Charlotte Salomon: un talento artistico scomparso nella Shoah

Charlotte Salomon: un talento artistico scomparso nella Shoah

Charlotte Salomon: un talento artistico scomparso nella Shoah

a cura di Paola Treu

 

Charlotte Salomon

Charlotte nasce il 16 aprile del 1917 a Berlino da genitori entrambi ebrei: suo padre Albert è chirurgo e professore universitario, e sua mamma, Franziska Grunwald, è infermiera.

La madre si toglie la vita quando Charlotte ha nove anni, lanciandosi dalla finestra; ma le viene detto che essa è morta per una grave malattia.

Ugualmente, le viene anche taciuto che questo è solo l’ultimo di una serie di suicidi tra le donne della famiglia.

Nel 1933 con le leggi razziali i nonni materni emigrano in Francia a Villefranche-sur-mer, ma il padre resiste in Germania con la figlia e la seconda moglie (Paula Lindberg, soprano di fama internazionale), tentando di esercitare ancora per qualche tempo la propria professione.

In questi anni grazie a Paula, soprano di fama, Charlotte si avvicina al mondo della musica e dell’arte, tant’è che nel 1935 viene accettata, benché “unica giudea al cento per cento”, alla Scuola Nazionale dell’Accademia di Belle Arti di Berlino; qui apprende le tecniche artistiche tradizionali, lasciandosi al contempo ampiamente influenzare dalle opere d’arte moderne della cosiddetta “arte degenerata”, che segna in modo indelebile il suo stile.

Con il tempo la sua vita diventa inevitabilmente sempre più segnata dalle discriminazioni e limitazioni razziali, finché non precipita con la Notte dei Cristalli il 9 novembre 1938, che implica l’abbandono di Berlino da parte di Charlotte, che raggiunge i nonni in Francia, mentre il padre con la moglie si rifugia in Olanda.

Una notte del settembre del 1939 Charlotte sventa il suicidio della nonna, caduta in depressione a causa degli eventi, e in questa circostanza la pittrice viene a conoscenza sul tragico passato familiare. Un episodio che stravolge l’artista, la catapulta in attimi di ansia e di disperazione e la induce a vedere l’arte come via salvifica, iniziando a dipingere con energia instancabile, decisa a “creare qualcosa di veramente folle singolare”.

Infatti, in due anni, 1940-1942, elabora un’opera completa che fa incontrare pittura, teatro e musica: “Vita? o Teatro?” (“Leben? Oder Theatre? Eine Singspiel”).

Le tavole rilegate del suo “capolavoro” nella stesura finale sono 800, che con i disegni preparatori, le prove e la produzione di contorno diventano più di 1300.
Un lavoro gigantesco, epico, esistenziale, ambiziosissimo, segnato dalla tragedia e a lungo misconosciuto.

C’è la storia di un’incredibile commedia umana e c’è, soprattutto, la Storia del ‘900. Valore testamentario, per non dimenticare.

Ma, il mondo va incontro alla fase parossistica della guerra, Charlotte e Alexander Nagler, anch’egli rifugiato tedesco, da poco sposati, vengono denunciati, arrestati e nel 1943 deportati ad Auschwitz.

Dopo l’incarcerazione le notizie riguardo la sua vita diventano frammentarie.
Muore a 26 anni, incinta di qualche mese, forse il giorno stesso del suo arrivo al campo, il 10 ottobre.

Il racconto della sua vita è tratto in salvo da un’amica americana, la ricca ereditiera e mecenate Ottilie Moore, presso la quale Charlotte si era rifugiata, che dopo la guerra lo riconsegna ai familiari; ora è custodito presso il Joods Historisch Museum di Amsterdam.
L’opera, concepita in una situazione di solitudine estrema, è divisa in tre parti – preludio, parte principale, epilogo – secondo lo schema di un Singspiel (genere teatrale musicale austriaco- tedesco) e danno vita a un romanzo musicale di esuberante potenza espressiva, in cui ogni tavola fa storia a sé e chiede allo stesso tempo una lettura a strati e concatenata.

Le composizioni ripercorrono la vita della pittrice, attraverso uno stile innovativo che potremmo paragonare alla graphic novel contemporanea in cui pittura, fumetto, cinema e teatro si uniscono e si mescolano, trasmettendo con immediatezza e lievità attimi di toccante drammaticità storica e personale, dando vita a una straordinaria opera autobiografica.

“È tutta la mia vita”, confessa Charlotte che narra, infatti, di se stessa e della sua famiglia, ricorrendo contemporaneamente all’illustrazione, alla scrittura poetico filosofica e al commento musicale (Mozart, tracce di arie dalla Carmen, da La Morte e la fanciulla, e decine di altri riferimenti).

