandi polemiche sui social. Dove e quando la verità può essere espressa?

Chi è Rula Jebreal

Rula Jebreal è nata nel 1973 in Israele, dove ha vissuto fino al 1993 quando è venuta in Italia grazie a una
borsa di studio.

Figlia di un imam nigeriano e di Zukia, sua madre, una donna che a seguito di violenze
subite dall’età di 13 anni si è tolta la vita dandosi fuoco quando la figlia aveva solo 5 anni.

Cresciuta fino alla maggiore età in orfanotrofio con la sorella, Rula Jebreal conosce molte altre bambine e ragazze
con storie simili alla sua, storie di violenza, di stupri, di omicidi.

Arrivata in Italia all’età di 20 anni, si laurea in fisioterapia all’Università di Bologna. Nel 97 inizia la sua
carriera giornalistica, collaborando con diversi giornali, trattando inizialmente temi sociali e
successivamente di conflitti mediorientali. Dopo qualche anno inizia ad apparire come conduttrice del
telegiornale di LA7, dove poi condurrà una rubrica sugli esteri.

Pubblica diversi romanzi che narrano la vita delle persone perseguitate in medio oriente e delle condizioni
di vita degli immigrati palestinesi in Italia. Il primo dei suoi libri è autobiografico ed è il soggetto del film da
lei stessa diretto, “Miral”, criticato in tutto il mondo da diverse organizzazioni israeliane per il punto di vista
che è stato narrato.

Rula Jebreal è senza dubbio una Donna che si è battuta affinché in tutto il mondo si conoscesse ciò che accadeva e che
accade tuttora ai deboli, ai bambini, alle donne vittime della guerra.

juda jebreal sanremo 2020

IL MONOLOGO di Rula Jebreal

Il Festival di Sanremo è da ormai 70 anni che fa parte della vita degli italiani ed è stato condotto da tante
personalità importanti per la televisione italiana. Quest’anno viene condotto da Amadeus e ospiti diverse
ogni serata. La prima normalmente è la più importante, si scatenano i ricordi delle edizioni passate, si
ascoltano nuovi brani e talvolta nuovi cantanti, ma quest’anno la co-conduttrice Rula Jebreal ha toccato il
cuore di molti spettatori interpretando un monologo sulla violenza sulle donne.

Il monologo inizia con l’arrivo di due leggii, uno nero e uno bianco, sui quali sono posti due libri, il primo,
quello nero, che riporta la realtà e la sofferenza, e il secondo, quello bianco, che riporta le parole che
“dovrebbero riempirci la vita”.

Rula Jebreal racconta cosa una donna vittima di violenze sessuali si sente dire quando denuncia ciò che le è
stato fatto. Perché nonostante le numerose battaglie che sia donne che uomini hanno combattuto e stanno
combattendo per salvaguardare e aiutare le vittime di stupro, ci sono purtroppo ancora troppe persone che
incolpano chi subisce invece di chi la violenza l’ha compiuta.

Una donna che non si copre le gambe o la pancia, o che si trucca troppo, o che è semplicemente bella secondo alcune la violenza se la cerca.

Rula racconta la sua esperienza personale, quella di sua madre che si è tolta la vita a causa delle violenze
subite e delle madri delle ragazze in orfanotrofio con lei, anche loro vittime di stupri e omicidi.

Il libro della realtà però non si limita a riportare storie, ma anche numeri, spaventosi numeri che contano
quante donne sono state vittime in Italia negli ultimi anni, con una media negli ultimi due di una donna
abusata ogni 15 minuti. Ogni 3 giorni è stata uccisa una donna. I responsabili, racconta Rula, nell’80% dei
casi non sono persone sconosciute alle vittime, ma persone che “avevano le chiavi di casa”.

Con questo monologo, Rula Jebreal racconta come le donne non vengono abusate una sola volta, ma due,
la prima quando subiscono la violenza e la seconda quando non vengono credute o vengono costrette al
silenzio o vengono reputate colpevoli di ciò che hanno subito.

Un brano tratto dal monologo di Rula Jebreal

Ma Che non si chieda mai più, a una donna che è stata stuprata: “Com’era vestita, lei, quella notte?”.

Mia madre ha avuto paura di quella domanda.
Mia madre non ce l’ha fatta.
E così tante donne.

E noi non vogliamo più avere paura, non possiamo più essere vittime o orfane, una quota o un accessorio. Vogliamo Parità.

Vogliamo essere rispettate, accettate, Amate.
E abbiamo il diritto alla  protezione e la cura quando quando denunciamo.

Io lo devo a mia madre Nadia
Lo dobbiamo alle nostre madri

Lo dobbiamo a tutte noi
E lo devo anche a me stessa

Lo dobbiamo alle nostre figlie

Lo dobbiamo a tutte le bambine, qui e là
Perché nessuno può permettersi di togliere loro & di toglierci il diritto di addormentarsi con una favola.

Noi donne vogliamo essere libere nel tempo e nello spazio, vogliamo essere note, silenzi, e rumori e
Vogliamo essere questo:
musica.

stefania de girolamo stupro la ragazza sporca

Perché la polemica

Molti hanno riconosciuto l’importanza di queste parole, dette a un pubblico ampio, importante, come quello della prima serata di San Remo. Ma qualcuno no, non ha gradito: perché Sanremo deve essere lieve, deve essere leggero, spensierato, e no, parole così forti non ci stanno bene.

Nel Festival della polemica le donne sono al centro, prima con  Junior Cally e il suo discutibile rap, ora le parole, sacrosante – e peraltro non improvvisate, ma concordate e pianificate nel palinsesto – che hanno avuto il “demerito” di far venire il cattivo umore a chi non aveva voglia di tristezza. Noi siamo fatti così, guardiamo male i cinesi al supermercato perché c’è in giro in coronavirus e tutti gli asiatici ci sembrano untori; quando c’è il Festival, c’è posto solo per lustrini, trucco e canzoni.

Grazie Rula.

https://www.repubblica.it/dossier/spettacoli/sanremo-2020/2020/02/05/news/sanremo_2020_il_monologo_di_rula_jebreal_il_leggio_bianco_e_il_leggio_nero_delle_donne-247685188/

 

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