“Una vita apparentemente perfetta” – di Michelle Hunziker

Semplicemente, donne.

“Una vita apparentemente perfetta” – di Michelle Hunziker

“Una vita apparentemente perfetta” – di Michelle Hunziker

Recensione di Lisa Molaro

Michelle Hunziker

“Una vita apparentemente perfetta” è il libro autobiografico della popolarissima Michelle Hunziker, edito con Mondadori. 

Conduttrice televisiva, attrice, cantante, ex modella svizzera con cittadinanza italiana, originaria della Svizzera italiana – nata nel Canton Ticino – e via di questo passo a poco serve aggiungere altre informazioni: tutti sappiamo chi è. Sentendo pronunciare il suo nome a ognuno di noi, ne sono certa, la memoria associativa fa visualizzare luminosità e sorriso smagliante, ilarità a profusione e risate fragorose, insomma: gioia spinta…ecco, l’ho scritto: gioia spinta! Questo è il motivo per cui quando avevo poco più di vent’anni (Michelle Hunziker ha la mia età), ma solo a quei tempi,  vedere attraverso lo schermo questo sorriso sempre ostentato, quasi buttato in faccio allo spettatore, me lo faceva arrivare “forzato”. Io sono una persona allegra e a stonarmi non era di certo l’allegria altrui… era proprio quel sembrare “risata costruita” a farmi, leggermente, pizzicare la pelle!

Invece… 

O forse dovrei scrivere: infatti! 

Ho sempre trovato intrigante mettere il naso nelle vite altrui ma non per spettegolare bensì per provare a indossare, attraverso pagine scritte – in questo caso – le scarpe calzate da altri piedi; provare a capirne il vissuto, le dinamiche psicologiche in circolo dentro altri individui; curiosa dell’altrui divenire poco meno di quanto lo sia di me stessa.

Da parecchio tempo il titolo “Una vita apparentemente perfetta” mi capitava sotto lo sguardo; l’argomento su cui lo sapevo incentrato mi attirava (l’ho già scritto sopra: la psicologia umana mi affascina, specie se tormentata!) e mi piace tantissimo l’impegno sociale di Michelle Hunziker che, insieme a Giulia Bongiorno è, infatti, la fondatrice di Doppia Difesa – Fondazione Onlus, costituita nel 2007, che offre aiuto a chi ha subito discriminazioni, abusi o violenze (sopratutto donne);  però, ogni volta, quel ricordo di sorrisi forzati mi faceva desistere finché sì, ho ceduto, ho iniziato il libro e in un paio di giorni l’ho pure terminato. Non rinnego la sensazione di un tempo, ma ne capisco ora il motivo: il sorriso non era “finto” bensì “finestra” di un mondo tormentato. Questo libro me lo portavo dietro per casa, ogni attimo era buono per saperne di più, per vedere fino a che punto… se davvero… ma nessuno si accorgeva? Certo che no, da dietro lo schermo lei ostentava quel benedetto sorriso a 100 denti e al fianco si era tenuta solo quelli che non profumavano davvero di olio santo e anima candida…

Mi guardò con quei suoi enormi occhi scuri, che ridono solo quando lo vuole lei, e mi disse: «Io rivoglio la mia mamma bionda e sorridente, oppure con te non gioco più». È stata una pugnalata al cuore.

.
Non è vero che nessuno si accorgeva!

Faccio un passo all’indietro, in questo libro la Hunziker, con un coraggio e una forza invidiabile a molti, si apre il cuore con le mani per far uscire, almeno in parte, il dolore aguzzino che l’ha tenuta prigioniera all’interno di una setta.

Funziona come una tecnica di addestramento: si nutre, si coccola e si vezzeggia un cane solo mentre sta nella gabbia; appena fa confusione, si agita, abbaia o latra troppo forte, lo si piazza fuori al freddo, senza cibo, senza affetto. Il cane non si sente libero: si sente abbandonato. È terrorizzato e non può realizzare che gli basterebbe fare quattro passi per trovare qualcuno che potrebbe aiutarlo e prendersi cura di lui. L’unica cosa che desidera è tornare nella gabbia.
È terribile, ma mi sentivo esattamente così. Mentre ero fuori dalla gabbia volevo solo riavere la mia cuccia calda, un pasto sicuro e una carezza sulla testa.

