Il sorriso triste dei girasoli – di Ulisse Mariani e Liliana Gheorghe

Il sorriso triste dei girasoli – di Ulisse Mariani e Liliana Gheorghe

Il sorriso triste dei girasoli – di Ulisse Mariani e Liliana Gheorghe

Recensione di Loriana Lucciarini

girasoli

 

Il sorriso triste dei girasoli è un romanzo introspettivo in cui molti si riconosceranno.

La storia di una donna che cerca disperatamente di ricostruire se stessa dopo gli eventi traumatici del passato.
Un passato ingombrante, tanto ingombrante da impedirle di vivere serena.

“I girasoli non sorridono mai.
A noi che li guardiamo sempre di fretta sembrano allegri.

Una marea di sorrisi illuminati dal sole forte e caldo. Tutti insieme, festosi e composti.
Quando passa il vento, si inchinano a salutarlo: “arrivederci, signor Vento!”
E quando la tensione immobile della calura si attenua fino al sonno profondo: “ben arrivata signora Notte!”
Sono educati, ma non sorridono mai.
(…)
Non sorrideva affatto il girasole solitario.
È la moltitudine che li rende allegri e vivaci. La moltitudine nasconde e confonde. A volte fa credere cose che non esistono.
Noi vediamo un mare giallo e verde ondeggiare sotto la spinta gonfia del vento e invece c’è il nero assoluto.
Un buco profondo di tristezza e perduta malinconia.”

Un libro complesso, scritto con profondità, precisione, delicatezza e sensibilità da due autori − Ulisse Mariani e Liliana Gheoghe− che non temono di dover andare a fondo e scavare, nell’animo umano.
La storia di una donna che cerca di darsi delle risposte, perché vuole ricominciare a vivere davvero, affogata tra i meandri delle sue paure, trasformata da esse in altra persona.

“La depressione è la madre di tutti i mali.
Colpisce forte il corpo e lo spirito. Piega la spinta del desiderio fino al collasso dei ogni respiro.
Inizia con un suono cupo e ovattato, nel giro di qualche minuto l’anima ti lascia. Tu pensi: “adesso mi tiro su, mi muovo, parlo, posso farcela”.
Invece a muoversi è solamente il corpo, mentre tu rimani fermo. E allora inizia a guardare le gambe, le braccia, le mani che si muovono, che afferrano, che spostano, che sostengono, ma tu non ci sei più, non sei più tu.”

Una donna che non si riconosce più ma che vuole ritrovarsi e non ha paura di affrontare il lungo percorso di una terapia psicologica, per tornare a riabbracciare se stessa.

“Voglio indagare sull’Io e a che distanza mi trovo da Lui.
La depressione mi ha fatto capire tante cose.
Che c’è una parte di noi che non accetta il compromesso, volevo capire tutto e subito per rimediare ai danni.
Avevo fretta di risolvere, di circoscrivere la ferita per poterla accettare e curare. L’ansia cresceva perché la paura era incontrollabile.”

Un percorso difficile e a tratti infruttuoso ma che con sensibilità poetica, pagina dopo pagina, svela e disvela il passato e gli eventi, i tentativi e le sconfitte di quest’anima tormentata.

“Stare sospesi deve far sudare freddo. Come nell’occhio del ciclone dove tutto è immobile e la tensione è così alta da non poter nemmeno tirare il fiato, da non poter pensare che la tregua sia una pausa o un momento propizio per guardarsi intorno.
Nell’occhio del ciclone il tempo si piega e collassa e i colori, perfino loro, scivolano via dalle superfici come a ripararsi. Non c’è più colla per tenerli attaccati. LG venne per capire se era ancora in tempo a vivere.”

Una vita vissuta fingendo che tutto vada bene, fino a quando non si è più in grado di reggere la farsa inscenata e l’unica soluzione sembra quella di abbandonare il palcoscenico, per ritrovare una dimensione più vera. E, forse, ritrovarsi.

“Tutti vogliono godere senza soffermarsi sulla costruzione del desiderio, evitando impegni e fatiche, a prescindere dall’Altro, spesso senza l’Altro.”

