“Divagazioni …di cuore” di Franca Adelaide Amico

“Divagazioni …di cuore” di Franca Adelaide Amico

Divagazioni ...di cuore

“Divagazioni …di cuore” di Franca Adelaide Amico

Contest Lettere al Femminile

Lettere al Femminile

Apro un post inviatomi questa mattina: è l’annuncio di Enzo Zavoli del suicidio di Luigi Tenco. Ascolto la voce del cronista: calda, profonda, sobria e austera come tale è il dolore che traspare attraverso le parole. E rifletto.

Ritorno indietro nel tempo, a immergermi nelle sensazioni di una settenne che di quella notizia aveva memorizzato solo un volto giovane e affranto. E paragono i miei sentimenti e le mie sensazioni di ora con quelli di tanti anni fa. La testa e il cuore si scontrano.

Mi pervade un desiderio profondo di “umanità”, non so come meglio definirla quell’aura di religioso amore e rispetto per la fragilità umana. E lo sgomento “di testa” di oggi cozza con il dolore “di cuore” di tanti anni fa.

Mi sento diversa e non solo per l’età non più giovane: comprendo che il tempo è cambiato e con esso sono cambiati anche gli esseri umani.
Leggo che il mistero aleggia sul suicidio o probabile omicidio del cantante. Pare che da tempo fosse stato insistentemente minacciato… ma da chi, mi chiedo… e come mai…

E come sono solita fare, un passo indietro e mi ritrovo alle soglie del ’68, di quegli anni che, pur nella furia iconoclasta, hanno segnato una fase di rinnovamento.

Chi era Luigi Tenco? Un anticipatore dei tempi, uno che aveva il coraggio di raccontare anche l’amore, senza orpelli, senza edulcorare nulla, con grande onestà e anche crudo realismo.

Non erano tempi maturi ancora o forse, chissà, può darsi anche che una mano armata avesse voluto porre fine alla vita del grande cantante per rimarcare il vuoto e l’incomprensione nei confronti di chi rappresentava il nuovo e, così, accelerarlo. Non sapremo mai come sia andata veramente.

Ma la mia riflessione non si ferma, va avanti, entro nell’occhio delle rivoluzioni, delle barricate, di quelle violente proteste giovanili degli anni ’70 che tanto hanno infiammato i cuori dei giovani nati negli anni ’50 e ’60 del nostro novecento… i cuori, appunto.

Mi accorgo di quanto i nostri tempi di oggi siano molto simili a quelli di allora. Oggi come cinquant’anni fa, rivendicazioni, ingiustizie, scontri.

Cosa è cambiato, dunque? Anzi, perché noi siamo cambiati così? Perché, sebbene l’esigenza di un mondo perfetto gridi oggi come allora, si avverte tuttavia solo una grande e confusa dispersione di energie? Perché il cuore non c’è.

Pur tra errori, violenze, intolleranze, il cuore, cinquant’anni fa era la guida. Tanti errori sono stati fatti ma con l’ingenuo e incosciente impulso del cuore.

Oggi, la ribellione è di testa, all’indignazione appassionata si è sostituita la rabbia impotente e spesso implosiva. E i giovani, meravigliosi perché dotati di quel sano realismo che a noi mancava, sono tuttavia ripiegati in se stessi, senza punti di riferimento, ma migliori. Senza dubbio, più di noi. C’è che hanno sostituito il “sentire” con il “capire”.

Ma, ragazzi, non è colpa vostra ed è nostro dovere, più che mai, guidarvi.

Nutritevi del bello, dell’armonia e dell’amore… non serve altro né in questo né in altri mondi.

Non abbiate fretta di cambiare questo mondo, non decidetelo con la ragione ma sentite, col cuore, l’urgente necessità di creare un eden su questa terra ancora imperfetta. Il vecchiume andrà via, dopo avere esaurito la sua forza, se rimarrete concentrati nella visione.

Lavoreremo nel silenzio, insieme, tutti gli uomini e donne coscienti della terra, con tanta pazienza, consapevoli che la strada per la trasformazione è lunga ma che il nostro piccolo eden di amore, armonia e bellezza può rispecchiare il macrocosmo del cielo e della terra che verrà.

I saggi dicono che la tempesta non può travolgere chi è risvegliato e così, donne e uomini di tutte le età, saremo qui, centrati nella forza del cuore, a coltivare il campicello dei nostri affetti e della nostra dimora, nell’attesa fiduciosa e serena di un’era futura veramente nuova per tutti.

 

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