La camera celeste – di Anna Viale

La camera celeste – di Anna Viale

La camera celeste – di Anna Viale

recensione di Alessia Finco

camera celeste

 

La camera celeste è un romanzo di Anna Viale edito da Gilgamesh nel 2014.

Livia e Flaminia, sono due giovani sorelle, cresciute senza amici, senza televisione e senza cellullare. Hanno praticamente trascorso la loro intera esistenza chiuse in casa, osservando il mondo dalla finestra e rifuggendo i rapporti umani.

All’inizio del romanzo, credevo fossero pazze, ma poi ho letto:

“Non uscivamo mai di casa, mai. Leggevamo romanzi, pulivamo casa in fretta e furia, mangiavamo i supplì del rosticciere, e poi studiavamo a voce per ore e ore.
Di quelle ragazzette in blue jeans, scarpe da ginnastica, zaini e magliette capivamo un bel niente del perché ridessero, chiacchierassero tra loro o stessero attaccate ai telefonini per un’ora o per l’intera vita.

Le guardavamo baciarsi, sorridersi, e a ogni incontro si davano altri baci e abbracci.
E noi, dietro la finestra, stavamo a spiarle come fossero stramberie rifatte a nuovo e ripetute per
ore e per l’eternità.”

Lo capite il mio sgomento?
La manipolabile e stravagante sorella minore Lavinia, adora vestirsi come una dama dell’Ottocento, indossa enormi capelli in velluto ai quali abbina ampie gonne plissettate che arrivano a sfiorare il pavimento.
Livia, invece, è ossuta, porta gli occhiali, soffre di crisi d’ansia, ma appare sin da subito posseduta da una lucida follia. Studia ornitologia e il suo passatempo preferito è quello di plagiare Lavinia sventolandole sotto il naso ammiccanti mazzette di denaro.
Le ragazze, infatti, dopo la prematura morte del padre avvocato ritrovano quasi per caso una valigia colma di banconote nascosta dentro uno sgabuzzino.

E sarà proprio attorno alla sparizione di questa fantomatica valigia che si svilupperà una vicenda torbida e intricata.

Cosa c’entra allora la camera celeste in tutta questa storia?

Questa stanza diventerà la prigione dorata in cui Livia rinchiuderà la sorella per vendetta, sì perché Lavina pur apparendo una povera svampita, troverà il coraggio di scappare con Zefira (vecchia compagna di calasse) a Pisa, scialacquando l’intero patrimonio.

Livia, accecata dall’odio, tra voluttuose tende turchesi e morbidi cuscini, trasforma Lavinia in una sensuale prostituta. Infondo se lo merita, è la punizione che le spetta per averla ridotta in miseria.

Un libro fuori dall’ordinario, che getta un’ombra inquietante sul ruolo svolto dalla madre, donna di cui si parla pochissimo e spesso in maniera confusa.

Preferisco non svelare il finale, l’ho trovato troppo crudele!

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Sinossi

Livia e Flaminia sono due sorelle che vivono a Roma, hanno una vera passione per i classici e l’ornitologia e nello sgabuzzino un’ingombrante valigia piena di soldi ereditata dal padre, avvocato e ciurmatore assai poco compianto.

Alla strada hanno sempre preferito il salotto di casa e del mondo sanno poco e nulla.

Invece Zelvira, ai tempi compagna di scuola di Livia, è una tipa sveglia e Flaminia ne subisce il fascino: telefonini, trucchi, ragazzi; la leggerezza, finalmente! Una leggerezza che le porterà a Pisa e Livia dietro a loro, all’inseguimento, ma il tutto avviene, appunto, con la leggerezza che è la cifra stilistica dell’intero romanzo.

Un romanzo che scivola dalla realtà al sogno, andata e ritorno, che scorre, a tratti carsicamente, senza strappi, con la dolcezza senza tempo della fiaba e un’ironia tutta moderna, consapevole e sorniona, a cui è deputato il compito di indorare un’amarezza di fondo che assume così i contorni di un piccolo incubo.

Uno sguardo lineare che tende all’allontanamento e da cui spontaneamente scaturisce il surrealismo.

Un surrealismo a pastelli. La tinta è celeste, naturalmente.

Titolo: La camera celeste
Autore: Anna Viale
Edizione: Gilgamesh, 2014

 

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