“Quel che abisso tace” di Maura Maffei

Semplicemente, donne.

“Quel che abisso tace” di Maura Maffei

Maura

 

“Quel che abisso tace” di Maura Maffei

 

Recensione di Elisabetta Corti

Una laurea a pieni voti alla Queen Mary University, una madre orgogliosa ed un futuro da ingegnere minerario attendono Oscar Dell’Ongaro, un giovane italo-irlandese residente a Londra.

Così il ragazzo si addormenta in quel tiepido giugno del 1940. Incubi lo tormentano: gente che lo strattona, che gli intima di alzarsi.

Ma non è un incubo, sono gli agenti di polizia che malamente svegliano Oscar e cosí, in pigiama, lo strappano al letto ed alla casa, cancellando quel futuro che sembrava cosí nitido solo poche ore prima.

La colpa di Oscar è quella di portare quella metá delle sue origini nel cognome: Dell’Ongaro. Un italiano, quindi necessariamente un fascista, un sostenitore di quel Mussolini, nemico dichiarato della seconda guerra mondiale.

“Questo è proprio il peggiore che abbiamo acciuffato: un ibrido tra uno scarafaggio fascista e un paddy! Si chiama Oscar Dell’Ongaro, di padre italiano e madre irlandese”.

È solo l’inizio dell’incubo di Oscar. Accusato di essere latitante per un reato non commesso, picchiato e lasciato in cella al freddo per una notte, viene caricato insieme ad altri su un convoglio diretto nel Lancashire.

Da lì, dopo un viaggio estenuante ed una camminata interminabile, finisce nel campo di internamento di Whart Mills, insieme ad altri cittadini italiani e un vasto gruppo di cittadini tedeschi.

Non ci sono gioie in questo luogo maledetto. Ognuno viene interrogato e spogliato di ogni bene, poi rimandato in un capannone in cerca di un luogo duro e freddo dove passare la notte. Il giorno le umiliazioni si dividono tra le code per un secchio chiamato bagno e una ciotola di zuppa maleodorante.

E forse proprio uniti nella disgrazia, Oscar ed altri italiani si uniscono: Guido, neo padre in attesa di un telegramma che confermi la nascita del suo primogenito; don Gaetano, strappato alla sua parrocchia nei pressi di Manchester e claudicante sulle sue stampelle; e Cesare Vario, il giornalista altezzoso che una volta intervistò Oscar in merito ai suoi successi sportivi.

Whart Mills è solo il primo passo della tragedia che si sta per consumare per questi detenuti. Solo pochi giorni dopo, vengono trasportati al porto, per essere deportati. Australia, Canada o chi lo sa dove.

Ed ecco che lì davanti a loro si staglia una delle più famose navi da crociera del periodo: l’Arandora Star. Un tempo simbolo di divertimento e sfarzo, e scherzosamente soprannominata “La torta nuziale”, era stata maldestramente ridipinta e trasformata in una nave da guerra. Una nave da guerra posticcia, volta solo ad attrarre l’attenzione dei nemici che così avrebbero potuto essere complici dello sterminio dei loro stessi connazionali.

“Due volte ho offerto a mia moglie una crociera sull’Arandora Star: dal ponte principale, tenendoci per mano, abbiamo contemplato il cielo dei Caraibi e i fiordi della Norvegia. Adesso c’è soltanto da pregare che, sotto le nubi abbuiate dai bombardieri e solcando il mare gremito di U-boat tedeschi, ci porti a destinazione, qualunque essa sia”.

È solo per uno scherzo del destino che Oscar finisce sull’Arandora Star insieme agli altri. Ma il loro viaggio durerà ben poco: nelle prime ore del mattino del 2 luglio 1940, a 75 miglia dalla costa del Donegal, l’Arandora star viene bombardata ed affondata. Con essa, perdono la vita piú di 800 persone tra detenuti italiani, tedeschi, personale e militari.

Anche il passato di Oscar Dell’Ongaro annega nel buio dell’oceano. Da qui, la sua esistenza sarà un percorso a ritroso, in cui dovrà riconnettere le tessere di un mosaico che è stato sparpagliato, scagliando ogni pezzo lontano.

Chi e cosa possa aiutarlo, sembra di nuovo stabilito dal destino, che lo fanno approdare in terra irlandese dove, oltre a se stesso, troverà anche una nuova linfa chiamata amore.

In questa sua nuova e recente opera, Maura Maffei porta alla luce dei capitoli bui e poco conosciuti degli orrori della guerra.

Nella sua ricostruzione storica, l’autrice dipinge con perizia gli avvenimenti, intrecciando storie di personaggi veramente esistiti (e purtroppo periti) nell’affondamento del transatlantico alla narrativa della storia di Oscar Dell’Ongaro.

Senza scadere in banali conclusioni, Maura accompagna il lettore in un percorso difficile da accettare, ma contemporaneamente ne accende la voglia di sapere e conoscere. Io stessa ho ricercato notizie sull’avvenimento dell’affondamento dell’Arandora Star, e tutta la storia che lo precede.

Allo stesso tempo, non fa mancare al lettore la luce della speranza, portata con la parte narrativa della storia.

Anche in essa, spiccano le ricerche minuziose dell’autrice sull’estrazione della torba e il suo fondamentale ruolo di combustibile che per anni ha riscaldato le case delle famiglie irlandesi.

Non ho mai nascosto, e non intendo iniziare ora, l’affetto che da lettrice mi lega ai romanzi di Maura Maffei, non solo perché spesso ambientati in un paese a me caro come l’Irlanda, ma anche per la cura con cui l’autrice si dedica ad ognuno dei suoi scritti.

Con “Quel che abisso tace”, Maura Maffei non tradisce la fiducia dei lettori, portandoli di nuovo a vivere le avventure dei protagonisti con una scrittura accattivante e profonda e una volta chiuso il libro si ha la certezza che spesso, anche le storie che iniziano nel peggiore dei modi, possano avere un finale inaspettato.

 

“Lui pure era un villaggio sepolto. I ruderi di un passato segreto, che affioravano sconnessi, erano stati coperti dal manto verde delle erbe, quale miraggio di futuro.”

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Titolo: Quel che abisso tace
Autrice: Maura Maffei
Editore: Parallelo45
Sinossi

È l’estate di giugno del 1940. Nel campo di internamento di Whart Mills sono detenuti centinaia di italiani civili. Sono uomini che da anni vivono in Gran Bretagna e che la dichiarazione di guerradell’Italia fascista ha reso nemici.Qui s’intrecciano le vicende di Guido, arrestato nell’imminenzadella nascita del glio, di Innocente, cui hanno sottratto il violi- no da concertista, di padre Gaetano, che trascorre le notti reci- tando il rosario, di Enrico, famoso tenore dell’epoca, di Cesare, il cinico direttore del Piccadilly Hotel di Londra, e di tanti altri. E poi c’è Oscar, che le guardie trattano con durezza perché èmezzo irlandese.In una domenica afosa, vengono tutti caricati su un transatlantico in procinto di salpare da Liverpool per chissà dove. Si tratta dell’Arandora Star, che all’alba del 2 luglio 1940 incon-trerà il proprio destino.

 

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