“Gli anni” di Annie Ernaux

“Gli anni” di Annie Ernaux

Gli anni

“Gli anni” di Annie Ernaux

Recensione di Maria Cristina Sferra

Gli anni

“Gli anni” è un romanzo di Annie Ernaux, tradotto da Lorenzo Flabbi, edito da L’Orma nel 2015.

Quale processo porta ciascuno di noi a essere la persona che è? Che cosa ci rappresenta? Che cosa diventiamo nel corso degli anni?

E poi.

Siamo davvero noi quelli ritratti nelle fotografie che conserviamo e che sfogliamo sempre con una certa curiosità, alla ricerca di risposte a domande mai esplicitamente formulate? Che cosa raccontano le immagini dove siamo immortalati nel corso delle diverse età della nostra esistenza?

E poi.

Che cosa succede nel frattempo intorno a noi? Che cosa capita nel mondo, nel nostro piccolo, personale, e in quello esteso, globale, che ci circonda? Quale momento della storia dell’umanità è invisibile nelle fotografie, ma accade e contribuisce a trasformarci?

E poi.

Che cosa resta di noi quando noi non ci siamo più?

“Tutte le immagini scompariranno.

la donna accovacciata che, in pieno giorno, urinava dietro la baracca di un bar al margine delle rovine di Yvetot, dopo la guerra, si risistemava le mutande con la gonna ancora sollevata e se ne tornava nel caffè

il volto pieno di lacrime di Alida Valli mentre ballava con George Wilson nel film L’inverno ti farà tornare

l’uomo incrociato su un marciapiede di Padova nell’estate del ‘90 (…)”

Gli anni passano inesorabili.

Non si può fermare il flusso del tempo.

La nostra forma fisica e mentale si evolve e muta.

L’esteriorità si cattura e si fissa sulla carta di una fotografia. Oppure dentro un filmato che ci permette di rivedere anche il movimento, il nostro modo dinamico di occupare lo spazio, ma solo e soltanto quel preciso spazio in quel determinato momento. E intanto noi siamo già passati oltre.

L’interiorità segue la via del pensiero, la formazione, gli studi, le idee, i progetti, la realizzazione dei desideri, le gioie, i dolori, le sconfitte, le perdite. Per tenerne traccia non esiste che la scrittura.

“Tutto si cancellerà in un secondo. Il dizionario costruito termine dopo termine dalla culla all’ultimo giaciglio si estinguerà. Sarà il silenzio, e nessuna parola per dirlo. Dalla bocca non uscirà nulla. Né io né me. La lingua continuerà a mettere il mondo in parole. Nelle conversazioni attorno a una tavolata in festa saremo soltanto un nome, sempre più senza volto, finché scompariremo nella massa anonima di una generazione lontana.”

Annie Ernaux è autrice e soggetto di questo romanzo, ma riesce a compiere un’abile e interessante operazione di estraniamento parlando di sé in terza persona e alternando la visione della propria vita a quella degli accadimenti che si succedono dal dopoguerra ai giorni nostri.

Molti sono i fatti della Storia che vengono geolocalizzati, contestualizzati e catalogati con una minuzia quasi maniacale. Molte sono le visioni dell’esistenza di una donna che nasce e cresce sullo sfondo degli avvenimenti che trasformano allo stesso tempo il mondo e il suo modo di attraversarlo.

“Nell’insostenibile della memoria c’è l’immagine di suo padre in agonia, del cadavere vestito con un abito indossato in un’unica occasione – quando si era sposata lei – fatto scendere dalla camera al piano terra in un sacco di plastica attraverso una scala troppo stretta per il passaggio di una bara.”

Tutta la narrazione è intrisa di una memoria nostalgica che si accompagna alla sensazione di ineluttabile caducità che è parte della vita stessa.

Un dolore acuto, sottile, trasversale pervade le pagine e le parole e, nostro malgrado, lo assorbiamo durante la lettura.

Una sensazione che fa male perché ci pone di fronte alla nostra stessa finitezza, all’effettiva e immutabile impossibilità di lasciare una traccia duratura del nostro passaggio su questa terra.

“Salvare (…)

un bar e un juke-box che suonava Apache, a Telly O Corner, Finchley

una casa in fondo a un giardino, al 35 dell’avenue Edmond Rostand di Villiers-le-Bel

lo sguardo della gatta bianca e nera nel momento in cui si addormentava per l’iniezione (…)

Salvare qualcosa del tempo in cui non saremo più.”

Con Gli anni, che l’autrice stessa definisce una “autobiografia impersonale”, Annie Ernaux ha vinto il premio Strega europeo nel 2016.

La sua scrittura, sempre così sicura e tagliente, sa divenire a tratti gentile e poetica. È come una freccia puntata verso l’anima del lettore che, una volta scoccata, riesce senza incertezze a raggiungerla e trafiggerla.

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Gli anni

Sinossi

Come accade che il tempo che abbiamo vissuto diviene la nostra vita? È questo il nodo affrontato da “Gli anni”, romanzo autobiografico e al contempo cronaca collettiva del nostro mondo dal dopoguerra a oggi, nodo sciolto in un canto indissolubile attraverso la fusione della voce individuale con il coro della Storia. Annie Ernaux convoca la Liberazione, l’Algeria, la maternità, de Gaulle, il ‘68, l’emancipazione femminile, Mitterrand; e ancora l’avanzata della merce, le tentazioni del conformismo, l’avvento di internet, l’undici settembre, la riscoperta del desiderio. Scandita dalla descrizione di fotografie e pranzi dei giorni di festa, questa “autobiografia impersonale” immerge anche la nostra esistenza nel flusso di un’inedita pratica della memoria che, spronata da una lingua tersa e affilatissima, riesce nel prodigio di “salvare” la storia di generazioni coniugando vita e morte nella luce abbagliante della bellezza del mondo.

Titolo: Gli anni
Autore: Annie Ernaux
Traduttore: Lorenzo Flabbi
Editore: L’Orma

 

 

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