Le disobbedienti: Storie di sei donne che hanno cambiato l’arte – di Elisabetta Rasy

Le disobbedienti: Storie di sei donne che hanno cambiato l’arte – di Elisabetta Rasy

“Le disobbedienti: Storie di sei donne che hanno cambiato l’arte” – di Elisabetta Rasy

Recensione di Federica Sanguigni

Le disobbedienti, Elisabetta Rasy

 

Le disobbedienti: Storie di sei donne che hanno cambiato l’arte” è un libro scritto da Elisabetta Rasy e pubblicato dalla Mondadori nel 2019.

I ritratti di sei artiste che hanno rivoluzionato la propria vita e il proprio modo di fare arte, sei donne ognuna con una caratteristica particolare che le contraddistingue, unite da un filo conduttore: l’arte.

È grazie alla scrittura attenta e ricca di dettagli di Elisabetta Rasy che conosciamo queste sei donne che hanno trasformato la propria esistenza in una grande e colorata tela sulla quale dipingere tutto di sé.

Immergersi nella lettura del libro significa trovarsi faccia a faccia con il coraggio di Artemisia Gentileschi, la tenacia di Elisabeth Vigéè Le Brun, l’irrequietezza di Berthe Morisot, la ribellione di Suzanne Valadon, la resistenza di Charlotte Salomon, la passione di Frida Kahlo.

Artemisia Gentileschi, figlia del pittore Orazio Gentileschi, respira da sempre colori e pennelli e inizia, così, a dipingere. Non è facile per una donna del suo periodo affermarsi in questo campo, ma Artemisia ha coraggio, anche e soprattutto dopo la violenza subita da un amico del padre. 

Deve trasformare la vergogna e la rabbia in coraggio e voglia di vivere. E in lavoro: lavorare, lavorare giorno e notte, per essere ricordata come una donna che pensa e che conosce le arti.

 

Elisabeth Vigéè Le Brun è una bambina orfana e poco amata che sin da piccola ha chiaro il suo obiettivo:

non è in cerca del principe azzurro. È in cerca di se stessa. È in cerca del suo talento. 

Grazie alla sua tenacia, riuscirà a trovare la fama. Diventerà la pittrice di corte della regina Maria Antonietta, vivrà agiatamente anche se poi sarà costretta a fuggire dalla Francia e dovrà vivere spostandosi di continuo.

Tutta la vita di Elisabeth, tutta la sua storia, la famiglia, le frequentazioni, gli incontri vivono e si raccontano attraverso la sua pittura. Attraverso la pittura non può che passare anche quella corrente strana e poco controllabile che chiamano amore: Elisabeth amerà, si amerà, e si lascerà amare attraverso i suoi ritratti.

 

Berthe Morisot è la modella preferita di Edouard Manet. Ma non le basta. Lei vuole prendere i pennelli e la tavolozza in mano. Vuole dipingere e ci riuscirà. Le sue tele parlano del suo mondo interiore, della sua irrequietezza, della sua solitudine.

Nonostante il successo che riuscirà a raggiungere, alla sua morte, a cinquantaquattro anni di cui quaranta dedicati alla pittura, sul suo certificato di morte verrà scritto “senza professione”.

 

Suzanne Valadon, dopo essere stata una modella per numerosi artisti, diventa essa stessa una pittrice e, nella Parigi di fine 800, sarà il simbolo della ribellione. Vuole rappresentare la donna moderna.

Com’è questa donna? Preferibilmente nuda. Nuda non solo degli abiti con cui normalmente copre le sue fattezze, ma denudata dello sguardo con cui il mondo maschile l’ha rappresentata. Suzanne vuole dipingere la nuda verità femminile: la donna com’è davvero, come la vede un’altra donna, senza l’idealizzazione e senza la bramosia dello sguardo maschile.

 

Non poteva usare termine più corretto, l’autrice, per descrivere la vita di Charlotte Salomon: resistenza.

