“La chioma di Berenice” – di Amalia Frontali

“La chioma di Berenice” – di Amalia Frontali

La chioma di Berenice, Amalia Frontali, romanzo storico, Egitto, archeologia

“La chioma di Berenice” – di Amalia Frontali

Recensione di Lisa Molaro

Amalia Frontali, romanzo storico, Egitto, archeologia

Wow! Dovrei iniziare questo articolo identificando il soggetto, come da prassi, eppure non posso trattenere l’onomatopea che scivola fuori in esordio di scrittura! “La chioma di Berenice” di Amalia Frontali –  scrittrice bolognese di cui non avevo letto nulla in precedenza – per biglietto da visita ha una copertina delicatissima firmata da Madame Framboise di Mirella Farchica, grafica e illustratrice raffinata che ha saputo racchiudere un romanzo in una illustrazione davvero originale e d’effetto. Una copertina chic, oserei scrivere.

Almeno una volta all’anno (solitamente in estate) mi capita di aver voglia di leggere un buon romanzo vittoriano (ma anche Regency va più che bene); mi capita di aver voglia di quei romanzi scritti con penne raffinate, che paiono in corsivo inglese anche se il font moderno mette all’angolo il romanticismo di svolazzi e lettere aperte… scherzi di un cervello, il mio, che quando legge mi fa scivolare in altri mondi, di carta acquerellata.

L’e-reader mi ha fatto l’occhiolino mostrandomi “La chioma di Berenice” di Amalia Frontali, iniziarlo e terminarlo – nonostante le oltre 400 pagine – è stato un batter di ciglia.

Da cosa sono emersa, ora che ne ho terminata la lettura? Un romance? Un Harmony? Un libro di avventura? Una biografia? Ebbene: sono affiorata da un romanzo storico che è tutte queste cose assieme aggiungendone pure molte altre! Un romanzo tondo, circolare, pieno, ricco.

Amalia Frontali mi ha fatta calare in questo romanzo portandomi, inizialmente, nei salotti britannici del ton, tra aspirazioni e convenzioni di una Londra Regency in cui i sospiri si inceppano tra corsetti, scarpette di raso, abiti dalle maniche ricamate, carrozze e vicoli acciottolati illuminati dalla fioca e ambrata luce dei lampioni ai bordi della strada.

All’inizio – vivendo il libro –  ho passato, assieme alla diciottenne Sarah Bane – protagonista femminile del romanzo –  notti insonni per l’eccesso di montone arrosto e dei libri paurosi di Mrs Radcliffe; ho letto romanzi d’amore, scambiato confidenze con la mia adorata cugina Rose, sognato a occhi aperti pensando al mio futuro con Cedric Miles, un gentiluomo alto, aristocratico, decisamente avvenente  e che non le dimostrava, di certo, indifferenza alla vista.

Mitizzare l’amore, prima ancora di capire cosa esso sia anche solo a parole!

Il destino, però, ha molta più fantasia di noi e se decide di piombarti addosso con la fisicità di un Sansone Patagonico, beh… non so ti lascia tempo, possibilità e volontà di scelta.

Un passo indietro. Prima ho scritto che si tratta di un romanzo storico e la spiegazione è presto scritta: come si legge dalla prefazione, “La chioma di Berenice” è un’avventura romantica in ambientazione regency liberamente ispirata ai viaggi in Egitto e in Nubia dell’italiano Giovanni Battista Belzoni, esploratore, ingegnere e pioniere dell’archeologia; Belzoni è considerato essere una delle figure di maggior spessore dell’egittologia mondiale. Sua moglie si chiamava realmente Sarah Bane, era originaria di Bristol e condivideva con lui  – oltre all’abilità circense – la passione per i viaggi e l’archeologia.

Un bel romanzo storico è tale quando la realtà e la fervida immaginazione di un’autore si fondono insieme confondendosi nei tratti. Questo libro di Amalia Frontali è esattamente questo: fusione incasellata alla perfezione!

Della trama, al mio solito, poco voglio anticipare giacché tutto è pathos, tutto è emozione che straripa o gocciola da un vaso di Pandora mai ben chiuso o mai troppo aperto. Ogni pagina è un angolo da svoltare, uno sguardo da decifrare, una carezza da evitare… di ricevere o di dare.

Tutto potrebbe essere più facile, se si liberassero sotto i raggi del sole i propri pensieri e desideri. Ma se si è i primi a non conoscerli, i propri sogni, a non volerli guardare dritti negli occhi, riflessi a uno specchio che può non sempre celare la vera natura… come fare?

Si deve limare, cesellare, alleggerire, scrostare per far riaffiorare una sconosciuta natura selvaggia, impavida, ingorda, azardosa!

L’amore può… ma non senza infiniti cambi d’angolo.

