Premio Bianca d’Aponte: le voci di Bianca

Premio Bianca d’Aponte: le voci di Bianca

Premio Bianca d’Aponte: le voci di Bianca

a cura di Gianna Ferro

Bianca

Continua “l’onda rosa” con la 16a edizione del Premio Bianca d’Aponte – Città di Aversa, Concorso nazionale per sole cantautrici diventato ormai uno degli eventi più prestigiosi e attesi della musica italiana.

Il Premio Bianca d’Aponte si avvale della direzione artistica di Ferruccio Spinetti e Arisa, quest’anno madrina del Concorso, alla quale spetterà il compito di presiedere la giuria, di cantare e di incidere un brano di Bianca d’Aponte, la cantautrice a cui è dedicato il Premio.

Il Concorso si terrà al Teatro Cimarosa di Aversa nelle giornate del 23 e 24 ottobre 2020.

 

Il bando del Concorso è disponibile, insieme alla scheda di iscrizione, su:

www.premiobiancadaponte.it 

La partecipazione è gratuita e la scadenza è fissata per il 28 aprile.

Il Concorso è aperto a qualsiasi genere musicale e a brani in italiano o in un dialetto italiano.

A precedere la straordinaria Arisa, nel ruolo di madrina, nella scorsa edizione è stata Tosca; e, ancora, nelle edizioni precedenti cantanti di peso come Brunella Selo, Rossana Casale, Petra Magoni, Fausta Vetere, Mariella Nava, Elena Ledda e Cristina Donà, Nada, Paola Turci, Andrea Mirò, Ginevra Di Marco, Irene Grandi, Rachel Bastreghi e Simona Molinari.

L’Associazione Musicale Onlus Bianca d’Aponte di Aversa, che organizza la manifestazione, è attiva tutto l’anno con la promozione e l’organizzazione di vari eventi artistici e culturali.

Il Premio è nato

“per dare alle cantautrici italiane emergenti un’opportunità per esprimere la propria arte, per creare, durante il festival, momenti di incontro, di approfondimento e di confronto con discografici, artisti di fama, promoter e addetti ai lavori”,

questo è quello che si legge nel sito ufficiale del Concorso, e ancora:

“Il titolo del concorso, che nella stesura completa è “Sono un’isola: io, donna per una canzone d’autore”, è tratto dall’ultima canzone scritta da Bianca, Sono un’isola, appunto. Un modo per continuare da dove Bianca si è fermata, alla ricerca di quell’isola… il sogno da realizzare. Ma ora è di Bianca che voglio parlare, di quel sogno spezzato.”

Ad Enrico Degeribus, che cura l’ufficio stampa del contest, va la mia gratitudine per avermi dato l’opportunità di presentarvi questo Premio e voglio ringraziare di cuore Gaetano, papà di Bianca che ha voluto parlarmi di lei.
Difficile la mia richiesta, perchè parlare di Bianca persona e figlia gli ha creato un turbinìo di emozioni.
“A Bianca piace stare tra la gente, con la gente”, specie i meno abbienti, quelli che la società tiene ai margini: queste le sue prime parole.

Bianca d’Aponte a 6 anni inizia lo studio del pianoforte, per desiderio dei genitori che vogliono offrire alla figlia tutte le opportunità e, magari, distoglierla da distrazioni deleterie come passare inutilmente ore davanti ad un televisore.

Prosegue, con impegno e lusinghieri risultati, lo studio per sei anni, ma l’indole di Bianca, che accetta a fatica le imposizioni, comincia a manifestarsi e la malcelata sua propensione per il classico studio pianistico la manifesta quando, finite le medie, pone i genitori davanti a un bivio: Lo studio del pianoforte o continuare la scuola.
Il messaggio, fin troppo chiaro, viene ovviamente compreso dalla mamma e dal papà.

È quello, però, per loro il momento di maggior soddisfazione perché Bianca, libera dagli schemi che lo studio “imposto” le poneva, inizia ad approcciarsi al pianoforte in piena autonomia e viene fuori il suo amore per la musica.

Negli anni del liceo, Bianca continua a cantare e a suonare e lo fa unendosi ad amici che come lei coltivano la stessa passione; si formano, così, i primi gruppi musicali: ed ecco, allora, che quelle basi musicali, acquisite nell’infanzia, con lo studio del pianoforte, tornano utili a Bianca per cimentarsi nei generi musicali che lei prediligeva.

