I migliori anni – di Cinzia Giorgio

I migliori anni – di Cinzia Giorgio

I migliori anni – di Cinzia Giorgio

Recensione  di Serena Savarelli

migliori anni

Antonia sentiva di continuare a vivere attraverso il corpo e la mente sveglia della nipote, che portava il suo stesso nome di battesimo. Antonia Maria Matilde Carbiana.

Avevano scelto Antonia per omaggiare lei, Maria per devozione alla Madonna e Matilde perché piaceva tanto a Fausto e a Rosa Maria. Era il nome della prima regina d’Italia, Matilde di Canossa. Una donna fortissima e ingegnosa, che aveva tenuto testa a un imperatore e a un papa.

Quando, il 5 aprile 1927, Matilde era venuta al mondo, la levatrice aveva esclamato: «Rosa Maria, questa bambina ha il temperamento di una regina! Guardate che caratterino.»

I migliori anni sono quelli di Matilde, momenti intensi caratterizzati dall’infanzia in un sano contesto familiare, dall’adolescenza avventurosa in tempo di guerra e dalle tradizioni ancora troppo radicate per poter cambiare il modo di vivere. Soprattutto per una donna.

L’autrice Cinzia Giorgio da voce a Matilde, la protagonista e con lei si dipana la storia di una famiglia intera e di un paese in un periodo storico indimenticabile.

Ripensò alla sua infanzia, a tutto ciò che l’Italia era stata per lei, fino ai suoi sedici anni. Era nata sotto il fascismo, era cresciuta con l’idea che Mussolini fosse parte della nazione (…)

Non sapeva nemmeno come immaginarlo, lei, questo Reich. Aveva avuto paura dei tedeschi, questo sì.
Paura della poca umanità che sembravano avessero avuto nei confronti dei venosini. (…)

Era stufa marcia di essere stata prima una piccola e poi una giovane italiana. Sapeva bene cosa ci si aspettava da una donna: la virtù domestica, la maternità. Si sentiva quasi soffocare.

Matilde è una Nausicaa con il cuore e il temperamento di un leone.

Le sue qualità predominanti sono: la determinazione, la schiettezza, la perspicacia e il talento di sapersi muovere a suo favore anche nella condizione femminile, che apportava limitazioni in quel mondo governato dagli uomini.
Matilde tiene nella tasca del suo abito un amuleto che si è conquistata quando era solo una bambina, dimostrando a tutti che lei non si sarebbe sottomessa a nessuno.

È una moneta da cinque lire che Achille Starace le aveva donato per placare il suo pianto di rabbia e di risentimento per essere stata accusata ingiustamente; un gesto inaspettato di un grande uomo che aveva ben chiaro quanto quella bambina fosse straordinaria, dal temperamento deciso e ancora non consapevole del potere che esercitava sugli altri.

Aveva imparato a capire le cose della vita dalle meravigliose pagine dei libri che divorava. Dove altro se no? Aveva capito che persino suo padre, il suo eroe, era un uomo come tutti gli altri.

Erano stati Verga, Dumas e Maupassant a farglielo capire. Così come aveva capito che il posto che la storia aveva riservato alle donne era miserando in confronto a quello che realmente meritavano.

Matilde non ha paura, si prefigge un obiettivo e lì arriva, destreggiandosi senza fatica, perché sa come ammaliare le persone che la circondano, mantenendo il suo contegno e il suo elegante portamento regale che metteva in risalto i suoi occhi grandi e limpidi.
La guerra la fa crescere troppo in fretta e le consegna grandi responsabilità, ma nemmeno l’assurdità e la ferocia di quel tempo metterà in discussione chi è e cosa vuole, perché lei è una Carbiana e nessuno sarebbe riuscito a metterla al secondo posto.

Matilde è davvero una regina, ma con l’intelligenza e la scaltrezza di un grande condottiero.

Lei che primeggiava in famiglia, a scuola e nella vita, di cosa mai poteva aver paura? Cosa poteva mai sconquassare il suo animo risoluto e ostinato?

Come se le donne avessero avuto realmente la necessità di essere salvate. Da chi, poi? Le donne si salvano da sole.

La guerra, nonostante tutto, non impedisce ai cuori d’innamorarsi e di fare promesse quando vivere, anche un solo giorno, è un’incognita. E l’amore incide anche un cuore impavido e fa traballare persino le certezze di una donna irremovibile.
Mentre Matilde s’innamora, impara a fumare nel terrazzo della casa di Bari, con la complicità di un soldato americano, in quello stesso terrazzo dove ha dato il suo primo bacio e ha scoperto che l’emozione cambia i pensieri e confonde la ragione.

Spesso è difficile stabilire i confini tra un avvenimento passato, che sembra accaduto ieri, e qualche cosa appena successa, che pare invece lontana milioni di anni. Quo vadis? era uno dei suoi romanzi preferiti, nonostante tutto.

