Quel che so di lei. Donne prigioniere di amori straordinari – di Monica Guerritore

Semplicemente, donne.

Quel che so di lei. Donne prigioniere di amori straordinari – di Monica Guerritore

Quel che so di lei. Donne prigioniere di amori straordinari – di Monica Guerritore

Recensione di Veronica Sicari

so di lei

Quel che so di lei. Donne prigioniere di amori straordinari è un romanzo di Monica Guerritore edito Longanesi nel 2019.

Giulia Trigona, nobildonna palermitana, nata a Palermo nel 1877, è una donna pienamente appagata.

Moglie del conte Romualdo Trigona, madre di due bambine, Giulia è presenza stimata dei salotti palermitani del tempo, nonché dama di corte della regina Elena.

Tuttavia, nel dicembre del 1908, la sua vita muterà irrimediabilmente, ed avrà inizio un percorso che finirà a condurla alla morte.

Giulia sarà infatti assassinata dal tenente di cavalleria Vincenzo Paternò, suo amante, nel marzo del 1911, in uno squallido albergo vicino alla stazione Termini di Roma.
La storia di Giulia, è dunque, la storia di un femminicidio ante litteram.

Per narrarne la triste storia, che per molti aspetti ricorda le tragiche vicende che affollano le nostre cronache nere, Monica Guerritore non assume le vesti del mero narratore.
L’autrice, al contrario, immagina di percorrere, accanto alla Contessa, il lungo corridoio dell’albergo in fondo al quale troverà la morte.
Ne ricostruisce i pensieri, le riflessioni compiute prima di raggiungere l’ex amante per quel fatale ultimo appuntamento. Ne racconta la parabola discendente e la voglia di riscatto, la disperazione, la dipendenza a quell’uomo mediocre e violento che le ruberà la vita, e la rinascita, la sete di libertà.

“Fu l’audacia del suo pensiero spregiudicato a trascinare con sé il tenente al di là del bene e del male […] non immaginando quanto l’orgoglio dell’uomo sarebbe stato ferito, leso da quell’audacia”:

sono le parole utilizzate dall’avvocato del Paternò durante il processo e che ben riassumono le ragioni del gesto estremo.

Paternò non poté accettare di perdere quella donna, che pensava di possedere quasi come fosse un oggetto e non anche un essere umano.
Giulia sfidò le convenzioni, e la sua audacia le costò la vita.
Grazie alla voce dell’autrice, nel percorrere i metri di quel corridoio, scorgeremo altre e diverse camere, dalle cui porte socchiuse intravedremo delle ombre, e delle voci.

Donne reali o personaggi di finzione, come Marianne, protagonista di Scene da un matrimonio, la Lupa, Emma Bovary, Oriana Fallaci, le cui voci e storie si mescolano e sovrappongono a quella di Giulia.

Destini intersecati, tragedie personali che per il carattere di universalità narrano storie di dolore femminile condivise.

Nel corso di questo breve percorso, l’autrice si concentrerà anche sulle vicende processuali che portarono alla condanna all’ergastolo dell’assassino, ascoltando le testimonianze rese dai vari protagonisti di questa storia.

Ascolteremo la cameriera che per prima vide la scena del delitto; l’avvocato e amico di Giulia, che curò la pratica di separazione dal marito e che aveva cercato, invano, di dissuadere la donna a recarsi a quell’ultimo appuntamento.

Avremo modo, altresì, si udire le parole di Paternò, che si mostrerà ai nostri occhi come un amante distrutto per il gesto compiuto, sebbene non pentito.

Come in una rappresentazione teatrale, assisteremo, spettatori, allo scambio di pareri, di giudizi. Sentiremo parlare di Giulia, ma non potremo udirne la voce, per sempre spezzata da chi aveva giurato di amarla, da chi le aveva promesso un avvenire, un futuro di felicità.

Perché in fondo, lo svolgersi di un processo finisce per assumere spesso i caratteri di una pièce, ove la realtà sfuma, nella quale le miserie umane a volte appaiono sublimate.
Dove un uomo violento e privo di scrupoli può benissimo assumere la veste di eroe tragico che, in preda al furore amoroso, compie un gesto estremo.
Quasi mai la verità processuale corrisponde a quella realmente accaduta.
La vicenda di Giulia Trigona fornisce un’occasione di riflessione.
Sull’effetto deleterio e pericoloso dei cliché femminili imposti dalla morale per secoli.
Sul mito patriarcale della donna assoggettata alla volontà dell’uomo che la possiede.
Costringe anche ad interrogarsi sulla esatta natura dell’amore, suggerendoci di ripudiare il concetto di amore tragico, della passione distruttiva che ha affollato i romanzi e le canzoni.
L’intensità e la profondità del sentimento provato non è direttamente proporzionale al dolore inflitto all’altro.
Quest’idea di amore tossico, queste relazioni di stretta interdipendenza, ove il confine tra passione e dipendenza sfuma, fino a scomparire, costituiscono il terreno fertile per storie di morte e violenza.

L’amore non ha niente a che spartire con il possesso, è condivisione. È un sentimento che rende cuore ed anima leggeri. Non tarpa le ali, non strappa la vita. Rende eterei.

“Nel coraggio di reinventarsi finalmente lievi ho trovato l’uscita dal labirinto, la falla sgarbata, inaspettata. Lo sgambetto che interrompe l’eterno ritornare del vecchio schema odioso amore- tradimento-morte.

Un circolo vizioso che ha segnato col suo profilo di sangue troppi secoli di storia al femminile e che adesso possiamo – dobbiamo – volgere nel suo contrario”.

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Sinossi

Giulia Trigona, zia di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, viene trovata morta il 2 marzo 1911 in un albergaccio vicino alla stazione Termini. E’ stata uccisa dal suo amante, al quale aveva concesso un ultimo appuntamento.

Un femminicidio feroce, uno schema che ancora oggi si ripete: le donne abbassano le difese, non guardano con i mille occhi dei lupi, credono nell’amore come lo vedono gli occhi dei bambini e tentano la via nuova con lo stesso sguardo e lo stesso cuore di ieri.

Ma vengono annientate da uomini che ne spezzano il volo. Cosa cercava, Giulia, in quella squallida stanzetta?
Monica Guerritore le si è messa accanto e, nel tempo dilatato di quel pomeriggio di marzo che conduce Giulia alla stanza dove troverà la morte, rivive i momenti fatali che l’hanno portata fin lì.

A guidarla in questo viaggio saranno apparizioni, figure della mente come Emma Bovary, la Lupa, Oriana Fallaci, Carmen, la Signorina Giulia.

In ognuna di loro vive un racconto immutabile, specchio o eco di un percorso femminile di solitudine, desiderio e perdizione, tanto reale che quando lo riconosciamo il nostro cuore ha un sussulto.

Sono otto grandi personaggi femminili che l’autrice ha interpretato nella sua carriera. Le loro storie tessono un filo rosso di sangue e passione.

Prenderne consapevolezza può permetterci di lasciare andare le nostre compagne di ieri per specchiarci, nuove, in un racconto del femminile ancora tutto da scrivere. Magari abbandonando il pianto per ballare al ritmo di una ritrovata, leggera dolcezza.

Titolo: Quel che so di lei. Donne prigioniere di amori straordinari
Autore: Monica Guerritore
Edizione: Longanesi, 2019

 

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