L’infermiera di Hitler – di Mandy Robotham

L’infermiera di Hitler – di Mandy Robotham

L’infermiera di Hitler – di Mandy Robotham

Recensione di Serena Savarelli

Lìinfermiera di Hitler

L’infermiera di Hitler è un romanzo scritto da Mandy Robotham e edito da Newton Compton nel 2020.

“Da levatrice mossa dalla luce della vita a ogni turno – una madre insieme al suo bambino – tutta la mia etica venne spazzata via. Cosa stavo facendo? (…)

Ben presto capii che il mio ruolo, e quello dell’altra decina di levatrici qualificate al campo, consisteva nel portare dignità laddove non potevamo prolungare la vita.

Potevamo creare dei ricordi, forse solo di ore o giorni, in cui trionfavano la gentilezza e l’umanità. Ci sedevamo, insegnavamo e rassicuravamo…”

L’infermiera di Hitler racconta la storia di Anke, un’ostetrica in mezzo a una grande guerra.

A Berlino, in ospedale, Anke contribuisce, non solo a far nascere vite, ma preserva e protegge quelle che, nate imperfette, vanno incontro a morte sicura appena venute alla luce.

Aiutata e supportata, a fine lavoro, Anke dona la sua arte maieutica nel quartiere ebreo, tra una bugia e un posto di blocco delle SS, superato con astuzia. Finché un giorno, dalla maternità di Berlino, Anke viene prelevata e condotta in un campo di concentramento, dopo un estenuante viaggio tra escrementi, morte e paura.

Catturata non perché è una donna ebrea, ma perché la sua famiglia tedesca continua a opporsi al regime, un po’ come lei, azione dopo azione.

Nel campo di concentramento, Anke svela le sue doti di levatrice e per questo diventa l’ostetrica di tutte le donne nelle baracche, che, a differenza di quelle negli ospedali berlinesi, erano esseri ultraterreni, rintanate nelle stanze della mente. Donne che danno la vita e che assistono, contemporaneamente, all’assassinio dei loro stessi neonati, dopo aver strappato preziosi minuti nei quali assaporare l’essere madri.

“Anke che senso ha avuto?” chiese con tono supplichevole, le pupille nere che penetravano le mie,
poi crollò all’indietro, singhiozzando disperata e senza più lacrime da versare.
Non sapevo cosa rispondere, perché non capivo cosa volesse dire. Il senso di cosa? Della gravidanza, dei bambini, di quella vita… o della vita in generale? Non esisteva una risposta.”

Nel campo di concentramento Anke impara a centellinare le emozioni e prova solo quelle che possono soprattutto salvare le vite.
All’improvviso, Anke viene allontanata dal campo di concentramento. Portata via verso una missione diversa, osserva le donne scheletriche che avrebbero continuato a essere violentate e a partorire figli che non sarebbero mai rimasti in vita: a causa del gelo, degli stenti o perché gettati in un barile d’acqua.

“Stavo andando via, ma cosa mi attendeva? Un destino potenzialmente peggiore dello squallore che regnava al campo. Non riuscivo neanche a immaginare quale parte della mia anima mi avrebbero portato via.”

Il campo di concentramento diventa un ricordo opprimente nella nuova quotidianità di Anke.

Prigioniera, sotto ricatto, deve sottostare agli ordini che le vengono impartiti a Berghof, la residenza segreta di Hitler, tra le Alpi bavaresi. La sua quotidianità è fatta di agi che provocano in Anke un profondo rimorso.

Anke è considerata un’ottima ostetrica e in quel rifugio, sorvegliato, dove tutto è celato in un ampio tacito accordo, una donna ha bisogno di lei, della sua professionalità, della sua umanità, ma, soprattutto, della sua discrezione.

Anke è costretta a sottostare a ciò che le appare un evento strumentalizzato dalla guerra stessa mentre…

“Laggiù, sparse nel mondo, migliaia – milioni – di persone stavano piangendo, urlando e morendo, e io riuscivo solo a sentire gente che si divertiva. Andai a letto e mi premetti il cuscino sopra le orecchie, nel disperato tentativo di allontanare tutto il male di quel pazzo palcoscenico chiamato vita.”

Ogni mattina Anke visita una donna, Eva Braun, un essere femminile ben presto strumento del Reich, indispensabile come una strategia di combattimento, perché custodisce un segreto, nel suo ventre, che avrebbe giocato un ruolo determinante nella sorte di quella guerra.

Anke pensa spesso a lei e al bambino che cresce ignaro nel suo corpo. La sua mente oscilla tra la genetica e la realtà, influenzando il suo modo di considerare la situazione.