 

Come in ogni romanzo storico dove una donna s’innamora, il lettore si aspetta che, prima o poi, quella stessa donna cederà alle sue passioni, danno tutto di sé stessa. Ma Matilde non è come tutte le altre donne, lei è una Carbiana e non può cambiare ciò che è realmente.

Le promesse dei ragazzi sono come foglie che cadono in autunno e rinascono in primavera sotto un cielo diverso. Matilde ricordava l’incoscienza della giovinezza, che finisce nel momento in cui ci si rende conto che non si può rimanere giovani per sempre.

I romanzi che aveva letto e amato fin da ragazzina le avevano insegnato che quella smania di crescere non sarebbe durata a lungo.

La vita non è un romanzo. La vita è un intreccio tra presente e passato.

Ciò che è accaduto è l’artefice di ciò che oggi è Matilde: una donna, una moglie e, fra poco, diventerà anche una nonna, in un turbinio di emozioni contrastanti che portano a galla un passato mai svanito.

Nella sua esistenza il silenzio è stata la forma più potente che le ha permesso di urlare mentre la vita decideva diversamente da lei, mentre impotente restava a guardare e mentre imparava che non si deve forzare nulla, perché tutto ciò che deve accadere, accadrà ugualmente e se non deve accadere non accadrà.

Ne aveva abbastanza di donne, lei che ne aveva partorite quattro. Doveva essere maschio, perché un maschio è libero, dà meno problemi, non ha i dolori mestruali e fa l’amore come, quando e con chi gli pare. No, non doveva assolutamente nascere una bambina.

Ma alla fine sono le donne che scandiscono i migliori anni e sono le donne che danno senso alla storia di una famiglia, generazione dopo generazione, dove le nonne rimangono le tappe obbligate e i riti immancabili attraverso i quali condividere le fasi importanti della propria esistenza.

Tra le donne, rimangono i ricordi, quelli celati e che, prima o poi, tornano alla luce. Ma questi, questi raccontano altre storie.

«Tieni», le disse porgendole un pacchetto avvolto nella carta da zucchero. «Era della mia mamma,ma adesso voglio che sia tuo, tesoro». (…)

«Porti il mio nome, e ora porti anche il simbolo delle donne della famiglia».

Cinzia Giorgio ha scritto un romanzo che è davvero un capolavoro.

La scrittura è lineare e delicata.
Il lettore dimentica di essere sé stesso e si immedesima nella vita di Matilde; può capire perfettamente il periodo storico nel quale vive lei e un intero paese, senza che le nozioni storiche appesantiscano la trama.

Quella di Matilde non è una storia d’amore scontata con un lieto fine che è possibile anticipare prima dell’ultimo capitolo. È una narrazione realistica e fedele al periodo della guerra, dentro al quale emerge, in tutta la sua possanza, una storia di rinascita e di coraggio, di rinunce per quelli che sono i valori che contano davvero. Un romanzo composto da passaggi e attimi che commuovono e regalano le vere emozioni della vita.

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Sinossi

Un’appassionante saga familiare. In un’epoca di violenza ha inseguito i suoi sogni e lottato per i suoi sentimenti. La storia di una donna forte e del suo coraggio.
La storia, indimenticabile, di una famiglia.

Aprile 1975.

A soli quarantotto anni, Matilde Carbiana sta per diventare nonna. Il nipote ha deciso di nascere proprio il giorno del suo compleanno. Eppure, quello che dovrebbe essere un momento di grande gioia pare turbarla. E il turbamento arriva da lontano…

Estate 1943.

La cittadina di Venosa è occupata dai nazisti, che terrorizzano gli abitanti.

Matilde, giovane e determinata, non ha intenzione di rimanere confinata nella provincia lucana: vuole convincere il padre, viceprefetto della cittadina, a lasciarla andare a Bari per completare gli studi.

Fausto Carbiana accetta, ma a patto che la accompagni suo fratello Antonio.

A Bari, nella pensione che li ospita, vivono altri studenti, tra cui Gregorio, un giovane medico.

L’antipatia iniziale che Matilde nutre per lui si trasforma ben presto in un sentimento profondo.

Ma la guerra e gli eventi
avversi rischiano di separarli proprio quando hanno capito di non poter più fare a meno l’una dell’altro.

Matilde si troverà suo malgrado di fronte a scelte più grandi di lei, che cambieranno per
sempre la sua vita. E non soltanto la sua…

Le vicende di una famiglia nell’Italia del Novecento. L’incredibile storia di una donna che porta con sé il ricordo di un grande amore.
Titolo: I migliori anni
Autore: Cinzia Giorgio
Edizionw: Newton Compton, 2020

 

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