“La luna lo sapeva” di Federica Sanguigni

“La luna lo sapeva” di Federica Sanguigni

“La luna lo sapeva” di Federica Sanguigni

Contest Lettere al Femminile

La luna lo sapevaParlerò di noi. Del nostro amore.
Non dirò chi sei. Chi sono. Cosa faccio. Cosa fai.
Non farò il tuo nome. Non dirò il mio.
Nessuno ci riconoscerà. Nessuno ci conosce.
Parlerò di noi.
In realtà, vorrei che lo facessi tu. Ma so che non succederà.
E allora parlerò di noi. E tu non lo saprai. Forse, io neanche.

Dirò di quella sera che ci incontrammo al chiaro di luna di fronte al mare.
Ricordo bene cosa indossavi. Il tuo vestito a fiori dalla generosa e sensualissima scollatura.
Eri un tulipano pronto a sedurmi.
Ma non potevi immaginare il fascino inebriante che esercitavi su di me. Che ancora oggi mi fa girare la testa al solo immaginarti. Che mi strazia il cuore ogni volta che ti penso e anche quando non lo faccio, ora che…
E i sandali con il tacco altissimo. I tuoi piedi curati e seducenti.
Il trucco pesante intorno agli occhi. Quegli occhi che cambiavano colore dopo l’amore.
Quanto mi mancano, quegli occhi.
L’ho capito solo dopo che era una protezione, tutto quel trucco.
E lo sguardo divertito della bambina dolcissima che coccolavo tra le lenzuola e che rideva di gusto a ogni mia stupida storiella.
Lo sguardo di dolore e delusione che non hai saputo nascondere quando mi hai detto: “Non voglio più andare avanti così.”

Era l’inizio dell’estate, la mia stagione preferita. Tu invece amavi l’autunno e i suoi caldi colori.
(È ancora così?)
Era l’inizio di una promessa che non abbiamo mantenuto.
Quando due sguardi come i nostri inciampano l’uno nell’altro, come glielo dici che devono rialzarsi e continuare a camminare dritto? Come si fa a far finta di niente? Perché, far finta di niente?
Ah sì, quella cosa della moralità.
Giusto e sbagliato.
Bene e male.
Dritto e rovescio come in un lavoro a maglia che procede impavido su due ferri che si toccano si scontrano si incastrano e, a volte, perdono il filo. Allora devi disfare il lavoro. E ricominciare. O lasciarlo con qualche buco. Magari non si vede. Altrimenti lo abbandoni. Chissà, qualcuno verrà a prenderlo per proseguirlo.

Era sera. Guardavi il mare mentre io guardavo te. La luna ci osservava in silenzio. Lei lo sapeva che non eri a tuo agio. Che ridere e abbassare gli occhi era un modo per nascondere l’imbarazzo.
Lei lo sapeva che forse non avresti dovuto accettare il mio invito.
Che quella sera tutto finiva e tutto cominciava.
La luna lo sapeva.
E se ne stava lì, alta nel cielo, bella e luminosa come una soubrette d’altri tempi.
Ogni tanto il mare le strizzava l’occhio e lei arrossiva un poco.
Quando ti ho rubato quel bacio, il primo bacio, io li ho visti sorridere. Loro sapevano già tutto.
Conoscevano il nostro destino.
E sono rimasti in silenzio.

Incontrarti la seconda volta è stata un’emozione più forte della prima. Per poi scoprire, con il tempo, che ogni volta era più bella e più intensa di quella precedente.
“Io ti amo come il primo giorno che ti ho visto” non è per niente corretto, per me.
Io ti amo mille e mille volte più della prima.

Andrei in capo al mondo pur di stare con te.
Farei qualsiasi cosa pur di stringere ancora le tue mani, accarezzare la tua pelle, specchiarmi nei
tuoi occhi.
Rinuncerei a un pezzo della mia vita per avere la possibilità di camminare con te in mezzo alla gente come mai abbiamo potuto fare.
No. Non è vero.
Non farei nulla.
Nulla ho fatto.
E ti chiedo perdono, per questo. Ti chiedo perdono per non aver avuto il coraggio di essere felice. Felice con te.
Ti chiedo perdono per non averti scelta, in questa vita.

Sei la vena che porta il sangue al mio cuore.
L’inchiostro di un tatuaggio indelebile che penetra nella pelle.
E voglio essere banale, ché a volte è l’unico modo per dire la verità: sei la cosa più bella che la vita mi abbia mai regalato.
Un dono inaspettato.
Un dono prezioso che non sempre si ha la fortuna di ricevere.
Io ti ho scartata con mani tremanti e infinito stupore.
Ti ho annusata assaporata voracemente gustata dolcemente amata.
Ti ho guardata sbocciare e il tuo odore si è appiccicato alla mia pelle.
Ho preso tutto di te, rubando come un ladro nella notte.
E ti ho messa qui. Nel mio cuore. Perché solo qui posso averti. Solo qui posso amarti e adorarti.
Il nostro amore non è di questo mondo. Non è di questo tempo.

Ti osservo da lontano. Sei bella come questa primavera che è giunta all’improvviso.
Il tuo sorriso lancia scintille di fuoco, calde e carezzevoli come i raggi di un sole che non mi scalda più. C’è profumo di festa, nell’aria. Dentro di me, il grigio colora di fumo il mio dolore.
Vorrei avvicinarmi a te. Portarti via da tutto e da tutti.
Vorrei danzare con te. Anche senza la musica.
Vorrei guardarti negli occhi senza timore.
Prenderti per mano senza paura.
Ma non lo farò. Non posso farlo.
E ti lascerò andare. Come una rondine, volerai libera nel cielo limpido.
Io rimarrò a terra.
Ad asciugarmi il cuore.

Tuo per sempre,
M

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

dieci + 7 =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.