Come ho già scritto sopra, attraverso le scene – magnificamente descritte – di Amalia Frontali, si sogna, ci si emoziona, si spera, si detesta, ci si commuove… ma non solo! Il fatto è che neppure le battute di spirito vengono risparmiate a chi legge e che si ritrova, spesso, a scorrere le righe con un sorriso ironico tra le labbra. Pensate: viene nominato persino un certo orribile nano imperiale, il quale persino in esilio continua a rompere le uova nel paniere del Reggente (e di mezza Europa, se è per questo) e pare che nessuno sia capace di tenergli testa! E si ride. Si ride per ostentata padronanza di sé, per rudezza alla Bud Spencer, per irriverente battibeccare, per ingenuità di fanciulla che nemmeno sa come i figli finiscono nel grembo ma che si atteggia a donna matura dalla parlantina sciolta e irriverente.

Conoscere l’amore

«Per poterlo amare. Per essergli compagna. Per essere libera.»
«In molte lingue, compresa la mia, si usa dire libera di una donna che non ha marito.»
Amalia si prese il tempo di riflettere, seguendo con il dito uno scarabeo iridescente che percorreva in diagonale la murata: «Esattamente per questo motivo fa differenza chi è il marito. Ci vuole uno che col matrimonio ti liberi, non che t’incateni. Fallere, flere, nere, statuit Deus in muliere[52]: in catene già ci nasciamo.»

Molte sono le tematiche sociali romanzate abilmente da Amalia Frontali. Sono tratti psicologici in divenire, angoli di sé divelti senza forzature; sono gli amori invertiti, da nascondere, da non palesare neppure con un sussurro di voce dentro una notte al solo chiaror di stelle. Certe cose nemmeno si pensano… figurati dirle!

E vendetta, barili di polvere da sparo, trecce nere, perle da barattare, sudore che cola, muscoli lucidi, binocolo, convenzioni, cuffietta, piedi scalzi.

Amalia Frontali

Scene d’avventura mescolate con scene d’amore puro, forte, violento per potenza, dirompente, corroborante senza esser mai melenso, sdolcinato, volgare, nauseante, scurrile.

Scene di fiducia, di amicizia, di ripudio, di lettere strappate in mille coriandoli gettati tra le onde.

Uno scarabeo stercorario come prova d’amore.

Scene di passi falsi e di orgoglio non masticato.

Scene di silenzio e grida.

Scene di ossimori emotivi inanellati tra loro.

Note di liuto in un’aria viziata.

Scene di luce e tenebre, di salinità e uomini del Sale. Scene di baci della morte.

Scene di vita che ho visto leggendo e ciò è stato reso possibile solo dal fatto, indubbio, che l’autrice scriveva vedendo.

La scrittura di Amalia Frontali è elegante, certosina, accurata e oculata.

Ovviamente c’è pure tanta, tantissima, archeologia!

In queste pagine c’è storia, sia quella romanzata che quella grande, con la ‘S’ maiuscola.

L’ho scritto all’inizio: questo è un romanzo rotondo e, s’è ben capito, ne consiglio la lettura senza ombra di dubbio alcuno!

L’ho terminato con un misto di nostalgia e dolce amarezza; quasi io potessi percepire il lento distacco dei personaggi che, da me, scivolavano via dal mio sguardo, cullati dalle onde del Nilo. Si sono persi tra le onde del tempo, tra dune di sabbia e danzar di palme. Un refolo, un battito di cuore, una gemma preziosa, il brillare di una pietra sotto i raggi di un sole cocente.

P.S per l’Autrice: io vorrei uno spin-off con Elf e Almal per protagonisti giacché ciò che di loro ho letto non mi è bastato!

Amalia Frontali

 

Il destino

 

 

 

Titolo: La chioma di Berenice
Autore: Amalia Frontali
Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.

 

Sinossi:

Il Cairo, 1817
Forte della migliore educazione britannica, a diciott’anni Sarah Bane si sentirebbe pronta per soddisfare la legittima aspirazione di ogni brava ragazza: convolare a nozze con un gentiluomo di forma e di sostanza, passabilmente innamorato e rigorosamente inglese.
Si trova invece imbarcata per l’Egitto, dove lo zio diplomatico le ha combinato un matrimonio di convenienza con un avventuriero italiano, carente di ascendenza, fortune e delle più elementari nozioni di buona creanza. Per quanto male assortita sia l’unione, ribellarsi per Miss Bane è inconcepibile.
Così, con le peggiori premesse, per la fresca sposa del carismatico Giovanni Belzoni, circense di successo, esploratore dilettante, ingegnere amatoriale e aspirante archeologo, inizia una straordinaria e rocambolesca luna di miele lungo il Nilo.

 

 

Potrebbero interessarti anche:

La gemma di Ceylon – di Amalia Frontali

Il ritorno del cavaliere – di Antonia Romagnoli

Il grande libro delle ragazze – di Rosemary Davidson e Sarah Vine

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

2 × uno =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.