Tuttavia, lei è un’ostetrica e la sua assistenza è elargita indipendentemente dal credo politico o dall’etnia di chi ha di fronte; una levatrice si prende cura di una donna e del suo bambino. Tutto il resto è superfluo.

Nessuno può immaginare il destino di quel piccolo essere; ad Anke interessa preservargli la salute e regalare un parto felice a una donna che stava per diventare madre. Questa è la sua responsabilità, questo è il suo essere ostetrica.

Tra un controllo sanitario e l’altro, Anke scopre di essere innamorata.

La sua scelta è un’altra emozione che ondeggia tra le sensazioni reali e la paura di sbagliare, tra un uomo che, di giorno, indossa una svastica e, di notte, la riveste di dolcezza. È giusto amare il proprio carceriere?
Abbassare la guardia e mostrare il suo cuore ferito? Tra un bacio e una carezza, in attesa di una nascita e un futuro incerto, la verità è palese.

“Non si poteva più tornare indietro. Quella era la guerra, non c’erano mezze misure, niente barriere, niente “aspettiamo e vediamo”. Amore o sesso? Nessuna delle due cose quando c’era poco tempo per analizzare; ci si inventava qualcosa a metà strada e si viveva il momento.”

L’amore in tempo di guerra fa prendere scelte irreversibili, crea legami che sono squadre in azione contro un bene comune, mosse dalla speranza di un mondo migliore.
Il parto di Eva comincia con un travaglio camuffato, dove il rispetto dei tempi per il suo corpo in trasformazione e per quello del bambino in arrivo, diventano una strategia di sopravvivenza contro una forza più grande di quella della natura.

Nella mente di Anke risuonano queste parole:

“Hai il potere di cambiare ogni cosa per il nostro amato paese. Il Reich ha bisogno di un’icona, tu puoi consegnarla nelle mani di Hitler, oppure tenerla al sicuro. Pensa alla tua famiglia e al tuo destino. E ai tedeschi per bene. Puoi cambiare molte vite.”

Il bambino nasce e lui stesso è fautore della sorte di ognuno di loro. Nella sua minuscola esistenza si cela la soluzione di ogni problema. È avvolto in una coperta e già segna la vita di sua madre, il destino di uomo pieno di coraggio e il cuore di Anke.
Un bambino. Un segreto. Una svolta in una guerra inaccettabile.
Una levatrice e una donna assistita senza giudizio.
Un erede smarrito per un’umanità da salvare.

Mandy Robotham, nella nota dell’autrice, scrive che a noi levatrici piace parlare, analizzare e sviscerare, raccontandosi la bellezza di una nascita o altri piccoli dilemmi. In qualità di ostetriche, potremmo sempre trovarci ad affrontare grandi dilemmi morali, nonostante la nostra anima e il nostro corpo siano sempre impegnati a salvare una madre e il suo bambino.

L’infermiera di Hitler nasce quando l’autrice combina due passioni: la storia della guerra e il momento del parto.

I personaggi, le loro emozioni, le vicende che sono costretti a vivere mostrano al lettore un aspetto dimenticato di un periodo storico così impegnativo e crudele: diventare madre e non poter accudire il proprio figlio, partorire con la paura di non sopravvivere, generare attraverso uno stupro oppure portare in grembo il risultato di un piano politico.

Ciò che emoziona il lettore, sono i pensieri della protagonista, costretta ad accogliere la vita in mezzo alla morte.
Anke guiderà il lettore attraverso la sua vita, grazie a una narrazione in prima persona fluida e arricchita da dialoghi ben costruiti. Alla fine del romanzo, il lettore si trova tra le macerie di immagini terribili, ma risollevato da ciò che vince qualsiasi guerra: l’amore di una madre verso il proprio figlio.

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Sinossi

Germania, 1944. Prelevata dal campo di concentramento in cui era prigioniera, Anke Hoff non ha idea del destino che la attende.

Quando le viene ordinato di assistere, come ostetrica, qualcuno molto vicino a Hitler è costretta ad accettare: in caso contrario tutta la sua famiglia verrebbe uccisa.

Nonostante l’odio per il regime che ha perseguitato lei e i suoi cari, Anke dovrà fare del suo meglio per prendersi cura della misteriosa donna e del bambino che porta in grembo, la cui vita è legata a doppio filo alla sua.

Ma nel rifugio di Berghof, la residenza segreta del Führer tra le Alpi bavaresi, niente è come sembra. Molte delle persone lì presenti, infatti, sono sottoposte allo stesso ricatto di Anke.

E affezionarsi a uno di loro potrebbe complicare ancora di più le cose, mettendola davanti a una scelta impossibile da compiere.

L’amore può sopravvivere agli orrori di una guerra?

 

Titolo: L’infermiera di Hitler
Autore: Mandy Robotham
Edizione: Newton Compton, 2020

 

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