Le donne, queste illuse – di Giulia Rizzato

Semplicemente, donne.

Le donne, queste illuse – di Giulia Rizzato

Le donne, queste illuse – di Giulia Rizzato

 

Le donne, queste illuse.

Ve le presento: lei si chiama Elisabetta, mentre lei è Anna.

Chi sono, vi chiederete voi?

Prima lasciatemi dire chi sono io: mi chiamo Omar, sono un bel ragazzo, bei pettorali e, stando a quanto dicono le donne, ci so fare a letto.

Adoro le donne e amo possederle.

Lo so cosa state pensando “eccolo qua, il solito ragazzo stronzo che avrà fatto soffrire quelle due povere ragazze innocenti.”

E no! Sapete cosa vi dico? Lasciatemi raccontare la mia storia e poi sarete voi a trarre le vostre conclusioni.

Ho conosciuto Anna una sera di mezza estate in un locale danzante.

È stato un colpo di fulmine: bionda, alta, formosa, una vera bomba sexy. Mi è subito venuto duro e mi immaginavo già di scoparmela.

Mi sono avvicinato a lei, le ho sussurrato “sei stupenda” all’orecchio e, grazie al suo sguardo languido, capii che potevo ballare con lei. Le ho lasciato io il mio di numero e non il contrario (furbo, eh?), così che fosse lei a scrivermi per prima se voleva rivedermi (ero sicuro che l’avrebbe fatto!). E così fu infatti.

Ci siamo visti la settimana dopo e riuscì a portarmela a letto al primo incontro.

La sua appariscente bellezza esteriore cozzava però con un’inaspettata intransigenza caratteriale… lei voleva usare precauzioni “sai le
malattie veneree?”, mentre io no.

Chi se ne frega! Cosa vuoi che succeda? Quante fisime si fanno queste donne!

Cosa feci quindi? All’inizio mettevo il preservativo, così lei se ne stava tranquilla e si lasciava andare, e lo toglievo durante il rapporto. Il trucchetto lo scoprì quasi subito (cazzo!). E si arrabbiò tanto, non capivo perché ne facesse tutto questo dramma.

Mi parlava di fiducia tradita, di colpe (io?), e bla bla bla. Io che invece volevo solo fare sesso con la mia compagna dando sfogo ai miei più naturali istinti biologici. Che male c’è?

Poi ritornava puntualmente da me, mi baciava con talmente tanto ardore che io fraintendevo sempre (ora scopiamo) e poi si bloccava e non voleva andare oltre.

E questo una volta, due, tre… ma quanto complicate sono queste donne?

E io finivo per dovermi fare una sega visto il coito mancato.

Un giorno al supermercato incontrai per caso Elisabetta.

Si era un po’ ingrossata dall’ultima volta che ci eravamo visti, ma il suo viso rimaneva sempre bellino. Per non parlare di quei suoi occhi furbetti e ammiccanti che sicuramente promettevano qualcosa.

Era tornata single evidentemente. Le scrissi la sera stessa per “sondare il terreno”. I soliti “ciao, come stai?” di noi maschi. Mica facevo nulla di male. Con Anna ci sentivamo tutti i giorni, ci vedevamo spesso, i nostri baci erano ardenti di passione, ma niente sesso. Cosa potevo fare?
Anna aveva una cena con le sue amiche, quindi sfruttai l’occasione per invitare Elisabetta da me come ai vecchi tempi. Lei accettò. Bussò alla porta, aprì, ci guardammo, mi sorrise e la feci entrare.

La tavola era imbandita con le pizze appena ordinate, tanto sapevo i suoi gusti. Dopo ci mettemmo a guardare la televisione. Era una finta, mi avvicinai sempre di più a lei finché la baciai. Non oppose resistenza, anzi.
Altrimenti perché sarebbe tornata nella tana del lupo visto che ci eravamo lasciati un anno fa?

Nonostante i suoi chiletti di troppo, facemmo del gran bel sesso. Elisabetta era proprio brava a letto. Bruttina ma faceva certi servizietti… noi uomini non siamo così rigidi e selettivi come le donne in questi casi.

Ovvio, fisicamente mi attraeva più Anna, ma se non me la dava cosa potevo farci? A mali estremi…

Elisabetta poi mi conosceva e sapeva che non ero il tipo da storie serie… era perfetto quindi.

I sabati sera uscivo con la “morosa ufficiale”, Anna, mentre nei giorni infrasettimanali e nei ritagli di tempo ero con Elisabetta.

Pian piano però quest’ultima iniziò a reclamare sempre più attenzione… sapete come sono fatte queste donne, no?

Ho dovuto così raccontare ad Anna alcune storie altamente improbabili per potermi vedere con Elisabetta (tipo che ero stato inserito in un cast di un teatro o che un mio amico lontano, che non vedevo da tempo, mi era venuto a trovare).

E sapete la cosa bella? Anna ci cascava sempre. In palio c’era il sesso, quindi dovevo in qualche modo raffazzonare il tutto.

Mai fidarsi di queste donne però.

Sono tenaci e quando non ottengono ciò che vogliono possono essere più stronze e malefiche di tutti noi uomini messi assieme.

Un sabato sera stavo, infatti, rientrando a casa con Anna che avrebbe dormito da me (me l’avrebbe forse finalmente data? Non lo saprò mai!). Metto il naso fuori dalla macchina e chi trovo di fronte? Elisabetta!

Corro in casa e la spingo via con me per evitare che la veda Anna. Quest’ultima, un po’ interdetta per la mia “scomparsa”, si dirige verso l’appartamento.

“E questa sarebbe la tua ragazza, vero?” urla all’impazzata Elisabetta sul pianerottolo di casa, nel cuore della notte.
Anna rimane ferma per qualche minuto, fissa Elisabetta incredula come se fosse un’aliena. Comprende chi ha di fronte.

Le due si presentano, si scrutano per un po’ e poi rivolgono lo sguardo a me. Iniziano a inveirmi contro, urlandomi dietro di tutto: “stronzo”, “merda”, “fai schifo”, “non voglio più vederti”. Ed escono sbattendo la porta.

Ma io dico… danno dello stronzo a me? A me? Ma vi rendete conto?

Elisabetta che tanto si professava aperta a una mera frequentazione alla “friend with benefits”, che poi si riaffeziona e voleva l’upgrade a morosa ufficiale. Povera illusa!
Anna, beh, proprio lei parla che non me l’ha più voluta dare e a causa di ciò mi sono dovuto cercare un’altra.
Lei che mi diceva che avevo tradito la sua fiducia, ma allora perché continuava a uscire con me?

Misteri di queste donne!

Lei che mi baciava così appassionatamente che poi però non voleva andare oltre, pensava che mi sarebbe andata bene così? Illusa pure lei. Ma che si schiarisca bene le idee lei di cosa vuole e non vuole!
Io di certo so cosa voglio (fare sesso con le donne, belle possibilmente), e se non lo ottengo dovrò pur in qualche modo ripiegare, o no? Non ho mica scritto in fronte “ente benefico” io!
Bip-bip Oh, scusate ho dimenticato la suoneria accesa e mi è arrivato un messaggio.

È Elisabetta. “Mi hai fatto tanto male, ma in fondo lo sapevo che ci stavamo solo frequentando…”

 

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