L’eredità delle dee – di Katerina Tuckova

L’eredità delle dee – di Katerina Tuckova

L'eredità delle dee

L’eredità delle dee – di Katerina Tuckova

Recensione di Serena Savarelli

L'eredità delle dee

L’eredità delle dee. Una misteriosa storia dai Carpazi Bianchi è un romanzo scritto da Katerina Tuckova ed edito da Keller nel 2017.

“In ogni caso è una storia tremenda. Per secoli queste donne si sono trasmesse di generazione in generazione un sapere antichissimo, sopravvivendo al cristianesimo, ai processi alle streghe, alla furia dei sacerdoti e magistrature, persino a un comando speciale delle SS, e alla fine sono state liquidate da un bolscevico.”

L’eredità delle dee è davvero una misteriosa storia proveniente dai Carpazi Bianchi.

Pratiche di un lontano retaggio della gnosi antico-germanica? Sacerdotesse? Streghe? Fattucchiere? Imbroglione?

Tra formule di esorcismo, riti di veggenza, metodi di cura, capacità di entrare in relazione con il subconscio e la parte spirituale delle persone, ma sempre nel rispetto dei misteri della natura, vivevano donne che gli ultimi studiosi latini chiamavano incantatorae.

Erano dee discendenti forse dalla gnosi germanica, oppure da quella slava.

Per Dora Idesová, ultima di questa discendenza, il fenomeno delle dee di Žítková potrebbe provenire dal patrimonio spirituale più antico dell’Europa centrale. La sua ipotesi si trasforma, ben presto, in una vera indagine.

Con l’intento di scrivere un saggio sulla questione delle dee, Dora inizia un vero e proprio viaggio in un passato lontanissimo, fatto di ombre e segreti, di rivelazioni e scoperte.

Dora non ha ereditato nessun dono, a differenza di sua madre, di sua zia Surmena e delle altre donne della sua famiglia. È la verità? O qualcosa o qualcuno ha impedito alla ragazza di sviluppare le sue doti?

“Sa, le dee…” Dora si impappinò come sempre, quando parlava di loro. “Le dee erano donne speciali, sapevano guarire con l’aiuto delle erbe, quella che oggi si direbbe medicina alternativa.
Vivevano sui Carpazi Bianchi e si trasmettevano le conoscenze di generazione in generazione.
Nella mia ricerca sono risalita fino ai primi membri della stirpe di cui è rimasta traccia, che furono vittime dei processi delle streghe di Bojkovice. E a loro si erano interessati anche i tedeschi. Se ne era occupato l’SS-Hexen-Sonderkommando. Si ricorda?”

Dora è stanca di vivere nelle macerie di una famiglia decimata e non sapere nulla a riguardo. La sua ricerca diventa un’ossessione che la porterà a scoprire la verità: una realtà in bilico tra la magia e la razionalità, tra il credere e il non voler accettare.
Troppi sono i frammenti che continua a trovare, dopo ore e ore trascorse dentro gli archivi della polizia segreta. Ricomporre il puzzle della sua famiglia, porterebbe finalmente la pace nel suo presente di dolore e incomprensione.
Mahdalka e Surmena. Due donne, due dee, due poteri diversi dettati da un’esistenza contraria.

Entrambe inevitabilmente collegate alla vita di Dora. Fuksena e Janigena. Due donne, un destino unito a quello di un solo uomo: Jindrich Švanc. Una maledizione, un terribile lascito.

“Così soffocò quella disgrazia nel profondo di sé. La serrò dentro e chiuse a chiave la porta, decisa a non riaprirla mai più. Non importava quando e come fosse iniziata, né in che modo fosse destinata a finire.”

Sono i ricordi a dare a Dora la forza di sopravvivere durante la sua infanzia e la sua adolescenza travagliata, caratterizzata dal senso di abbandono e l’ingiustizia di sentirsi giudicata. Momenti vividi e corposi dove le storie delle dee s’intrecciano nella sua memoria e le danno forza.

“Non parlare così! Dio guarisce, ma in modo diverso da come tu pensi. Attraverso la fede puoi consegnargli il tuo dolore e liberartene. Qui e con l’aiuto di qualcosa i cui effetti sono noti.

C’è un rimedio per tutto e tutti. E viene usato da secoli e secoli. Come pensi che si curasse la gente quando quelle pillole non esistevano? Con le erbe! E con la fede in esse!”

Le basta revisionare un documento, quello che aveva distrutto la sua vita di prima, per ricominciare a ricostruire qualcosa di nuovo sulle macerie del suo passato.

