La festa del papà – di Renée Roux

Semplicemente, donne.

La festa del papà – di Renée Roux

La festa del papà – di Renée Roux

Ricordo ancora l’eccitazione di preparare il ‘’bigliettino’’ per la festa del papà.
Quest’entusiasmo, suggellato dalla preparazione del disegno, l’incartamento del bigliettino e la decorazione finale, si scontrava con la dura realtà: mentre le mie compagne di classe raccontavano alla maestra cosa avrebbero fatto per festeggiare questo giorno speciale io, con imbarazzo, mentivo.
Una volta mi feci coraggio e chiesi alla maestra cosa avrei potuto fare di diverso per rendere questo giorno speciale e regalare un sorriso, vista la costante ostilità del mio papà nei miei confronti.

Non glielo dissi chiaramente, ma mi feci consigliare e lei mi suggerì di dare sfogo alla fantasia e di realizzare ciò che il papà mi dava: «Raccogli l’emozione del bene del tuo papà e trasformala in un bigliettino che poi leggerà», lo ricordo come fosse ieri.

Ma come poteva una bambina di nove anni raccogliere l’emozione di un bene che non aveva mai provato?

Come poteva apprendere cose positive, visto che i suoi genitori litigavano sempre, il papà era sempre severo con lei e le proibiva di sorridere, picchiandola quando richiedeva troppa attenzione e mettendola in castigo se piangeva troppo?

Così, mi venne un’idea: come sarebbe stato il mio papà se mi avesse voluto bene?

Come mi avrebbe trattata?

Cosa avrei provato se mi avesse stretto tra le braccia invece di urlarmi addosso?

Come mi sarei sentita?
La fantasia mi mise davvero le ali: immaginai un arcobaleno con le varie tonalità dell’azzurro, immaginai il sorriso del mio papà, immaginai me saltarellare su questo arcobaleno e raggiungere le stelle, prenderne una e portarla a lui, che ne veniva irradiato.

Decisi che non avrei potuto regalare quel biglietto al mio papà, perché io un papà così non ce l’avevo. Ma avevo scoperto che dentro di me esisteva la possibilità di immaginarlo e di poterne godere, forse, un giorno.

Il ricordo mi torna alla mente con dolcezza, quella dolcezza da bambina, quel desiderio di amore paterno mai vissuto e così ardentemente bramato.

In fondo, perché festeggiamo il papà? Il papà dovrebbe darci sicurezza, costanza, amore, dedizione, tempra.
Io non ho avuto un papà, ma sento questa festa vicina a me, alla mia immaginazione, alla me bambina e al desiderio che molti papà ne siano autentica espressione.

Festeggiamoli, allora, e siamone grati, nella speranza che papà immeritevoli siano sostituiti dall’immaginazione infantile che fa librare nell’abbraccio azzurro che ci protegge. Fino alle stelle.

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