“Racconti di cura che curano” – Gli infermieri raccontano il Covid.

“Racconti di cura che curano” – Gli infermieri raccontano il Covid.

Racconti di Cura di S. Fortunato e Aa.Vv.

Gli infermieri raccontano il Covid. “Racconti di cura che curano” a cura di S. Fortunato”

recensione di Giulia La Face

"Racconti di Cura che curano " a cura di S. Fortunato

“Racconti di cura che curano” a cura di S. Fortunato

“Racconti di cura che curano” – gli infermieri raccontano il Covid nei giorni di battaglia contro il virus. Fra  paura e coraggio, curando, ascoltando, guardando e accudendo. “Angeli”  di questo Tempo di pandemia.

Ed è questo un  tempo eccezionale. Tempo in cui la parola riacquista l’urgenza primigenia di portarci dentro la Storia, senza interferenze né suggestioni, nell’impeto  di fotografare, narrando, un Momento che non è puro transito ma diventa indelebile memoria e patrimonio.

Protagonisti sono un virus, chi se ne è ammalato, tutti noi ma in prima persona coloro che alla cura sono stati chiamati, gli infermieri .

Nasce da questa urgenza di raccontare, un libro di testimonianze, una raccolta di frammenti, di momenti, di pensieri, di piccole e grandi storie, scritte da infermieri di tutta Italia, con il duplice obiettivo di lasciare una traccia che non scolori e per sostenere la campagna #noiconglinfermieri della FNOPI, cui vanno i proventi della pubblicazione.

Le voci narranti sono quelle raccolte grazie alla iniziativa e alla voglia di esserci di Silvia Fortunato, infermiera bolognese. Sincrona al carattere di emergenza dei giorni narrati, ha raccolto queste testimonianze e pubblicato in appena 15 giorni: non impegnata in prima linea ha sentito l’esigenza di dare voce ai suoi colleghi, coloro che abbiamo chiamato “eroi”.

“Non siamo eroi”, così spesso affermano questi operatori. Non per sminuire un lavoro immenso e indispensabile, ma paradossalmente per riaffermare la centralità di un ruolo e di una priorità: senza cure non esiste società civile. Non esiste vita. Non esistiamo.

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Infermieri al tempo del Covid 19. Ph. M. Sestini

Infermieri al tempo del Covid. PH. M. Sestini

 

Nelle righe che leggiamo arrivano i suoni delle camere di terapia intensiva. Gli sguardi di pazienti e infermieri, in un dialogo muto e intenso,  di coloro che il virus lo hanno attraversato, combattuto, curato. Al quale molti si sono dovuti arrendere.

Racconti brevi, intensi ed emotivi. Rabbia, paura, ma anche resilienza e coraggio. Dal Nord al Sud Italia ci raggiungono le immagini delle corsie che accolgono la fatica dei doppi e tripli turni, delle vestizioni e svestizioni per evitare di contagiare e contagiarsi. Dei letti che si riempiono di pazienti a ritmi insostenibili, mai visti, mentre gli infermieri corrono dall’uno all’altro. Di giornate di lavoro dove fatica e sentimenti si intrecciano a un vissuto collettivo comune, a una Storia che dispera e insieme unisce.

Reparti trasformati in poche ore in reparti Covid, pazienti che da un giorno all’altro finiscono in terapia intensiva, senza sapere se torneranno a riaprire gli occhi. Una infermiera raccoglie gli effetti personali di un uomo: osserva le scarpe dell’anziano paziente portato in intensiva e  si domanda quanta strada avranno fatto quelle scarpe. E in quello sguardo c’è il racconto delle vicende di una vita intera.

Quanti passi può aver fatto un uomo di 74 anni?

Famiglie tenute lontane per timore di infettare. La paura di tornare a casa con il virus. Vestiti come palombari o astronauti in missione nello spazio, gli infermieri ci fanno toccare, attraverso le loro parole dirette al cuore, quella narrazione che ci è giunta filtrata dai media nei giorni peggiori. Sentiamo sulla pelle nostra, l’esperienza di una professione che sulla propria pelle ha inscritti i segni di una emergenza mai vissuta prima.