Da piccola aveva schiacciato un serpente bianco, pescato chissà dove da suo fratello Jakub, e sua zia Surmena ne era rimasta allibita. Il serpente bianco è protettore delle case e se veniva ucciso significava solo una cosa: una terribile disgrazia sarebbe accaduta.
Nelle dispense universitarie, la letteratura specialistica considerava le dee come delle oscurantiste, portatrici di una visione del mondo confusa destinata a scomparire per lasciare spazio alla scienza, l’unica in grado di chiarire tutti i fenomeni ancora inspiegabili, dissolvendo superstizioni e pratiche magiche a esse connesse.

Dentro ai faldoni, contenenti documenti storici, Dora diventa comprende il suo destino: dimostrare gli effetti positivi dell’operato delle dee.

“Voleva cartografare l’estensione, ancora mai tracciata, delle loro competenze, che spaziavano dalla conoscenza della natura e del corpo umano ad abilità che nemmeno lei, testimone diretta, riusciva a spiegarsi. Voleva andare a fondo di quello che veniva considerato un fenomeno anomalo. (…) Era sua intenzione mettere in risalto l’irripetibilità e l’unicità storica delle dee. (…)
A concepire un ampio lavoro che presto sarebbe diventato la sua opera chiave.”

Apparentemente Dora è l’ultima dea vivente della prima linea. Ma in realtà lei non possiede quello che aveva reso celebri le donne della sua stirpe.

“Lei, che sola si trovava al confine di quei mondi separati, con un piede nella scienza e l’altro radicato profondamente nella sostanza della vita delle dee. Il suo scopo, si disse, era scoprire i destini di tutte le donne della sua stirpe, far emergere le loro storie dall’oscurità del passato e, soprattutto, informare il mondo dell’eccezionalità della loro arte, che i nemici, per secoli, avevano cercato di estirpare da Kopanice. Il suo compito era impedire che il loro lascito svanisse.”

E nel proseguire i suoi intenti, Dora scopre la necessità di affrontare con coraggio ciò che la sorte le ha assegnato, perché è questa una parte dell’eredità delle dee. Non sempre la magia è buona, a volte si tinge di nero e alle profezie, seppur strane, non si comanda, bisogna solo ascoltarle e il loro senso, gradualmente, si rivela.

“Quello che ti ho appena raccontato non saresti mai dovuta venire a saperlo. Surmena ti ha lasciato vivere nell’inconsapevolezza per non affliggerti con la paura che a lei aveva rovinato la vita, e a vigilato sugli altri affinché nessuno ne facesse parola davanti a te. Penso che sia stata la cosa migliore che potesse fare, e costringendomi a dirtelo hai perso la tua tranquillità.”

L’eredità delle dee. Una misteriosa storia proveniente dai Carpazi Bianchi è un romanzo che racconta una saga familiare dal potere enorme.

Attraverso una donna, Dora, e la sua ricerca delle sue origini, Katerina Tuckova dimostra che “la scienza finisce dove comincia l’io”. Il potere femminile, inteso come potere curativo che da sempre appartiene alle donne, è, in realtà, il vero protagonista del romanzo.

Lui, da sempre osteggiato e combattuto dalla parte maschile dell’umanità, ancora una volta è costretto a soccombere a causa di un solo uomo. Ma sarà sempre una donna a ridare importanza all’eredità delle dee, perché la fede nella forza della natura è l’immenso potere curativo della speranza. L’eredità delle donne.

L’eredità delle dee è  scritto in modo magistrale, contiene diversi livelli stilistici e costruisce una storia emozionante che tiene il lettore in bilico tra il passato e il presente, tra magia e realtà.

 

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Sinossi

Sulle montagne dei Carpazi, nella comunità di Žítková, vive da sempre una stirpe di donne dotate di poteri eccezionali. Guaritrici, preveggenti, tramandano la loro arte di madre in figlia e vengono chiamate dee.

Dora Idesová è l’ultima di questa discendenza, ma non ha ereditato nessuna arte.
Rimasta orfana è passata alle cure di zia Surmena fino a quando anche quest’ultima scompare dietro le mura di una clinica psichiatrica.

Dora finisce così in collegio, cresce, studia Etnografia e trova lavoro presso l’Accademia delle Scienze di Brno. Quando negli anni Novanta vengono resi pubblici gli archivi della polizia segreta, Dora – che nel frattempo sta scrivendo un saggio riguardante le dee– inizia le sue ricerche e si imbatte nel dossier sulla zia, la dea Surmena…

Ben presto quella di Dora si trasforma in un vero e proprio viaggio nelle ombre e nei segreti del passato. Riesce a ricostruire il tragico destino di tutta la sua famiglia, legato a un’antica maledizione, ma anche intrecciato alle vicende che hanno segnato il Paese e hanno messo i poteri delle dee al centro degli interessi dei nazisti prima e dei comunisti poi.

Un destino cui nemmeno Dora riuscirà a sfuggire…

Titolo: L’eredità delle dee. Una misteriosa storia dai Carpazi Bianchi
Autore: Katerina Tuckova
Editore: Keller; 2017

 

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