Da lì a cominciare a scrivere lei stessa le sue canzoni, il passo è breve. Scrive di getto parole e musica che propone sempre al giudizio di mamma Giovanna e papà Gaetano.

Finiti gli studi al Liceo scientifico, Bianca inizia a viaggiare per soddisfare la sua esigenza di esprimere il suo spirito libero e la necessità di conoscere persone e luoghi nuovi.
Inizia a suonare la chitarra, strumento forse più congeniale per accompagnare le sue canzoni; al nuovo strumento si approccia da autodidatta ma, evidentemente, l’aver studiato pianoforte per sette anni, l’agevola.

In verità inizia anche a studiare la chitarra con il Maestro Piero Viti, docente di Conservatorio, ma i tempi che uno studio accademico avrebbero richiesto mal si conciliavano con i suoi.

D’altra parte lei, stessa dice che la chitarra le serve per comporre ed accompagnare le sue canzoni non per fare la musicista.

Bianca d’Aponte scrive e scrive bene le sue canzoni, parole che toccano l’animo delle persone.

Papà Gaetano insegna all’Alessandro Volta di Aversa; Bianca un giorno va a trovarlo e, durante una pausa di un gruppo di allievi che prova dei canti pasquali, l’amore per la musica la coinvolge e canta.

Una collega del papà la sente e ne rimane estasiata, tanto da proporre un’audizione con Fausto Mesolella. Detto fatto, la collega di Gaetano, amica della moglie del musicista, combina un appuntamento.
Chi era Fausto Mesolella? Chitarrista, compositore, componente storico della Piccola Orchestra Avion Travel guidata da Peppe Servillo.

Tra un tour e l’altro, insieme a Paolo Belli e con gli Avion Travel, nel 1994 forma il Nada Trio.

Mesolella è anche produttore: cura i lavori di Alessio Bonomo, Nada, Patrizia Laquidara, Giorgio Conte; lavora per Samuele Bersani, scrive il brano “Na stella” per Gian Maria Testa, Gianna Nannini lo chiama per una collaborazione. E ancora, arrivano Tricarico, Maria Nazionale, Raiz degli Almamegretta, Fiorella Mannoia.
Compone la colonna sonora dell’unico film da regista di Fabrizio Bentivoglio, “Lascia perdere Jonny”, ricevendo il premio Ennio Morricone il 15 dicembre del 2007 come miglior compositore al Film Festival di Roma proprio per le musiche composte per il film.

Era instancabile Fausto Mesolella, purtroppo ci ha lasciati nel 2017.
Giunti all’appuntamento, papà e collega, che li aveva accompagnati, erano un po’ tesi,
Bianca, invece, in compagnia della sua chitarra, si mostra tranquilla ed una volta presentatisi, Fausto la invita cantare.
Mentre lui continua a lavorare al suo computer, ascolta Bianca e alla fine le dice:
”Piccirè , devi uscire dal minore. Tra un mese ci risentiamo e prepara un book fotografico”.

L’ avventura di Bianca d’Aponte come cantautrice ha inizio.

Mesolella diventa, per lei, il primo riferimento certo.

È attento all’interpretazione, punta alle emozioni, su quello che Bianca attraverso le sue parole e con la sua voce riesce a trasmettere.
Molto più peso alla voce lo dà Mara Maionchi, che Bianca ha la fortuna di conoscere all’Accademia di Sanremo e che, dopo averla adocchiata, la invita per qualche giorno a casa sua; la Maionchi, però, dava molta importanza all’impostazione vocale, tanto che Bianca inizia a prendere lezioni di canto.
Ma il suo essere libero, la sua indipendenza, non resistono a regole e convenzioni.

Bianca viaggia e scrive tanto. Registra su musicassette le sue creazioni e le consegna, tutte le volte, a papà Gaetano affinchè giungessero, comunque, a Fausto Mesolella.
Nei suoi brani si sente la necessità di essere profondi ma, contemporaneamente, di arrivare a più gente possibile, con un linguaggio trasversale che voglia spronare l’ascoltatore.

L’ascesa di Bianca continua: due anni al Cet di Mogol, poi l’invito di Oscar Avogadro a Milano, il contratto con la Bmg Ricordi, i preparativi per il disco.

Il primo singolo doveva uscire a settembre 2003, e invece Bianca ad agosto se n’è andata, per un’aneurisma.
Bianca d’Aponte aveva solo 23 anni.

