La storia di Sant’Agata protettrice delle donne

La storia di Sant’Agata protettrice delle donne

La storia di Sant’Agata protettrice delle donne

che subiscono violenze fisiche e psicologiche

Di Aurora Puccio

La storia di Sant’Agata è una storia particolare e tristemente ancora attuale. Protettrice delle donne affette da patologie al seno, o che hanno subito violenze fisiche e psicologiche dai propri aguzzini, il culto va ben oltre la cristianità unendo tra i suoi sostenitori donne e uomini di ogni fede religiosa, politica o sociale.

Noli offendere Patriam Agathae quia ultrix iniuriarum est
Non offendere il paese di Agata, perché è vendicatrice di ogni ingiustizia

La storia di Sant’Agata è una storia particolare e tristemente ancora attuale. Protettrice delle donne affette da patologie al seno, o che hanno subito violenze fisiche e psicologiche dai propri aguzzini, il culto va ben oltre la cristianità unendo tra i suoi sostenitori donne e uomini di ogni fede religiosa, politica o sociale. Santa Patrona di Catania, città dove è nata nel 229 d.c. da una famiglia nobile di fede cristiana, Sant’Agata è il simbolo della forza  di tutte le donne. Proprio in questi giorni, all’inizio del mese di Febbraio, ogni anno si celebra la ricorrenza dalla sua morte avvenuta il 5 Febbraio del 235 d.c.. Una festa che dura ben tre giorni intensi dal 3 Febbraio fino alla mattina di giorno 6, cui tutti i catanesi e non solo sono molto legati. Considerata la terza festa cristiana al mondo per partecipazione occorre conoscerne la storia per comprendere in pieno l’unicità di questa giovane martire capace di  raccogliere a sé un unico popolo di fedeli senza distinzione di sesso, razza o provenienza geografica.

La giovane Sant’Agata

Agata ha appena 15 anni quando il proconsole Quinziano governatore della provincia siciliana e rappresentante dell’imperatore romano Decio,  si invaghisce di lei. Agata però ha già deciso di consacrarsi a Dio. Il Vescovo accoglie la richiesta imponendole di portare il velo rosso che distingue le vergini consacrate. Nonostante il velo Quinziano ordina che venga portata al Palazzo Pretorio dove tenta di sedurla senza risultato.

Il proconsole non si dà per vinto e affida la giovane catanese a una cortigiana  di nome Afrodisia affinché si renda disponibile. Per un mese Afrodisia sottopone Agata a ogni genere di tentazione con festini, divertimenti osceni e banchetti. Ma Agata non cede e Quinziano spazientito la mette sotto processo colpevole di non rinnegare la fede cristiana per abbracciare quella pagana.

Il martirio di Sant’Agata

Quinziano accecato da un amore non corrisposto, sempre se amore possa essere chiamato, ordina le peggiori torture. La pelle lacerata con i pettini di ferro e scottata con lamine infuocate. Persino le membra le vennero stirate. Ma ogni genere di tormento piuttosto che spezzare la sua resistenza sembrava darle nuova forza.

Il proconsole allora decide di deturparne per sempre la bellezza e ordina ai suoi aguzzini di strapparle i seni con delle enormi tenaglie. Mentre era rinchiusa in carcere in una piccola cella, subito dopo la mutilazione, le apparve in sogno San Pietro e per miracolo fu guarita.

A questo punto Quinziano, resosi conto che nulla avrebbe potuto contro la tenacia di questa donna, decide di condannarla a morte e ordina che Agata venga posta a corpo nudo su una fornace con carboni ardenti, cocci di vetro e vasi infranti.

La tradizione racconta che mentre questa condanna veniva eseguita un terremoto scosse Catania, provocando la fuga dei soldati romani e di Quinziano che poi morì travolto dalle acque del Simeto.

Soccorsa dai catanesi, Agata morirà tra la notte del 4 e del 5 Febbraio

Il Busto Reliquiario di Sant’Agata

(fonte Circolo Sant’Agata)

Sant'Agata, protettrice delle donne affette da patologie al senoIl busto della santa, completamente in argento, è stato realizzato nel 1376 e contiene anch’esso delle reliquie di sant’Agata. Infatti nella testa, ricoperta da una corona donata dal re inglese Riccardo Cuor di Leone di passaggio a Catania, mentre era di ritorno da una crociata, è stato inserito il teschio della santa catanese, mentre nel busto è inserita la cassa toracica. Il busto fu realizzato dall’artista Giovanni di Bartolo, su incarico del vescovo di Catania, Marziale che esaudì un desiderio di Papa Gregorio XI, ed è ricoperto da oltre 300 gioielli ed ex voto. Oltre alla già menzionata corona, si possono citare alcuni dei più importanti gioielli donati alla santa: due grandi angeli in argento dorato che sono posti ai lati del busto di Sant’Agata; una collana del XV secolo incastonata di smeraldi, donata dal popolo di Catania anche se molti attribuiscono questo dono al viceré Ferdinando De Acuna; una grande croce riccamente lavorata del XVI secolo; il collare della Legion d’Onore francese appartenuto al musicista catanese Vincenzo Bellini; croci pettorali appartenute a vescovi di Catania, Dusmet, Francica, Nava, Ventimiglia; un anello appartenuto alla regina Margherita che lo donò nel 1881 nel corso di una visita a Catania.

(Foto D. Pappalardo)

A Sant’Agata sono attribuiti numerosi miracoli. Sia da parte dei fedeli che a lei affidano le loro preghiere di intercessione. Sia quelli legati direttamente alla città di Catania. La tradizione infatti racconta che più volte il vulcano Etna con la sua lava ha minacciato la città così come i terremoti e la peste. Ma ogni volta che si è ricorso a Sant’Agata attraverso l’esposizione del suo velo, ogni catastrofe naturale è rimasta bloccata salvando la sua città.

Ecco perché Sant’Agata è considerata anche la protettrice dei Vigili del Fuoco, degli incendi e delle catastrofi ambientali e naturali.

La Messa Dell’Aurora

La messa dell’Aurora del 4 Febbraio è il momento più atteso dai catanesi e il più emozionante della festa perché è la prima volta che possono riabbracciare la loro santa patrona dopo un anno.

L’unica occasione in cui possono rivederla è il 17 Agosto quando viene commemorata il ritorno delle sacre reliquie da Costantinopoli. Ma non è la stessa cosa. Invito a guardare questo video per avere un’idea della devozione.


Concludo quest’articolo con la poesia di una grande giornalista libanese Joumana Haddad che insieme alla storia di Sant’Agata descrive molto bene la forza delle donne.

Sono una Donna

Nessuno può immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio
chi vedo quando chiudo gli occhi
come vengo sospinta quando vengo sospinta
cosa cerco quando lascio libere le mani.

Nessuno, nessuno sa
quando ho fame quando parto
quando cammino e quando mi perdo,
e nessuno sa
che per me andare è ritornare
e ritornare è indietreggiare,
che la mia debolezza è una maschera
e la mia forza è una maschera,
e quel che seguirà è una tempesta.

Credono di sapere
e io glielo lascio credere
e io avvengo.
Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà
fosse una loro concessione
e ringraziassi e obbedissi.

Ma io sono libera prima e dopo di loro,
con loro e senza loro
sono libera nella vittoria e nella sconfitta.
La mia prigione è la mia volontà!

La chiave della mia prigione è la loro lingua
ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio
desiderio
e il mio desiderio non riusciranno mai a domare.

Sono una donna.
Credono che la mia libertà sia loro proprietà
e io glielo lascio credere
e avvengo.

http://www.circolosantagata.it/

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