Il linguaggio, all’epoca assolutamente inedito, varia a seconda del soggetto trattato; la continua metamorfosi stilistica è testimoniata da centinaia di fogli che toccano in modo diretto o metaforico le esperienze salienti della formazione affettiva e culturale della pittrice.

“Vita? o Teatro?” è permeato fin dall’inizio dal senso di morte e dalla cupezza, connaturata alla storia della famiglia di Charlotte, in una Germania decadente ancor prima dell0avvento di Hitler.

Sono soprattutto le figure femminili a incarnare il mal di vivere, una lunga catena di suicidi senza motivi apparenti la privano, come già accennato, fin dall’infanzia della madre, della nonna e della zia.

Argomenti autobiografici che Charlotte Salomon mescola a invenzioni letterarie, come in un romanzo grottesco, dove il carattere straordinariamente innovativo lo offrono le immagini che si snodano di pari passo al racconto.

“Ho capito che andare a capo ad ogni riga mi avrebbe permesso la delicatezza di cui avevo bisogno per narrare una storia così pesante”.

Uno stile affine all’Espressionismo tedesco, unica tra le avanguardie a contemplare immagine e narrazione. Una serie di guazzi con didascalie sinuose, parole ritmiche, onomatopeiche e torrenziali, che creano un gioco duale tra suono e colore risucchiando lo spettatore e trascinandolo in un mondo in cui spazio e tempo si fondono e si alternano.

Il lessico espressionista è spumeggiante, dettagliato e con colori ricchi e caldi, di una straordinaria intensità, che richiamano Matisse, particolari della dimensione onirica che ricordano Chagall, scene di forte esasperazione tipica della pittura di Munch.
Le tavole ripercorrono le trasformazioni sociali durante il nazismo, l’esilio in Francia, i luoghi di riferimento, l’amicizia e gli amori.

La testimonianza della Shoah è legata soprattutto ad alcunE scene che registrano le campagne di odio nei confronti degli Ebrei, la tracotanza delle parate naziste, gli atti inauditi di violenza, la confusione e il terrore della popolazione inerme di fronte alle continue aggressioni.

Qui le immagini si fanno nere, il segno tende ad astrarsi e le parole “pesano”.
Attraverso questo percorso artistico, Charlotte esprime liricamente una materia altrimenti tragica e distruttiva, si apre a nuovi progetti e riprende la voglia di vivere, almeno per il tempo che le rimane.

Ma, sarebbe riduttivo leggere, e soprattutto guardare, la sua opera solo come la testimonianza di una vita spezzata.

La bellezza acerba di questo straordinario lavoro sta nell’incompiutezza, nella quasi folle ambizione, nella maniacalità ossessiva che si trasforma in un incubo dal quale è impossibile risollevarsi.
“Vita? o teatro?” è diventato nel tempo un caso artistico-letterario di non facile decifrazione, su cui svariati filologi e studiosi si sono dovuti confrontare.

Primo Levi lo considerava un capolavoro, Jonathan Safran Foer ne parla come del più grande libro del XX secolo (“Forse il più grande libro del Ventesimo secolo. Come opera d’arte visiva, è un trionfo. Come romanzo è un trionfo”).

La riscoperta, ma si può tranquillamente parlare di successo, si deve anche grazie alle numerose esposizioni delle tavole.

Charlotte Salomon è, infatti, dimenticata per lungo tempo, finché Willem Sandberg non organizza, allo Stedelijk Museum di Amsterdam, la prima
mostra retrospettiva alla quale seguono importanti tappe internazionali (tra cui quella di Milano nel 2017), fino “alla sua entrata definitiva nel mondo dell’arte moderna”, come afferma Joel Cahen, direttrice del Joods Historisch Museum di Amsterdam.
Oggi resta un monumento artistico e letterario, quasi un’opera d’arte totale di una forza sconvolgente, un’opera che si collega intensamente al mondo odierno, alle modalità di comunicazione e relazioni, basate su immagini, suoni e messaggi intuitivi.

L’opera di Charlotte Salomon viene per la prima volta pubblicata in italiano nella sua forma integrale nel 2017, nel volume illustrato con cofanetto edito da Castelvecchi Editore.

In Italia la prima edizione dell’opera era arrivata a inizio Anni Sessanta, con una selezione di 80 tempere, accompagnata da una breve introduzione di Carlo Levi che così scriveva:

“Questa autobiografia può essere letta come un’opera d’arte, un’affermazione di vita, un documento, un romanzo di sentimenti di fronte al destino.”

https://www.ibs.it/vita-o-teatro-ediz-a-libro-charlotte-salomon/e/9788832824513

 

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