Come è potuta finire in gabbia una persona bella, giovane, con una normale estrazione sociale, con un lavoro appagante – e via scrivendo… – ? La risposta è semplice: tutti abbiamo bisogno di affetto e calore e, talvolta, in questa ricerca di gratificazioni per il cuore, si rischia di diventare Biancaneve dinanzi alla strega malvagia che ti offre sempre mele zuccherine e morbide; ti apre sempre le braccia e ti fa sentire sempre amata. La sensibilità dinanzi alla mancanza di scrupoli.

Quando la Strega capisce di avere dinanzi una Biancaneve inerme, passa il panno sulla buccia rossa e lucida per bene il frutto acerbo fino a farlo diventare maturo e più lucida più stringe la presa.

E più stringe la presa più aguzza lo sguardo.

E più aguzza lo sguardo più Biancaneve, affamata d’amore, cade ai suoi piedi a braccia protese, chiedendole aiuto. Chiedendole cibo.

Michelle Hunziker prima di essere un volto noto della televisione è una persona come tutti noi ma questo non l’ho certo capito leggendo… lo sapevo da prima!

Una donna che è stata, ovviamente,  bambina, come tutti. Una bambina a cui tagliavano sempre i capelli corti, con la conseguenza – non intenzionale – di farla sentire indifesa in mezzo al mondo-bambino e alla cattiveria – tipica – che solo l’innocenza, a volte, sa avere. Quel suo comportarsi da maschiaccio, quel suo essere poco Barbie, quella sua parlata italiana da spaghettifresser (“mangiaspaghetti”, una sorta di equivalente di “terrona”), tutto questo – e altro che scoprirete nel libro, se lo leggerete – hanno contribuito a farla sentire, sin dall’asilo, un’emarginata.

Mi era già successo di sentirmi esclusa, e di uscirne migliorando me stessa. Per tutti gli anni dell’asilo avevo avuto il terrore della ricreazione: appena uscivamo in cortile, gli altri bambini si divertivano a chiamarmi “spaghettifresser” (“mangiaspaghetti”, una sorta di equivalente di “terrona”) e a picchiarmi. Il motivo: ero nata nel Canton Ticino e mi esprimevo in italiano, loro erano originari del Canton Berna, dove mi ero trasferita con la famiglia, e parlavano tedesco. Avrei potuto trincerarmi in classe, invece inspiegabilmente a ogni campanella infilavo la porta e andavo incontro al mio destino: prenderle.

Lo credo fortemente da sempre, noi siamo come una casa e le nostre fondamenta hanno avuto origine dalla nascita (se poi pensiamo all’epigenetica ci tocca andare ancora più indietro!).

Non voglio scrivere molto sul vero tema del libro; non voglio farlo per rispetto verso l’autrice e perché trovo corretto che chi avesse voglia di leggere la sua esperienza debba poterlo fare attraverso le parole della Hunziker, indossando le sue scarpe e non scorrendo le mie quattro righe che risulterebbero riduttive e – per forza di cose, non essendo mia la sua vita – impersonali.

Riporto però uno dei vari, importanti, passaggi che ho evidenziato durante la lettura:

La Michelle che racconto in questo libro mi appare così diversa da quella di adesso che mi sembra impossibile essere stata lei. Forse siamo delle matrioske: man mano che cresciamo e ci corazziamo per affrontare il mondo, le persone che siamo state, le loro esperienze, i loro dolori rimpiccioliscono dentro di noi. Eppure rimangono lì, e non dovrebbe andare in altro modo: se dentro ci svuotassimo, dimenticassimo, ci limitassimo a fare spazio senza fare tesoro di quanto ci è accaduto, non apprenderemmo niente. Che senso ci sarebbe, allora? Nessuno.
Sono grata alle donne che sono stata. Alla me bambina, alla Michelle che è cresciuta e si è buttata con fiducia nel mondo, e anche alla ragazza che si è illusa di aver trovato amore dove non ce n’era: è lei ad avermi permesso di evolvere, covando e cullando i semi della donna che sono.