Infermieri in sala operatoria al tempo del Coronavirus.( fonte Opi Rovigo)

Infermieri in sala operatoria al tempo del Coronavirus.( fonte Opi Rovigo)

 

Ogni racconto è un tassello di questa esperienza collettiva che è stata ed è la pandemia, che si fa parola attraverso lo sguardo e il vissuto di chi in prima linea ci ha implorato, spesso, di restare a casa:

Ancora non sono suonate le 16 e senti passare l’altoparlante in un silenzio assoluto…Quella voce, un tuffo al cuore incontrollabile: “Si avvisa la popolazione…..è l’unico modo per fermare la diffusione del virus”. “

Il quadro si compone davanti ai nostri occhi, leggendo riflessioni, pensieri, attimi di vita di corsia. Un lavoro che non è mai routine e nell’emergenza si fa indefesso, senza pause: i ritmi stravolti, le esigenze senza soluzione di continuità, la necessità di essere insieme professionisti con il proprio saper fare e la consapevolezza di essere sempre più gli unici a poter restare accanto al “paziente-essere umano”.

Spesso, in questa emergenza, troppo spesso, sono stati l’ultimo sguardo, l’ultima voce che il paziente ha avuto di fianco come unica compagnia possibile.

Vedi arrivare l’Essere umano con la preoccupazione che lo assale. Lo vedi negli occhi, è dispnoico, febbrile, in questo momento è come se fosse estraneo al mondo reale e sia entrato in un mondo virtuale da cui voler fuggire. Accanto a sé vede una serie di persone, sembrano quasi astronauti venuti da un pianeta che lottano, eppure sono infermieri…gente che non conosce la stanchezza, neanche fossero marziani…”

Cosa hanno vissuto e vivono i nostri infermieri, i nostri operatori sanitari, si affianca alla esperienza della pandemia di cittadini che l’hanno vissuta lavorando, con tante precauzioni, o molto più spesso a casa, sui balconi abitati di speranza, nelle cucine e nelle proprie stanze, davanti alle immagini ripetitive della tv.

Nelle pagine di questi racconti è quasi sempre lo sguardo che si fa protagonista di questi giorni che hanno scardinato il ritmo del nostro Tempo:

Oggi ho incrociato la ragazza che fa le pulizie in ospedale…”ciao come va? Con lo sguardo mi ha parlato della paura del contagio. Con gli occhi lucidi mi ha infine detto  una fatica di entrare nelle camere, di salutare i pazienti e di ritornare il giorno successivo senza trovarli più perché deceduti :”Facce diverse sotto lo stesso casco”, così li ha definiti”.

Infermieri Covid 19 ( fonte Il Messaggero.it)

Infermieri Covid 19 ( fonte Il Messaggero.it)

Attraverso questo libro entriamo dentro le corsie, nei reparti, nei gesti quotidiani divenuti eccezionali, dove si intrecciano fatica, paura e coraggio.

Si snodano i giorni, nei reparti ospedalieri di ogni città, di ogni Regione. Tutti gli infermieri,sono stati e sono soldati in trincea ed è bene non dimenticarlo:

Noi siamo in questa trincea come sempre. È nel nostro DNA, per noi, combattere…è nel nostro DNA, per noi, indossare la divisa che oggi più che mai è una corazza… È nel nostro DNA afferrare anche l’ultimo istante e far sì che diventi storia da raccontare”.

S. Fortunato, infermiera Bologna e curatrice libro ( fonte immagine Bologna Today

Silvia Fortunato, infermiera e curatrice libro.( Fonte immagine Bologna Today)

www.clownbianco.com/prodotto/racconti_di_cura

Racconti di cura che curano – Scheda

Sinossi: Gli operatori sanitari al tempo del Coronavirus si scoprono scrittori, poeti che oltre a curare sanno raccontare. Sarebbe una crudeltà disperdere questo enorme patrimonio letterario che per la prima volta ci vede tutti uniti all’unisono in veste di narratori.
Titolo: Racconti di cura che curano
Autrice : a cura di S. Fortunato
Editore: Clown Bianco editore
Anno: 2020
Pagine: 130
Formato: EBOOK, PDF (A breve il cartaceo)

 

 

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