“Partirò, con il sole andrò. Verso chi, verso cosa non so…”
Come Dorothy – di Bianca d’Aponte

Il nome di Bianca ora lo portano un’Associazione e un Concorso.
L’ idea parte da Gaetano d’Aponte che, dopo una conversazione telefonica con Fausto Mesolella, trova solidarietà e approvazione.
Papà Gaetano racconta:

“il desiderio di restituirle ciò che un destino, che lei stessa definiva beffardo, le ha sottratto proprio quando stava per realizzare il suo sogno.”

Il primo punto dello Statuto dell’Associazione prevede la creazione di un Premio a nome di Bianca d’Aponte. L’Associazione doveva prendere vita il 16 febbraio 2004, compleanno di Bianca, ma per motivi organizzativi viene presentata il 14 febbraio al teatro della Scuola media “Parente” di Aversa, che aveva frequentato.
Ed ecco il Premio che, nelle intenzioni di Gaetano, doveva avere qualcosa che lo caratterizzasse e lo distinguesse dai tanti già esistenti sulla scena musicale italiana.

E ancora da Mesolella parte l’idea di riservare il Premio al cantautorato femminile, una creatura unica in Italia.
Ecco allora che nasce il Premio Bianca d’Aponte – Concorso nazionale per sole cantautrici, e Fausto Mesolella ne assume, per sua volontà, la direzione artistica.

Dalla 1a edizione il Premio è cresciuto tantissimo. Ma per arrivare ad affermarsi come uno dei più prestigiosi in Italia, Fausto ha lavorato tantissimo, mettendo in campo tutto il suo talento e carisma.
Allo stesso modo Gaetano e Gennaro Gatto, amico delle elementari di Bianca e vera anima del Premio e della Associazione, hanno viaggiato tanto per dare visibilità al Premio e cercare proseliti: Sanremo, il Premio Tenco, da cui è stato accolto con entusiasmo, benevolenza ed affetto.

Ed al Tenco Gaetano distribuiva anche i CD del Premio d’Aponte con i 10 brani partecipanti e un brano scritto da Bianca e cantato dalla madrina di turno. Tra i destinatari, l’attuale direttore artistico del “Premio Tenco”, Sergio Secchi, dopo Amilcare Rambaldi ed Enrico De Angelis, che seguiva il Premio d’Aponte; con lui la musica di Bianca valica i confini italiani e raggiunge Barcellona.
Nasce e continua per tre anni, il Bianca d’Aponte International, manifestazione voluta e organizzata da Cose di Amilcare, che riesce a portare in Catalogna questa eccellenza italiana.
Cose di Amilcare è un’associazione culturale senza scopo di lucro, con sede a Barcellona, intitolata ad Amilcare Rambaldi, fondatore del Club Tenco di Sanremo.
Le canzoni di Bianca verranno interpretate in molte lingue da numerose artiste internazionali: catalano, spagnolo, inglese, tedesco, francese, basco e perfino maori.
A Barcellona ci sarà anche Fausto Mesolella, direttore artistico del Premio Bianca d’Aponte, che riceverà il Premio Rambaldi 2015.
Nell’occasione Mesolella accompagna con la chitarra la voce registrata di Bianca su “Canto di fine inverno”

Anche Enzo Avitabile nel suo album “Lotto infinito” ha voluto omaggiare Bianca d’Aponte con “Bianca”, duettando con Renato Zero “Ho voluto cantare questa storia scabrosa di perdita, castità, assenza” ha detto l’artista.

 

Alla 10a edizione del Premio Bianca d’Aponte è stato presentato, per volontà di Mariella Nava, il CD “Anima Bianca”, contenente 10 canzoni di Bianca cantate dalle 10 madrine che hanno preso parte alle altrettante edizioni del Premio.
A luglio di quest’anno il CD sarà ripresentato a Rimini nel corso di una Rassegna dedicata alle donne.
“Sono un’isola” è il titolo dell’ultima canzone che Bianca d’Aponte che scrisse nel 2003, poco prima della sua tragica scomparsa.

“Che c’è oltre casa mia? Che c’è un po’ più in là? Che nome avrei e chi pregherei se non fossi qua?”.

Bianca vive attraverso le parole e la voce di tante giovani artiste che ogni anno sperano di realizzare un sogno partecipando al Premio Bianca d’Aponte.

Grazie Bianca! Grazie Fausto!

 

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