Perché leggere questo libro?

Leggere questo libro è importante perché il fatto che non sia capitato al lettore in prima persona, non lo rende immune da future manipolazioni mentali; nessuno lo è. Io, per esempio, sto attenta al prossimo, nel bene e nel male; mi tengo informata e tengo aperto il cuore cercando di ascoltare anche ciò che è inudibile; leggo saggi di genetica, di epigenetica, di psicologia, di “qualsiasi cosa mi offra risposte” e sia in grado di soddisfare la mia costante curiosità… so cos’è la Cabala e so cosa sono le sefirot – spesso citate in questo libro come pure, spesso, è citato Dio – insomma, non credo di essere una ingenuotta sprovveduta davanti al resto del mondo; non credo di essere psicologicamente indifesa… ma ne sono sicura? So cosa mi riserva il futuro? So se mi capiterà qualcosa in grado di rendermi tale? No. Quello che so è che bisogna tenere sempre gli occhi aperti, fidarsi del prossimo “il giusto” e, sopratutto:

non affidare mai il proprio respiro a terzi!

Essere persone buone, offrire amore, è giusto ma pretenderlo lo è altrettanto.

Bisogna stare attenti (maschi e femmine)  alle streghe e agli stregoni. Il mondo non è fatto solo da persone dall’animo candido… esiste chi, di bianco, solo si veste.

Chi cade vittima di manipolazione psicologica, perché di questo si tratta, è caduto nella ragnatela tessuta da chi il  gaslighting sa bene cos’è. Il gaslighting viene annoverato come forma di stalking tra i più crudeli  perché l’abusato viene portato dall’abusante a ridurre a zero la propria capacità analitica e la propria stima e lo stato di dipendenza viene vissuto come condizione di Vita o di Morte. Basta guardare programmi come “Le iene” o “Striscia la notizia ” per rendersi conto di quante persone, insospettabili, possano finire dentro queste trappole all’apparenza senza uscita.

Michelle Hunziker è una donna con molta forza di volontà; determinata nel bene quanto nel male – verso se stessa – perfezionista e rigorosa nel superare gli step volti al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Questo è stato il vero errore: non capire che l’obiettivo non era raggiungibile perché la “fine del gioco” non era prevista.

Siamo il nostro passato. Siamo il nostro passato, il nostro presente e sta a noi solo prenderne consapevolezza per rovesciare eventuali destini infausti. Destini non scritti.

Destini con diritto di pretesa libertà e questo sì che è un diritto imprescindibile.

 

 

 

Titolo: Una vita apparentemente perfetta
Autore: Michelle Hunziker
Editore. Mondadori
Collana: Vivavoce

Sinossi:

Tutti conoscono Michelle Hunziker per il senso dell’umorismo, l’autoironia, i lunghi capelli biondi e il sorriso sfolgorante. Eppure c’è stato un tempo in cui quel sorriso era la più luminosa delle maschere, indossato per nascondere le fragilità di una ragazza di poco più di vent’anni. Proprio nel momento più buio della sua esistenza avviene l’incontro destinato a cambiarla. Lei è una donna accogliente, materna, empatica, capace di intercettare negli altri le debolezze e le crepe di cui forse nemmeno sono consapevoli: proprio per questo, una formidabile manipolatrice. La mela rossa con la quale seduce Michelle ha il sapore dolce della comprensione profonda, dell’ascolto privo di giudizio. Dopo di che, la puniva abbandonandola, impedendole ogni tipo di contatto con lei e con gli altri membri della setta, “perché prima di tornare tra noi devi purificarti”. Con la speranza che condividere la sua esperienza possa aiutare chi ne sta vivendo una simile, Michelle racconta i quattro anni trascorsi in una setta: i ricatti, le privazioni, il controllo costante, la progressiva perdita dell’indipendenza, la paura di rimanervi invischiata per sempre e il terrore alla sola idea di venirne fuori. Fino a quando ha trovato la forza di uscirne. Grazie all’amore.

 

 

 

Potrebbe interessarti anche  “Pelle di donna” di Alina Rizzi:

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.