Il magnifico perdente di Sonia Morganti

Il magnifico perdente di Sonia Morganti

Il magnifico perdente di Sonia Morganti

Recensione di Altea Alaryssa Gardini

magnifico perdente

Il magnifico perdente è un romanzo storico scritto da Sonia Morganti. Il volume è edito per Oakmond Publishing nel 2019.

Siamo a Londra, nel 1837.

Voi immaginate una città su cui svetta la caratteristica torre dell’orologio e in cui le due sponde del Tamigi sono collegate dal Tower Bridge.

Vi sbagliate non è questa la Londra che avrete davanti.

La città che avete davanti è quella dell’anno in cui Victoria, la famosa regnante, venne sorpresa, nella sua residenza e ancora in abiti da notte, dalla notizia che la renderà Regina.

Voi immaginate una città piovosa e umida, infatti lo era.

Avrete davanti anche una città che non ha nulla a che fare con quella che è presente nelle nostre vite odierne.

Per molti di noi, nel 1837, Londra è una città fatta di stoffe, vestiti, donne guantate e splendidamente vestite. Gli uomini hanno il cilindro, il bastone da passeggio e lo sguardo severo. Questi che abbiamo immaginato sono quelli dell’altra Londra, quella dei ceti più abbienti.

Ma quindi, in definitiva, di quale città vi sto parlando?
Quella del magnifico perdente è una città coperta dal nero fumo, che serpeggia nelle strade di White Chapel e che da lì a pochi anni conoscerà la furia di Jack lo Squartatore.

Vi porto in quei sobborghi dove Dickens trovava i soggetti delle sue storie, in quelle strade dove Mr. Sgrooge non sarebbe mai entrato se non imbavagliato, legato e dentro un sacco.

La Londra del 1837 è quella che si trova con in mano i sogni, le speranza, l’angoscia e le paure di giovani italiani.

Bambini che vengono, di fatto, venduti a lenoni e usurai per togliere dalle spalle di genitori troppo poveri la pena di dovere pensare ad una bocca in più.

Molti erano gli italiani esuli, coscienti o meno di esserlo.

Tra questi, un gruppo di giovani che ha fatto un giuramento ad una bandiera che ancora non esiste: quella italiana.

Con loro il nostro magnifico perdente: Giuseppe Mazzini.

Mazzini è un sognatore che ha già perso tutto. È un musicista le cui liriche servono a tenerlo attivo e nostalgico. È un fuoco le cui braci non si riescono a spegnere, nemmeno se ovattate dalla nebbia o impiastricciate di nero fumo.

Conosciamo Mazzini per quello che ci hanno detto a scuola, sempre che alcuni di noi siano davvero riusciti ad affrontare l’argomento.

Personalmente, credo di avere incontrato il magnifico perdente alle medie.

Alle superiori ho incontrato il continente russo, non potevo uscire da lì né sapere cosa accadeva a casa mia mentre la Russia era ancora governata dai Romanov.

Sì, perché nel mio programma ministeriale, la mia classe doveva essere edotta sulla Russia e vagamente sul resto.

Quindi io sapevo che Mazzini era esistito. Sapevo che era un “foscoliano” e sapevo che era stato esule.
Conoscevo la Giovine Italia, così come si conosce il nome di un estraneo nella città vicina, e conoscevo la Giovine Europa allo stesso modo.

All’università non ho mai conosciuto la storia di Mazzini, colpa mia, ma ho conosciuto tanti personaggi che gli sarebbero stati simpatici o forse no.

A Mazzini, il magnifico perdente, piaceva il confronto. A Mazzini piaceva creare quel mondo futuristico in cui, anche il più povero dei suoi fratelli, può arrivare a usare al conoscenza e poter pensare con la propria testa.

Il magnifico perdente, in una Londra che ostracizzava il suo essere diverso ma non poteva che restarne incuriosita, fondò una scuola italiana per coloro che non potevano permetterselo.

Non poteva permetterselo neanche lui ma fece l’impossibile per dare a tutti l’opportunità di crearsi un futuro.

Ora, il nome di Mazzini svetta nella via parallela alla mia e molti hanno dimenticato chi ha dato la sua esistenza per la follia di una nazione unita, per una cultura condivisa e una capacità critica che ci permettesse di non essere più marionette asservite.

Lo ha fatto sperando che i suoi futuri compatrioti incedessero con coesione e dignità. Lo ha fatto usando fervore e speranza.

La sua storia è un monito. La sua storia è la leggenda del magnifico perdente.

La penna dietro alla storia di questo libro è di Sonia Morganti. Conosco l’autrice per i suoi personaggi dipinti come faceva Van Gogh, a feroci pennellate, e come faceva Caravaggio con la luce che svela le ombre e le ferite anche dei più umili.

Anche questa volta, non mi ha delusa e mi ha donato un uomo, con la sua Storia, che si era perso tra le pagine di una storia scritta da coloro che sono sulla china di chi dimentica troppo presto.

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Sinossi

Londra, 1837.
Un uomo e un bambino s’incontrano lungo le strade affollate e fumose della città.

Entrambi, per motivi diversi, sono stati costretti a lasciare l’Italia e i propri cari, entrambi hanno negli occhi la malinconia degli esuli e il coraggio dei sopravvissuti.
L’uomo è Giuseppe Mazzini.
Quell’incontro, nel giro di pochi anni, porterà alla nascita della scuola italiana gratuita di Hatton Garden che concretizza gli ideali più elevati del nostro Risorgimento.
Il filo della storia s’intreccia con le vite degli esuli italiani, con i loro ricordi e le loro speranze, tra delatori e nuovi amici, sostenitori e traditori, amori senza fine o senza inizio.
Sullo sfondo, un’Inghilterra contraddittoria e un’Italia ancora informe, ma già molto simile alla nostra.
Il romanzo nasce sia dalle suggestioni delle molte lettere di Mazzini, vivida testimonianza del suo sentire profondo e del suo spirito indomito, sia dallo studio dei suoi scritti che ne documentano l’eccezionale modernità di pensiero.

Titolo: Il magnifico perdente
Autore: Sonia Morganti
Editore: Oakmond Publishing. 2019

della stessa autrice, recensita da me…

 

 

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