Carolina Invernizio – Una penna da non dimenticare

Semplicemente, donne.

Carolina Invernizio – Una penna da non dimenticare

Carolina Invernizio – Una penna da non dimenticare

Donne che hanno fatto la Storia  e sono state dimenticate

di Antonia Romagnoli

Carolina Invernizio è una delle autrici più prolifiche del panorama letterario italiano fra Otto e Novecento. Una penna oggi quasi del tutto dimenticata, che sarebbe bello ritrovare di nuovo in libreria.

Carolina Invernizio – la vita

Carolina Maria Margarita Invernizio nacque a Voghera nel 1851, da Anna Tattoni e Ferdinando Invernizio, funzionario delle Imposte. >Per molto tempo, forse per un vezzo femminile, Carolina affermò di essere nata nel 58, confondendo i suoi biografi.

carolina Invernizio

Nel 1865 la famiglia si trasferì a Firenze, divenuta la nuova capitale del Regno d’Italia. Qui Carolina Invernizio frequentò l’Istituto Tecnico Magistrale insieme alle sue sorelle, ma rischiò seriamente l’espulsione a causa di un suo racconto “amore e morte” che fu pubblicato dalla studentessa quindicenne sul giornale della scuola. Temi scandalosi, quelli del racconto, per il tempo: soprattutto se rapprotati alla penna di un’acerba ragazzina.

La sua vita privata sembra aver poche altre informazioni degne di nota: nel 1881 si sposa con Marcello Quinterno, ufficiale dei bersaglieri, dal quale avrà una figlia, Marcella (1886-1971).

Con il ritorno del marito dalla guerra di Abissinia, , nel 1896, la scrittrice si trasferisce prima a Torino e poi, nel 1914, a Cuneo.

A Cuneo la sua attività letteraria è fervente, non solo come autrice: qui, infatti, il suo salotto diventa centro di ritrovo di letterati e colti. Via Barbaroux ancora oggi porta traccia di lei, con una targa apposta sulla casa dove l’autrice visse e lavorò.

«In questa casa Carolina Invernizio il 27 novembre 1916 chiude l’operosa esistenza fra il signorile salotto e i romanzeschi fantasmi»
Carolina Invernizio muore di polmonite, ma prima di morire chiede al marito che l’annuncio della  sua dipartita venga dato da tutte le testate per cui ha lavorato: Il Popolo, la Stampa, Il Fieramosca di Firenze e la Gazzetta di Torino.

carolina Invernizio

Le opere di Carolina Invernizio

Oggi rivalutata dalla critica e dal pubblico, Carolina Invernizio ha scritto varie decine di romanzi, racconti e articoli.

I suo esordio avviene nel 1876 con la novella Un autore drammatico, pubblicata dall’editore Barbini di Milano.

Nel 1877 esce il primo romanzo, Rina o L’angelo delle Alpi, pubblicato dall’editore fiorentino Salani e nel 1879, ancora per Barbini, Pia de’ Tolomei.

Molti dei suoi romanzi entrano nelle case italiane attraverso i quotidiani l’Opinione Nazionale di Firenze o La Gazzetta di Torino, che li pubblicano a puntate: anche molte opere di Dickens e di altri importanti autori ebbero lo stesso percorso.

Nel 1907 Carolina scelse di pubblicare in esclusiva con Salani, per il quale scrisse, in una carriera durata quarant’anni, 123 libri, molti dei quali col sottotitolo “romanzo storico sociale”, che furono pubblicati in una collana a lei intitolata: “I Romanzi di Carolina Invernizio“.

carolina Invernizio

Perchè Carolina Invernizio non ebbe successo di critica

Il romanzo dell’Invernizio ha il respiro del romanzo d’appendice, il feuilleton, che attraversa con furore tutto l’800 e il primo Novecento. Nonostante sia definito da Salani romanzo sociale, l’opera di Carolina non si prefigge gli aulici scopi di denuncia dickensiana, ma rimane sempre ancorato a una formula di trame intricate, misteri, torbide storie d’amore, generalmente trattate con una penna lieve: di troppa leggerezza l’accusano i suoi detrattori, non comprendendo che quello dell’Invernizio è uno stile e non un limite, anzi la chiave per la sua modernità.

Leggi anche: Donne allo Specchio: i racconti delle scrittrici italiane in un libro (mai visto a scuola)

carolina Invernizio

L’Invernizio nella letteratura italiana

D’altra parte, le donne nella letteratura italiana non hanno mai avuto troppo spazio per esprimersi: la cultura nostrana è troppo carica di pregiudizi verso il gentil sesso, a cui viene con molta facilità attribuita una sorta di incapacità nel trattare argomenti di vero peso letterario.

Sono poche, pochissime, le signore che hanno trovato un posto nelle Antologie scolastiche, nelle librerie delle case e nell’attenzione dei lettori, in particolare nei secoli scorsi.

