Il Demone del cibo – di Maria Luisa Seconnino

Il Demone del cibo – di Maria Luisa Seconnino

Il Demone del cibo – di Maria Luisa Seconnino

Oggi avevo finito tardi di lavorare, ero stanca ed affamata: non vedevo l’ora di parcheggiare l’auto per andare al supermercato sotto casa per fare un po’ di spesa; il mio frigo è quasi sempre vuoto, cerco di non avere troppe scorte alimentari, non si sa mai, meglio non cadere in tentazione.
Dopo trenta minuti di giri intorno al mio palazzo, ero riuscita a trovare un buco dove parcheggiare.
È stato tra una confezione di caffè Kimbo in offerta ed un pacco di camomilla Bonomelli che l’ho vista.

Una donna di circa quarant’anni allungava il braccio per prendere da uno scaffale un pacco di Loacker.
Qualcosa nel suo sguardo ha catturato la mia attenzione così mi sono soffermata ad osservare meglio il contenuto del suo carrello, la donna aveva preso due vaschette di gelato multi gusto, tre confezioni di dieci barrette Kinder, un barattolo di Nutella, un paio di Pizze surgelate della Buitoni, un paio di confezioni di Pan Bauletto.

Dunque non mi ero sbagliata, era come pensavo, quel guizzo famelico negli occhi lo avrei riconosciuto tra mille, perché un tempo, non troppo lontano, era stato anche il mio.
Quella donna era posseduta dal Demone del cibo.

Lui si muove lentamente nella tua testa e gli basta poco per farsi strada tra i tuoi pensieri: una discussione a lavoro, un vestito che non ti sta bene, lo sguardo di un passante che ti sembra giudicante, l’ennesima telefonata di tua madre che si lamenta dei suoi bisogni inappagati senza ascoltare mai i tuoi.

Il Demone allora compare da quella sottile crepa emotiva che si è appena aperta rendendola profonda e sanguinolenta, ti fa desiderare qualcosa che ti dia conforto e calore, come te lo dava il latte che da bambina prendevi dal seno.

Tu provi a non pensarci a quel bisogno che ti è nato dentro, ma non ci riesci, la tua mente torna sempre là.
Ti stai rifacendo il trucco in bagno ed i pensieri volano al rimprovero del tuo capo, “potevi fare meglio, lo sai anche tu, uffa che voglia che hai di mangiare una barretta al cioccolato”.
Ritorni in ufficio e provi a rimediare all’errore, ma nel frattempo ti arriva il messaggio di una tua amica che disdice il cinema per stasera, “cavolo, ci tenevi tanto ad andarci, quasi quasi ordinerai unapizza per cena”.
È ora di pranzo e i colleghi vanno a comprare il panino da quello del street food che sta appena fuori dall’ufficio, si quello che ci mette dentro un sacco di cipolla e maionese, ma tu hai la tua schiscetta da casa, con farro e legumi, porca miseria, ti senti come una malata, lo vorresti pure tu quel panino divorato in compagnia.

Finalmente sei a casa, hai fatto tardi anche stasera e sei stanca ed affamata, non hai voglia di metterti a cucinare qualcosa, “meglio quei bastoncini Findus al forno, tanto è pesce no? Ma si,cuciniamo tutta la confezione, facendo i conti sono solo dieci”.

Nel frattempo chiami tua madre, per sapere della giornata e lei continua a vomitarti inutili lamentele. Chiudi la telefonata e senti che il tuo dovere di figlia perfetta è stato fatto, adesso puoi rilassarti.

Ti metti davanti alla tv ed avvii la serie che stai seguendo, ma prima di metterti comoda sul divano ti prepari una bella tazza di gelato alla nocciola, perché dopo cena hai sempre quella voglia di qualcosa di buono e poi da qualche parte avevi letto che il gelato, dopo i pasti, aiuta a digerire.
La visione della serie non ti sta appassionando molto, i pensieri ritornano a rincorrersi accavallandosi nel tempo.
Il rimprovero del tuo capo di oggi ti ha riportato indietro a quando i tuoi compagni di classe ti prendevano in giro perché eri grassottella, Cicciabomba ti chiamavano. Oggi lo definirebbero bullismo, ma allora erano considerate solo scherzi e tu eri una stronza troppo permalosa, se non stavi al gioco.
Quel pensiero a sua volta ti riporta indietro da tua nonna ed a quella volta che ti aveva difeso da quei bambini che ti avevano preso in giro per una gonna che ti stava male, e poi, sempre tramite altri salti temporali, ricordi tutte le volte che tua mamma non è mai stata presente e di conforto nella tua vita, oppure di quella volta che tuo padre ti gridò che non voleva più vederti per quanto eri grassa.
Adesso hai proprio voglia di Nutella, si, la spalmerai su una bella fetta di pane caldo.
Poi è arrivata anche un’altra tazza di gelato ed una pizza cotta al forno per smorzare tutto lo zucchero ingerito.
Adesso però ti senti piena come un pallone ed i sensi di colpa per tutto il cibo ingerito non ti lasciano un istante.
Hai mangiato troppo, metterai su almeno cinque chili, i vestiti ti andranno ancora più stretti e quel tizo nuovo, si quello carino, che lavora a tre scrivanie dalla tua, non vorrà mai uscire con te.

Il cibo ti ritorna in gola con prepotenza e vai in bagno a vomitare.
Ti senti un po’ meglio ora che ti sei svuotata, ma hai altro cibo da vomitare: ti mantieni i capelli con una mano e con l’altra infili due dita in gola; avvicini la faccia al bordo del water, sino quasi a sentire la puzza di fogna che sale su e ricominci a vomitare.

Vomiti il lavoro, vomiti la solitudine, vomiti te stessa.

Quando ho visto quella donna al supermercato l’avrei voluta fermare per dirle che l’avevo riconosciuto il suo Demone, perché era stato anche il mio.
Le avrei voluto dire che non era sola e che poteva salvarsi, come ho fatto io.

Le avrei voluto dire: “Guarda, il dolore non è che scomparirà del tutto dalla tua vita, perché siamo fatte così, d’ istinto non vogliamo sentire la sofferenza, perché la conosciamo sin troppo bene, ne abbiamo avuta forse troppa da bambini e ci basta per tutta la vita.

Mangiamo per tenere la bocca chiusa e non fare uscire quel grido di dolore che ci divora dentro.»

Le avrei voluto dire che il capirlo è stato perturbante, ma salvifico.

Che anche se il Demone non scomparirà mai, lo si può tenere sotto controllo, impedirgli di crescere e d’impossessarsi di noi, dicendogli, ti vedo, so che sei lì, ma non permetterò più a nessuno di zittire il mio dolore, nemmeno a me stessa.

La donna dal carrello pieno di dolci si è accorta che la stavo osservando e ricambia lo sguardo.
Fruga con gli occhi nel mio carrello e ci trova: una confezione di caffè , il latte fresco, dei fagiolini surgelati, del petto di pollo, un paio di panini, i cereali per la colazione ed una confezione di yogurt al cocco, le banane,le mele ed un pacchetto di barrette Kinder, la confezione da quattro.
Mi sorride tristemente e si dirige alla cassa.

Mi verrebbe da abbracciarla, ma non lo faccio, spero che anche lei, un meraviglioso giorno, trovi la forza per sconfiggere il Demone, spero che anche lei, in un meraviglioso giorno, si conceda di gridare le sue emozioni.

 

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