C’è una volta – di Beatrice Mele e Raquel Gutiérrez

C’è una volta – di Beatrice Mele e Raquel Gutiérrez

C’è una volta – di Beatrice Mele e Raquel Gutiérrez

a cura di Emma Fenu

c'è una volta

 

“Lunedì chiuson chiusino
Martedì bucò l’ovino
Sgusciò fuori mercoledì
“Pio, pio” fece di giovedì
Venerdì un bel pulcino
Beccò sabato un granino
La domenica mattina
Aveva già la sua crestina.”

Filastrocche tradizionali – Coccole sonore

C’è una volta è una fiaba personalizzabile scritta da Beatrice Mele e illustrata da Raquel Gutièrrez e edita da Matamua Books nel 2020. Al progetto hanno collaborato anche Martina Mele e Alvaro Duque, in un ponte fra Italia e Spagna.

C’era una volta… No, questa fiaba inizia diversamente: C’è una volta.

Ma come? Era prima ed è anche ora?

Proprio così. Prima un desiderio, poi un ovetto e un semino, poi un puntino piccino piccino che cresce nella pancia e poi… e poi c’è il bambino a cui raccontare la storia della sua nascita!

C’è una volta si rivolge ai bambini fra i 2 e i 6 anni per descrivere il percorso di ricerca di un figlio attraverso vari tipi di fecondazione assistita (eterologa e omologa) e attraverso la gestazione per altri. Se vari sono i metodi di concepimento, vari sono anche i modelli familiari: mamma e papà, mamma single, due mamme o due papà.

I temi affrontati sono  caldi: non si parla solo di infertilità, ma anche di omosessualità e maternità surrogata.

In risposta al desiderio dei futuri genitori o aspiranti tali che vogliono rendere partecipi fin dall’infanzia i propri figli della storia che li precede e di cui sono i protagonisti, il libro illustrato, personalizzabile online a seconda del percorso e della tipologia di famiglia, si avvale delle metafore topiche della fiaba rivisitate in modo originale.

Il lupo minaccioso, infine sconfitto, simboleggia tutti gli ostacoli che hanno reso arduo l’arrivo dell’ovetto con dentro il bimbo, il vero eroe salvifico della narrazione.

Ho il piacere di accogliere nel salotto di Cultura al Femminile Beatrice Mele, autrice del testo, e di rivolgerle alcune domande in merito.

 

Benvenuta Beatrice. Come è nata l’idea del progetto che ha portato alla creazione di C’è una volta?

Grazie dell’invito. Ho incontrato tante persone all’inizio del loro percorso di riproduzione assistita e ho percepito, oltre al desiderio fortissimo di diventare genitori, un grande disagio dovuto al sentirsi “difettosi”.

Nei futuri genitori da procreazione medicalmente assistita sorge, infatti,  una domanda capace di togliere il sonno: “Come lo racconto a mio figlio/a”?.

Davanti a questo carico di dolore, ci è venuto naturale provare a fare qualcosa nella convinzione che esso è indotto dalla società e che è possibile liberarsene prima che ricada sui figli.

Di riproduzione assistita ancora oggi si parla poco e male.

È un argomento che soffre di pregiudizi anche in ambienti insospettabili.

Se poi si aggiunge che è un tema inclusivo – infatti che tu sia etero o gay, in coppia o single, il percorso non cambia – il numero degli haters si impenna.

Noi crediamo che ogni bambino abbia diritto ad avere un libro che racconti la propria storia, e che nessuno debba sentirsi escluso.

Si tende a pensare che la riproduzione assistita sia un tema di nicchia, ma si contano otto milioni di persone nate attraverso una di queste tecniche.  È ora di normalizzarlo.

 

Quali sono le reazioni dei bambini alla storia che precede il loro arrivo?

“C’è una volta” è una favola per aiutare i bambini, ma anche gli adulti, a connettere le trame delle loro vite, dei loro sogni, dei loro desideri in una situazione in cui ciò può sembrare, apparentemente in realtà, più complicato o meno scontato.

I bambini capiscono subito che è una storia che parla di loro e di come sono nati.

I più grandi – parlo di quelli di 5/6 anni – si appassionano al racconto oltre che ai disegni. I più piccoli sono colpiti soprattutto da questi ma tutti, dico tutti, hanno la stessa reazione di esultanza quando il lupo viene messo KO.

Si tratta di una delle prove che gli adulti devono affrontare durante il tragitto che li porterà a diventare genitori, una metafora del confronto con la società, dopo aver fatto i conti con i propri demoni e con la sorte su cui, purtroppo, nessuno di noi ha potere.

È nel combattimento con il lupo che i bambini comprendono con quanto amore, coraggio e determinazione sono stati desiderati.

Che è poi è il messaggio che resta loro impresso. I genitori, sebbene vengano mostrati nelle loro umanissime fragilità, ne escono davvero fichissimi e, stando ai feedback che ci arrivano, sono loro a emozionarsi di più.

 

Cosa è per te la genitorialità? E cosa è la famiglia?

La genitorialità è qualcosa che a che fare con la cura e con la fiducia nella vita. Qualcosa che richiede un gran senso per l’avventura e un’attitudine a mettersi in discussione per tendere a diventare una versione migliore di quella che eravamo.

La famiglia per me è un sostantivo plurale.

Non ho mai pensato alla mia come a un nucleo ristretto a madre, padre, sorella.

Sono cresciuta in mezzo a nonni, zii e cugini di ogni ordine e grado. Siamo in tanti e tutti molto diversi, legati da un senso di affetto e di protezione reciproca anche se ormai viviamo lontani e non ci frequentiamo più spesso. Io però so che ci sono e che ci saranno sempre per me.

Non credo che un bambino abbia bisogno di altro.

 

Link d’acquisto

https://matamuabooks.com/it/

 

Sinossi

Non c’è una sola strada per diventare genitori, percorrere quella della fecondazione assistita significa affrontare le proprie paure, i pregiudizi e gli imprevisti del percorso affidandosi alla forza del desiderio.

“C’è una volta” racconta questa grande avventura con l’auto della fiaba, il luogo dove tutto è possibile.

 

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