Sarà solo grazie al paziente lavoro del terapista che questa donna avrà il coraggio di affrontare il suo passato e gli eventi traumatici che l’hanno segnata profondamente.

“LG aveva parcheggiato la vita chissà dove.
Tutti coloro che hanno subito turarmi per sopravvivere devono parcheggiare il dolore in una scomoda sosta vietata, pagando di continuo salatissime multe.”

Uno psicologo che ama il suo lavoro e che è convinto che solo instaurando un rapporto di scambio reciproco (quello scambio che è talmente e raro che quando avviene avvolge le anime in una comunicazione speciale e che l’autore definisce come il suono di una melodia), si possa iniziare il cammino verso la strada della consapevolezza, mettendo faticosamente a posto tutti i pezzi di un’anima ridotta a brandelli…

“Se si sogna insieme, la realtà prende forma velocemente e il futuro può sentirsi autorizzato a iniziare.”

Il sorriso triste dei girasoli è un libro certamente non facile, ma che tutti dovrebbero leggere.

Perché − proprio come la protagonista − tutti noi, affrontando le difficili e dolorose prove della vita, troppo spesso celiamo il malessere assumendo maschere fatue, nel tentativo di distrarci, sperando di parcheggiare la fatica del vivere, con l’illusione di proteggerci e di potercene dimenticare.

Invece l’unica strada è scavare dentro di sé per ascoltarsi davvero.
Per capire i passi da fare per raggiungere la serenità.

Il sorriso triste dei girasoli offre spunti per profonde riflessioni e che emoziona il lettore, nei molti passaggi lirici.

“Ereditarietà e familiarità non sono la stessa cosa. Dall’ereditarietà non si scappa: sono i geni, il Dna, lo stesso sangue.
Familiarità è il clima che si respinta in casa, le abitudini che condizionano, la paura o l’amore. La famiglia, appunto.

Fortunatamente per tutti noi l’odio non partorisce sempre altro odio, il tradimento non forgia solo anime attonite e gelate. Figli esiliati dall’amore dei genitori, espulsi dalla mente delle madri o malmenati da esangui padri di carta non diventano vittime o carnefici a loro volta.
La catena della familiarità può essere spezzata ed anche dalla più buia follia può nascere un sorriso. Dapprima tirato, quasi cucito a forza. Poi, se si ha pazienza e coraggio, sempre più autentico, forte e sicuro.
Dai sorrisi veri nascono invece soltanto bambini che sorridono.”

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Sinossi

Non c’è trama, non c’è tempo, non c’è luogo.

Soltanto le trame, i tempi e i luoghi dell’animo umano ferito.

Uno psicoterapeuta affermato e con tanta esperienza, prende in cura una donna romena ipertraumatizzata: l’eco lontana del regime di Ceausescu, il terremoto di Bucarest subito da bambina, un padre alcolista e affetto da sindrome bipolare, il ricordo vago del manicomio, il fratello suicida a 24 anni, una madre ipocondriaca sempre alle prese con tumori immaginari e crisi depressive.

I dialoghi sono rarefatti ma il flusso dei pensieri, dei ricordi, delle memorie traumatiche e delle nostalgie dell’uno e dell’altra sono invece forti ed intensi.

Spesso i ruoli sembrano invertirsi e le memorie di entrambi i protagonisti si intrecciano. Spesso il tempo e lo spazio perdono la loro precisa connotazione. Spesso non si comprende bene chi conduce il gioco mortalmente serio della cura.

È la descrizione di un incontro particolare, di un incontro che viene da lontano e che si fa largo tra pesanti macerie.

Un incontro al cui interno le memorie traumatiche della paziente risvegliano le memorie traumatiche del terapeuta, quasi ognuno a curare l’Altro e a prendersi cura della vita dell’Altro. Senza mai dirselo. Più che le parole e i dialoghi, emergono il non detto, il mai detto, le verità private, l’indicibile.

Titolo: Il sorriso triste dei girasoli
Autori: Ulisse Mariani – Liliana Gheorghe
Edizione: Arpeggio Libero editore, 2014

 

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