“Le parole non dette” di Mirella Morelli

“Le parole non dette” di Mirella Morelli

Le parole non dette

“Le parole non dette” di Mirella Morelli

Contest Lettere al Femminile

Lettere al Femminile
Cara mamma,
a parlare abbiamo imparato nel tempo, anzi, con il tempo dell’età.
In principio no, perché io ero una ragazzina timida e affettuosa, sempre sorridente ed estroversa, ma tu non c’eri mai.
Nell’adolescenza le parole con una mamma non si cercano, non servono, d’altronde tu non le offrivi di certo.
Eri una madre di poche parole, indaffarata e pratica, tanto lavoro in casa e fuori casa, credo ancora oggi che tu non dormissi mai poiché andavo a letto e ancora lavoravi, mi alzavo e già eri in piedi…
Non c’eri mai, tutto il giorno, e io mi chiudevo in camera sui miei libri, sui miei scritti, sui miei pensieri.
Ci ha pensato la malattia, a fermarti.
Hai dovuto fare conoscenza con il tempo lungo, il tempo vuoto, il tempo dei pensieri.
Hai dovuto arrenderti alle pareti di una camera, alla luce del giardino solitario.
E così hai potuto finalmente concederti il tempo per le parole.
Hai imparato le parole confidate, le frasi raccontate, i discorsi ragionati.
Ma soprattutto hai imparato la mia compagnia.
E ti piaceva davvero, eccome se ci piaceva.
Ci siamo scoperte donne in due, tra una parola e l’altra.
Tu, che sembravi sempre aver subìto in giovinezza le mie effusioni, adesso le attendevi, le cercavi, le accoglievi.
Sarà per questo, mamma, che non sei mai stata felice della mia decisione di andare a vivere lontano?
Ricordo con dolore i preparativi di matrimonio, mai siamo state così lontane, andavo avanti senza coinvolgerti perché sentivo il tuo silenzio, di nuovo il tuo silenzio.
Quante le parole non dette in quei giorni, tra noi?
Pesavano come macigni su un abito da sposa appeso fuori dall’armadio, in attesa di quel giorno che per te non sarebbe stato felice.
Poi, alla fine, con il tempo le tue parole le hai dette, quasi come fosse una catarsi:
“Mi ero abituata ad averti sempre con me!”.
Ed erano parole sincere, come un’ammissione di debolezza di una madre malata e anziana che finalmente aveva fatto il suo percorso doloroso per poter accettare il distacco.
Non ti ho mai detto che non c’era altra scelta, in fondo lo sapevi.
Non ti ho mai detto che quel tuo dispiacere in parte egoistico ha pesato sul mio abito bianco per tutto il giorno.
Non ti ho mai detto che in tanti anni di tuo splendido amore per me, questa era l’unica tua defaillance, purtroppo giunta nel momento che mai avrei voluto.
Oggi che sono madre a mia volta so che  le parole non dette, tra una madre e una figlia, prima o poi si dicono con gli occhi: io negli anni ne ho lette tante nei tuoi, mamma.
Ed è per questo che seppure non posso più incrociare il tuo sguardo continuo a parlarti ogni giorno, con il cuore.
Sempre, serenamente, arrivano le tue risposte.

 

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