“Dentro una stanza chiusa” di Fabiola Falcone

“Dentro una stanza chiusa” di Fabiola Falcone

“Di nuovo tu?”

“Sì, non so perché sono ancora qui.”, dissi io.

Sono stata chiusa qui dentro forse fin troppe volte. Ormai questa stanza la conosco a memoria, in tutte le sue angolazioni, so persino quante piastrelle ci sono sul pavimento della cucina: ventitré.

L’ho esplorata in lungo e in largo.

Faccio un giro veloce, rispolvero i davanzali e qualche vecchio libro. Nulla di nuovo. Già ho visto tutto.

Mi affiorano alla mente i ricordi d’infanzia, quando per me questo era un posto magico, me lo aveva regalato mia mamma, ma tutti i miei amici che vi entravano vedeva solo delle pareti bianche.

Questo erano: quattro pareti bianche e qualche vecchio scaffale. Effettivamente.

Con il tempo decisi di non farci entrare più nessuno, mi ci chiudevo a chiave e respiravo la polvere, con le lacrime agli occhi.

Ci ho appeso qualche disegno e messo qualche pupazzo di peluche, per farmi compagnia, divenne il mio nido segreto a cui nessuno poteva attingere.

In età adolescenziale feci entrare qualche ragazzo e qualche amica, ma pochi vedevano quello che vedevo io, per molti erano quattro pareti, ad alcuni piaceva ma preferivano altri posti. Talvolta capitava anche che in presenza di altri, anche io stessa non riuscivo più a vedere la magia di questo posto.

Così presi una decisione, non ci sarebbe entrato più nessuno, me compresa. Lo chiusi a chiave e cercai di dimenticarlo, cercando altri posti in cui rintanarmi.

Ma era inutile, qualcosa continuava a chiamarmi in questo luogo.

Così una sera, mi feci coraggio e ci rientrai, era passato tanto tempo e, mentre girovagavo per gli scaffali di questa enorme stanza, sentì un giro di chiavi: qualcuno aveva chiuso la porta.

Ed ecco come sono finita di nuovo qua dentro.

Però questa volta è diverso, perché ho sistemato tutto, buttato quello che era inutile, quello che mi ha fatto star male, ho ridipinto le pareti di tutti i colori, ci vedo il mare, le montagne e il sole.

L’ho rinnovato totalmente.

Sto ancora bene qui dentro e, mentre sono seduta sul pavimento con lo sguardo in alto vedo qualcosa che luccica dentro la lampada: è una chiave. È sempre stata la.

Restare qua ora è una mia decisione. Sto bene. Ma voglio vedere cosa c’è fuori e voglio tenere la porta aperta. Sono stata qui chiusa fin troppo tempo.

La lascio spalancata. Entra gente, ci rimane per poco o per tanto. Alcuni escono in fretta, altri lo ammirano.

Ma a me non interessa. Questo posto rimarrà aperto a chiunque voglia entrare, perché in fondo è così che continua a cresce  la vera magia. 

“Ah, prima che mi dimentichi: sono ancora io ma questa volta ho buttato via le chiavi. Per sempre.”

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

10 − 3 =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.