Charlotte vive in Germania e poi si rifugia in Francia durante il periodo delle persecuzioni naziste. Morirà giovanissima, a soli 26 anni, ad Auschwitz. La sua opera sarà la grande testimonianza del dramma vissuto in quel periodo. “Vita? O teatro?” è il titolo del suo lavoro. Un lavoro immenso, straordinario, composto negli ultimi anni antecedenti la deportazione. Sa che ha poco tempo e vuole lasciare una testimonianza viva e completa. Un’opera particolarissima in cui scrittura, pittura e musica camminano su binari paralleli e perpendicolari. Sarà grazie all’intervento di Otto Frank, padre della conosciutissima Anna, che la sua opera sarà pubblicata.

 

Passione. In un’altra parola, anzi in due: Frida Kahlo. Una donna davvero unica, un’artista eccezionale. Leggendo la sua storia, conosciamo una Frida molto attenta alla sua immagine che curava attraverso il trucco, le pettinature e l’abbigliamento coloratissimo. Nelle sue opere trova spazio tutto il suo dolore fisico e interiore. È stata la prima artista a rappresentare un aborto e non ha mai avuto paura di mostrarsi eccentrica e “strana” agli occhi della gente.

 

Il libro di Elisabetta Rasy appassiona per la ricchezza di particolari della vita privata di queste artiste.

Conoscere la loro storia non vuol dire guardare morbosamente nella vita delle donne descritte ma significa amarle, affezionarsi a loro, comprenderle nell’intimità più profonda. Significa anche conoscere il contesto storico in cui hanno vissuto e operato. Durante la lettura del libro, è istintivo andare alla ricerca dei dipinti da esse realizzati e descritti benissimo dall’autrice.

È un libro per chi ama l’arte ma anche e soprattutto, come nel mio caso, per chi vuole conoscere la storia di sei donne coraggiose e tenaci che, in un mondo ostile e quasi sempre reso difficile dagli uomini, non hanno perso la forza di andare avanti, consapevoli del proprio talento e della volontà di arrivare a raggiungere i propri obiettivi. Sei donne che hanno amato l’arte di un amore viscerale e autentico.

Sei straordinarie Disobbedienti.

 

 

Titolo: Le disobbedienti: storie di sei donne che hanno cambiato l’arte
Autore: Elisabetta Rasy
Editore: Mondadori
Collana: Le Scie

Sinossi

Che cosa unisce Artemisia Gentileschi, stuprata a diciotto anni da un amico del padre e in seguito protagonista della pittura del Seicento, a un’icona della bellezza e del fascino novecentesco come Frida Kahlo? Qual è il nesso tra Élisabeth Vigée Le Brun, costretta all’esilio dalla Rivoluzione francese, e Charlotte Salomon, perseguitata dai nazisti? C’è qualcosa che lega l’elegante Berthe Morisot, cui Édouard Manet dedica appassionati ritratti, alla trasgressiva Suzanne Valadon, l’amante di Toulouse-Lautrec e di tanti altri nella Parigi della Belle Époque? Malgrado la diversità di epoca storica, di ambiente e di carattere, un tratto essenziale accomuna queste sei pittrici: il talento prima di tutto, ma anche la forza del desiderio e il coraggio di ribellarsi alle regole del gioco imposte dalla società. Ognuna di loro, infatti, ha saputo armarsi di una speciale qualità dell’anima per contrastare la propria fragilità e le aggressioni della vita: antiche risorse femminili, come coraggio, tenacia, resistenza, oppure vizi trasformati in virtù, come irrequietezza, ribellione e passione. Elisabetta Rasy racconta, con instancabile attenzione ai dettagli dell’intimità che disegnano un destino, la vita delle sei pittrici nella loro irriducibile singolarità. Tutte loro, negli autoritratti che aprono le intense pagine di Elisabetta Rasy, guardano negli occhi chi legge e invitano a scoprire l’audacia con cui hanno combattuto e vinto la dura battaglia per affermarsi – oltre i divieti, gli obblighi, le incomprensioni e i pregiudizi -, cambiando per sempre, con la propria opera, l’immagine e il posto della donna nel mondo dell’arte.

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