“Verde talismano” di Fabiola Falcone

Semplicemente, donne.

“Verde talismano” di Fabiola Falcone

verde talismano

Stavo passeggiando per quei graziosi mercatini dai colori vivaci, completamente inebriata dai profumi delle spezie orientali, quando la mia attenzione venne attratta da una bancarella di gioielli color smeraldo.

Fui come rapita: non riuscivo a distogliere il mio sguardo da quelle pietre preziose, finché un anziano signore dai tratti asiatici mi diede una pacca sulla spalla e mi chiese: “Ti piacciono?”. Senza scostare la vista, gli feci un cenno affermativo.

Sorridendo, prese uno di quei gioielli, me lo chiuse dentro la mano e mi disse “È tuo!”. Cercai di capire quanto costasse, ma le mie intenzioni di pagarlo furono respinte. Me lo aveva regalato.

Me lo misi al collo e tornai a casa.

Osservando attentamente vidi che, all’interno, c’era una piccola incisione: “fate” e, in un attimo, attorno a me, si creó un buco nero, i miei battiti cominciarono ad accelerare, le vene si dilatarono e sentii un’onda di fuoco invadere il mio corpo.

Percepivo un’energia così potente dentro me, che mi impedì di dormire la notte e, alle prime luci dell’alba, mi recai dal mendicante.

Egli mi disse che, secondo un’antica leggenda, quei talismani avevano il potere di attivare il magnete delle anime pure e che avrebbe attratto a me il mio destino.

Le sue parole, e quello che sentivo dentro il mio corpo, mi spaventarono; dovevo sbarazzarmi di quell’amuleto e, senza pensarci troppo, lo ruppi in mille pezzi.

I frammenti vennero portati via dal vento e l’effetto che sentivo si affievolì fino a scomparire.

Tornai a quella bancarella per chiedere spiegazioni più dettagliate al venditore dai tratti asiatici ma, quando arrivai alla sua postazione, non c’era traccia di lui. Chiesi a tutti i vicini dove fosse finito ma nessuno sapeva dirmi nulla e molti sostenevano di non averlo mai visto.

Quando tornai in Italia, inizia a fare delle ricerche su quei talismani, viaggiai per parecchi anni per avere delle risposte. Ma nulla. 

Mia madre, preoccupata, mi mandò in terapia: gli psicologi mi dicevano che era stato un brutto sogno o qualche allucinazione dovuta a qualcosa di strano che avevo mangiato.

Dopo un po’ lasciai stare il mio proposito, passarono più di dieci anni da quella data e la mia vita scorreva a un ritmo normale, fino ad una settimana fa.

Lunedì scorso stavo aspettando l’agente immobiliare che avrebbe dovuto consegnarmi le chiavi del mio nuovo appartamento.

Lo attendevo cercando tra la folla uno sconosciuto che in qualche modo avrebbe saputo chi ero: l’unica sotto il portone, gli agenti immobiliari sanno riconoscere un cliente in attesa.

Mi distrassi un momento, scorrendo le fotografie della galleria del mio cellulare, quando sentii il mio nome pronunciato da una voce maschile.

Il mio sguardo si scontrò nel suo, si creò ancora un buco nero davanti a me e la stessa sensazione di dieci anni fa invase il mio corpo. 

È tutta la settimana che la mia pelle chiede la sua, che i suoi baci accendono un fuoco dentro la mia carne, che i suoi sguardi illuminano le mie giornate. Sette notti in cui mi perdo, ma poi ritrovo la retta via, nei suoi occhi verdi, color smeraldo, la stessa tonalità di quel talismano dei mercatini dai profumi speziati.

 

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