Le cose da salvare – di Ilaria Rossetti

Le cose da salvare – di Ilaria Rossetti

Le cose da salvare – di Ilaria Rossetti

recensione di Giovanna Pandolfelli

cose salvare

 

Aggiudicatasi il Premio nazionale di letteratura Neri Pozza, Ilaria Rossetti pubblica nel 2020 il romanzo Le cose da salvare.

L’autrice trae spunto da un fatto di cronaca italiana che ha fatto il giro del mondo, il crollo del ponte di Genova, che diventa l’espediente per esplorare le vite che vi sono passate sotto e accanto.

In particolare i due estremi, chi ha rischiato di morirci schiacciato e chi dal ponte ha preso le distanze, anche fisiche, cercando di fuggire da se stessa.

Un uomo sulla sessantina, anziano dentro, con una vita ormai consumata alle spalle, e una giovane donna, una figlia, che cerca all’estero la realizzazione di sogni indefiniti.

Colpisce la coraggiosa disillusione che Rossetti traccia rispetto all’esperienza estera, controcorrente in un mondo globalizzato e idealmente privo di confini, laddove la giovane ne coglie invece gli aspetti laceranti.

“Vai all’estero per un po’, è una grande esperienza formativa. Era vero. Quel che non mi avevano spiegato, però era come si viveva con il proprio cuore spezzato tra due Paesi.”

Spezzati come il ponte, due monconi impossibilitati a ricongiungersi, che necessitano solo di una dolorosa ricostruzione, non priva di cicatrici.

“Ma quello che mi ero persa, neanche Londra me lo poteva restituire. Gli ultimi programmi di mia madre, quando ancora mandava giù cibo solido e riusciva a vestirsi da sola. Quando faceva promesse credendoci. Quando le mancavo e non me lo diceva”.

Le cose perse per sempre e quelle da salvare dopo una vita vissuta nella mediocrità e nell’attaccamento agli oggetti e ai ricordi. Ogni angolo, ogni cosa ha il potere di rievocare memorie, tenui fili che si dipanano intorno a noi, legando il nostro presente al passato e costruendo un morbido intreccio a cui affidare la vecchiaia.

Perché il romanzo di Ilaria Rossetti parla sì, del ponte, dei suoi morti e dei sopravvissuti, ma parla anche della vita, in particolare di quella fase argentea che ci aspetta a braccia aperte per accogliere i nostri dolori, i nostri affanni, la vita vissuta e i progetti mai realizzati.
Le cose da salvare parla di vecchiaia, di ciò che resta alla fine dei conti, di ciò che ha importanza dopo tutto e nonostante tutto.

“La vecchiaia si rivela, a tutti, lo stesso luogo disabitato. […] Che razza di natura malata programma un amore a tempi sfalsati? […] Così quando anche l’ultimo nonno ti lascia, vuol dire che sei diventata grande.”

In una delicata riflessione sui rapporti intergenerazionali, sul matrimonio, sull’essere figli, sulle scelte di vita e su cosa sia, in fondo, una famiglia, l’autrice ci porta all’essenza dell’esistenza umana, in bilico su quel balcone pericolante rimasto appeso ad un soffio, salvatosi dalla caduta del ponte sull’edificio.

Un balcone che rievoca nella sua simbologia quello di Starnone in Scherzetto, una piccola terra di mezzo, tra la casa e il mondo, tra l’esterno e l’interno, tra la solidità e l’incertezza, un pavimento sospeso in aria, come un ponte, finestra sul futuro.

Sarà quel balcone, proprio come il ponte all’inizio del romanzo, a svolgere il suo ruolo nella scena madre della trama. Un balcone che delimita ciò che siamo e che eravamo, ciò che abbiamo e che lasciamo.

La scelta delle cose da salvare non rappresenta solo un momento nell’emergenza del crollo, ma piuttosto ogni momento di crisi e di rottura nello scorrere delle vite di tutti noi.

Ad ogni bivio, ad ogni decisione scegliamo di salvare qualcosa, tanto costantemente quanto spesso inconsapevolmente conserviamo e gettiamo, la nostra mente opera una continua cernita tre ciò che vale la pena tenere, che è utile alla crescita, rimuovendo invece quello che appare in quell’istante, in quell’attimo di respiro, inutile, superfluo, persino dannoso.
Con una scrittura pulita, un io narrativo intimo a cui si perdona il raccontare di momenti cui non ha assistito personalmente concedendo il dubbio di un’interpretazione tendente all’onirico, Ilaria Rossetti delinea personaggi qualunque, in una città qualunque, con un ponte rotto qualunque che potrebbero rappresentare ognuno di noi. Il registro linguistico è elegante ma non pomposo, essenziale ma mai secco.

Ogni qual volta un romanzo mi spinge a controllare il significato di un termine, a rispolverarne uno offuscato nella memoria, trovo che sia valsa la pena averlo letto.

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Sinossi

Il Ponte è appena crollato in un vortice di calce e blocchi di cemento.

Gabriele Maestrale osserva incredulo la voragine che si spalanca ai piedi del suo condominio, un edificio scheletrico con cinque balconi su cui incombe l’ombra spezzata del Ponte. Voci angosciate echeggiano nella tromba delle scale.

Durante la loro corsa, alcuni si fermano a picchiare alla sua porta: «Forza, raccolga quel che può e scenda, qui potrebbe venire giù tutto!».

Gabriele non riesce a muoversi, preda di un dilemma che non lo fa respirare: quali sono le cose da salvare. Gli oggetti utili: il portafogli, i documenti, la giacca cerata, un paio di scarpe. Poi, forse, le fotografie, il cellulare, il libretto degli assegni, quel romanzo di Pavese appartenuto a Elisabetta, prima che se ne andasse.

Che cosa salvare di una vita intera, quando tutto crolla, quando il mondo è ingombro di rovine prive di senso. Incapace di decidere che cosa portare con sé, Gabriele si lascia cadere sul divano; non si alzerà nemmeno all’arrivo dei vigili del fuoco, della polizia, di chiunque venga a intimargli di abbandonare la sua casa e mettersi al sicuro.

Un anno dopo, la giornalista Petra Capoani viene incaricata dal direttore della Voce di scrivere la storia dell’uomo che dal crollo del Ponte vive asserragliato nella propria casa, circondato dalla desolazione e dalla solitudine.

Da poco rientrata in Italia dopo diversi anni di lavoro a Londra, Petra accetta l’incarico senza entusiasmo, ma dovrà ricredersi quando Gabriele Maestrale le aprirà la porta della sua casa e, insieme, della sua esistenza.

La giovane apprenderà quanta vita è racchiusa in un appartamento e come la memoria di «tutta la tragica bellezza di ciò che è passato» – come scrive Cristina Campo nella frase che fa da esergo a queste pagine.

Vincitore del Premio Neri Pozza, il romanzo tratta di un evento reale come: mostrando le crepe e le ferite, e le vie di salvezza, che lascia nell’anima degli individui e nel cuore di una comunità.

Autore: Ilaria Rossetti
Titolo: Le cose da salvare
Editore: Neri Pozza, 2020

 

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