Carolina Invernizio fu definita da Antonio Gramsci “onesta gallina della letteratura popolare”, per indicare la prolificità della sua produzione e la scarsa qualità delle sue opere. Fii definita “casalinga di Voghera”, “Carolina di Servizio”.

Troppi libri, troppo “romanzi”, troppa attenzione dei lettori? Forse Carolina Invernizio subisce, per prima, la sorte delle autrici di ieri e di oggi, etichettate di serie B a causa delle tematiche trattate, dello stile, del target di lettori. Eppure, indiscutibilmente, la sua è stata una formula vincente, poiché fra i suoi contemporanei è stata molto apprezzata.

Il successo fra i lettori

Quella di Carolina è una lettura d’evasione: storie complicate, amori impossibili, elementi soprannaturali inseriti per rendere le storie ancora più avvincenti. E nel contempo, un quadro vivido di un tempo e di una società, sia nelle opere che nel tipo di lettori che conquista e rende affezionati.

Il romanzo “Il Bacio di una morta” edita da Salani nel 1886 ebbe numerose riedizioni e ristampe, dalla fine del XIX secolo al principio del XXI.

Marino Moretti, poeta, romanziere e drammaturgo italiano legato al movimento della scapigliatura, fu uno dei maggiori estimatori della scrittrice e  Invernizio, citò Il bacio d’una morta in una lirica de Il giardino dei frutti, opera dedicata e intitolata a Carolina Invernizio, da poco deceduta.

Il romanzo ebbe in seguito tre trasposizioni cinematografiche intitolate Il bacio di una morta, dirette rispettivamente da Giovanni Enrico Vidali (1917), Guido Brignone (1949) e Carlo Infascelli (1974), e una quarta, Il bacio (1974), con la regia di Mario Lanfranchi e la sceneggiatura di Pupi Avati.

Il critico letterario Folco Portinari dedicò al romanzo un capitolo della raccolta di saggi Le parabole del reale, bollando il libro come «narcotico prodotto industrialmente».

Carolina Invernizio oggi

E oggi? Carolina Invernizio è stata dimenticata, lasciata indietro da un’editoria che corre forte, che avanza verso il futuro e non ha tempo di rispolverare troppo il passato. Come altre opere che nei decenni passato hanno fatto furore (per citarne una, la serie di Angelica di Anne e Serge Golon), la corposa produzione letteraria di Carolina è oggi prerogativa dei mercatini, dove i suoi appassionati lettori – che sì, esistono anche nel nuovo millennio – vanno a caccia di volumi dimenticati.

Io ho dei critici una allegra vendetta. Ché le mie appassionate lettrici e amiche sono appunto le loro mogli, le loro sorelle.

Carolina Invernizio

http://www.letteraturadimenticata.it/Carolina%20Invernizio.htm

 

 

2 risposte

  1. Maria Grazia ha detto:

    La capacità di analisi di C. Invernizio è molto spiccata ed in qualche modo perfino spregiudicata. Si legga per es.:“Un giovane s’imbatte in una fanciulla bella, intelligente e l’ama, e crede ed è convinto nel suo cuore di non amare che lei, che lei sola, di amarla per tutta la vita. Il giuramento che fa davanti all’altare è sincero, le proteste d’amore che le rivolge sono veritiere: egli è persuaso di non cangiar mai e la fanciulla crede, è fidente. Nello sposo che Dio le ha dato, che ella ama, trova il paradiso, sogna la felicità, le sembra che niuna nube debba mai apparire all’orizzonte di quel bel cielo.
    Si amano, sono uniti, il mondo è tutto per loro.
    Ma a poco a poco l’abitudine uccide quell’amore violento, appassionato; la moglie ha nuove occupazioni, nuovi affetti: i figli. Il marito o s’ingolfa negli affari, o per calmare la noia che comincia ad assediarlo, ritorna all’antica via, rivede gli amici abbandonati…Eppure egli ama sempre la moglie e gli sembra di non amare nessuno più di lei; ma le sue manifestazioni si fanno così fredde che la moglie finisce per credersi ingannata, di aver dato a lui tanta gioia e tanta felicità, e di riceverne in cambio lacrime e amarezze. …E il marito, che credeva di trovare nel santuario della casa la pace e la quiete, comincia a sentirsi turbato, inasprito; alle tristezze senza ragione della moglie, si sente offeso nel suo orgoglio, nel suo cuore..
    Non si accorge che il suo cuore è cambiato, che il fascino potente che l’aveva avvinto, ha dato luogo ad una calma infinita dei sensi e dello spirito, che i suoi sentimenti, senza essere mutati, hanno subito una nuova fase. Ed ecco perché la vita di molti sposi diventa difficile, la loro convivenza poco lieta.”(Il bacio di una morta)

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