Mio fratello – di Daniel Pennac

Semplicemente, donne.

Mio fratello – di Daniel Pennac

Mio fratello  – di Daniel Pennac

recensione di Giovanna Pandolfelli

Mio fratello

Uno degli autori francesi più amati dal pubblico italiano, Daniel Pennac, in questo libello ci affida i suoi ricordi e le sue riflessioni in seguito alla perdita di un familiare: Mio fratello, edito da Feltrinelli nel 2018, traduzione italiana di Yasmina Melaouah.

La scrittura cura, si sa, ed ha questo potere anche la lettura.

Pennac ha cercato di lenire le sue ferite per la perdita del fratello scrivendone e noi lettori ne raccogliamo le confessioni e a nostra volta ci accingiamo a leggere questo libro con l’auspicio di trovarvi l’unguento miracoloso per cicatrizzare le nostre.

Se ci si avvicina a questo libro con tale spirito, però, si rischia di rimanere delusi.

Non perché non vi si trovino accenni alla morte – e alla vita – del fratello, ma poiché questi sono intrisi di ironia, di lucidi ricordi che provocano un sorriso amaro, ma pur sempre un sorriso.

Dunque non c’è spazio per piangere le proprie lacrime, né tantomeno per la morte, semmai un po’ di rimpianto, quello sì, dovuto ai casi della vita.

Insomma mi ero messo in testa di far dire alla moglie una cosa gentile su mio fratello.

Una cosa volevo sentirla, una volta. Almeno una volta. Era un’idea stupida, avrei potuto evitarlo, ma devo essermi detto che per me la soddisfazione di quel desiderio in quel preciso momento era di vitale importanza.

Se notate l’ironia e il cinismo che ammantano queste poche parole capirete il tono di tutto il libro.
La vera originalità di tale scritto si colloca tuttavia nel costante parallelo tra vita e palcoscenico.

Il giorno in cui quel giovane chirurgo uccise davvero mio fratello, io non c’ero. Ero a Venezia.

In un piccolissimo teatro mettevano in scena un monologo che avevo appena scritto. È la storia di un
paziente che una notte, in ospedale, sviluppa tutti i sintomi di tutte le malattie mortali […]

I capitoli si alternano a brani tratti da una pièce di Melville, proprio quel Melville di Mobydick, che nel suo estro creativo ha dato vita a ben altro che ad una balena, sebbene oggi lo ricordiamo principalmente per averci narrato una pratica crudele e contraria a qualsiasi idea di un mondo giusto e pulito. Ma questa è un’altra storia.

L’opera che invece Pennac sceglie di inframmezzare al proprio racconto autobiografico, e che fa da specchio a quest’ultimo, vede protagonista un imprenditore di Wall Street degli Anni Cinquanta del XIX secolo, alle prese con un dipendente assai anomalo.

In un’ironica visione del serio mondo finanziario si inserisce una mina impazzita, un certo Bartleby, non pericoloso, ma semplicemente refrattario al lavoro e, in ultima analisi, alla vita stessa.

Nonostante la curiosità e l’empatia che il principale non può fare a meno di provare per questo essere fragile e inadatto all’esistenza, la soluzione unica e possibile finisce per essere l’emarginazione dell’elemento inetto in una logica utilitaristica dell’essere umano.

Pennac ne riporta alcuni brani tratti dal testo riadattato per il teatro da lui stesso, in cui quest’ultimo interpreta il datore di lavoro di Barleby.

Verso la fine della vita ogni tanto [mio fratello, ndr] faceva dei biscotti, quei biscotti del Sud, piccoli blocchetti di cemento cosparsi di mandorle che, dalla Provenza all’Italia meridionale, cambiano nome a seconda della zona ma sono ovunque un vanto locale.

A volte, per ammorbidirli si inzuppano nel vino del posto. Un giorno ci mise dello zenzero. Porgendomi il cestino, disse: “Gradisci un Bartleby?”

 

Curioso come questa pièce si intrecci con la storia del fratello, una semplice associazione, un’assonanza o qualcosa di più?

Erano forse lo specchio riverso l’uno dell’altro, il fratello attaccato alla vita, il personaggio refrattario alla stessa?

Il palcoscenico non è forse lo specchio riverso dell’esistenza stessa?

Un libello dalla scorza liscia, Mio fratello promette un frutto dal sapore noto, quello amaro del lutto, salato delle lacrime, e riserva invece la sorpresa di una riflessione profonda sulla realtà e la sua immagine riflessa, sulla verità e il suo opposto, sull’essere e sulla finzione dell’essere.

Mio fratello è un inno ad uno sguardo ironico e schietto, a volte sfrontato, su se stessi e sui nostri rapporti interpersonali. Una riflessione leggera, ma tutt’altro che superficiale, sulle relazioni familiari che seguono il proprio corso, inciampano negli errori umani, lasciano impronte nell’animo di chi le vive.
Con la morte resta il vuoto del respiro, la nostalgia dei ricordi e l’amarezza del dubbio di aver davvero conosciuto la persona perduta. Proprio come Bartleby quando scompare, chi si allontana lascia dietro di sé il mistero del proprio essere.

Non so niente di mio fratello morto, se non che gli ho voluto bene. Sento moltissimo la sua mancanza e tuttavia non so chi ho perso.

Link d’acquisto

Sinossi

Poco tempo dopo la morte del fratello Bernard, Daniel Pennac allestisce una lettura scenica di un celebre racconto di Melville, Bartleby lo scrivano. Per il personaggio di Bartleby, lui e Bernard avevano la medesima predilezione.

Alternando le pagine dell’adattamento teatrale di Bartleby agli aneddoti su Bernard, ricordi affettuosi, divertenti o spietati e battute piene di humour, Daniel Pennac tratteggia il ricordo del fratello scomparso, vero e proprio complice, insostituibile compagno di vita. E mette contemporaneamente in luce una singolare affinità tra i due personaggi.

Come Bartleby, Bernard era sempre più incline a ritrarsi deliberatamente dalla vita sociale, a un rifiuto categorico di aggravare l’entropia. Un singolare libro d’amore, insieme profondo, lucido e toccante.

 

“Non so niente di mio fratello morto, se non che gli ho voluto bene. Sento moltissimo la sua mancanza, e tuttavia non so chi ho perso.

Ho perso il piacere della sua compagnia, la gratuità del suo affetto, la serenità dei suoi giudizi, la complicità del suo senso dell’umorismo, ho perso la
quiete.

Ho perso quel po’ di tenerezza che c’era ancora al mondo. Ma chi ho perso?”.

 

Titolo: Mio fratello
Autore: Daniel Pennac
Editore: Feltrinelli, 2018

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.