Franco Natale, mio padre – di Gianfranco Natale

Franco Natale, mio padre – di Gianfranco Natale

Franco Natale, mio padre – di Gianfranco Natale

recensione di Barbara Gabriella Renzi

Franco Natale

Ho letto con interesse il libro di Gianfranco Natale Franco Natale, mio padre, pubblicato dalla casa editrice Kimerick nel 2019.

Questo libro è un omaggio all’amore.

Ci sono diversi tipi d’amore e questo concetto è complicato e complesso, a dirla in poche parole, forse, è indefinibile; cosa sia l’amore nessuno lo sa e credo che nessuno possa definirlo per quanto colti si possa essere.

L’amore si mostra e Gianfranco l’ha qui, con questo libro scritto.

L’amore, a volte, si pensa che non esista; a volte, invece, ci prende allo stomaco e ci fa tremare le ginocchia.

A volte, ci porta sulle nuvole da cui possiamo guardare il mondo, osservarlo.

Cosa ci dice in quel momento il mondo, cambia di volta e in volta, e nessuno lo sa prima di trovarsi lì nel cielo a volare con ali d’angelo.

In questo libro, Franco Natale, mio padre, l’amore e l’onore sono preponderanti: sono il libro. Il ricordo del padre morto e la sua biografia sono una cosa sola, tenuti insieme dal laccio dell’amore, come un mazzo di fiori diversi e scomposti è tenuto insieme dalla carta colorata, accuratamente scelta da un fioraio esperto.

Di questo padre sappiamo le sue passioni e conosciamo le sue qualità; vediamo i suoi quadri, alcuni dei quali estremamente belli, e leggiamo le sue poesie.

Forse però non vediamo nulla e non conosciamo niente.
Ciò che conosciamo è il ricordo del figlio, il padre attraverso gli occhi di un figlio, che lo onora e lo ama anche dopo la morte.
L’onorare le persone care, portarle nel cuore, è qualcosa che possiamo imparare da questo libro e da questo autore.

L’amore non si impara ma si impara a onorare ciò che di buono nella vita vi è stato.

Questo figlio grida a voce alta l’amore per il padre, Franco Natale, quanto gli manchi e quanto gli abbia dato. Forse la sostanza della vita è proprio in questo voler bene, ricordare il bene e propagarlo a voce alta, ognuno a suo modo. Chi scrive, scrivendolo.

Di questo uomo, di questo scrittore – prima di tutto padre – mi ha colpita una poesia.

Una poesia come una lancia, come una freccia appuntita mi ha trafitta nel volto, soprattutto oggi, che rileggo il libro nuovamente. Il titolo: “Cielo d’ottobre”.

Siamo a febbraio, ora qui in Germania e anche io oggi come il poeta ho visto le nubi diffuse, in un cielo sgualcito.

Qui in Germania il cielo è sgualcito dagli attacchi razzisti, ancora una volta, ed è la storia che si ripete.

E allora chiedo che un pochino del ricordo dell’amore si sparga qui dove sono, che dal Sud arrivi qui e inondi tutto, in un secondo, che pulisca l’odio. Contro l’amore vi è solo l’odio e contro l’odio solo l’amore.

I padri che onorano i figli generano amore e i poeti poesia, nel cielo di quella poesia si formava una croce di ricordo.

Ecco che la stessa croce seppellisca l’odio: non una croce cristiana intendo ma una croce d’amore, che la nebbia di quella poesia si sparga anche qui per portare la primavera, come la portava nei paesaggi del Sud.

Il poeta era una persona religiosa che chiedeva amore e pensava che l’amore avrebbe cambiato il mondo, io, qui, mi appiglio all’amore generato dalla sua poesia e guardo il cielo con la stessa speranza, una speranza non religiosa, non divina ma terrestre… che la croce dei morti passati ricordi l’importanza della vita, che l’amore sconfigga l’odio.

Certe parole non sono in voga, ma per me e per il poeta si rendono materia; sono quella ragazza del dipinto che cura la pianta del vaso, questo è l’amore.

Il poeta e pittore ricorda l’amore e io con lui, lo ricordo e lo piango.

Piango la sua scomparsa e la ricerco nei quadri di questo libro: il ritratto di nonna Mariannina con il suo sguardo tristemente posato mi dice di non perdere la speranza, ma nel mio cuore è scesa ormai la nebbia parafrasando un’altra poesia, intitolata “la nebbia”.

Un libro. Franco Natale, mio padre, di poesie e dipinti, un libro di ricordi e d’amore che non può essere riassunto in una semplice recensione, perché’ l’amore si sente e si vive e non si riassume.

Gianfranco Natale, non ho conosciuto tuo padre ma credo che tu sia stato un uomo fortunato.
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Sinossi

Si mise alla ricerca della luce. Comprese che i colori esistono nelle tonalità, nei sotto toni. Negli incavi della luce e dell’ombra.

Questa ricerca sfociò nell’uso di uno strumento che non lo avrebbe mai più abbandonato: la spatola.

Una lamina sottile e flessibile che permetteva di scavare la pittura. Viene qui fuori la sua prima esperienza di scultore.

La spatola è per i pittori uno strumento difficilissimo e potentissimo. Nelle sue mani però si mutava in penna leggera che disegnava emozioni.

Titolo: Franco Natale, mio padre
Autore: Gianfranco Natale
Edizione: Kimerich, 2019

 

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