Il Romantico Schumann – Culturalfemminile Classica

Il Romantico Schumann – Culturalfemminile Classica

Schumann

Il Romantico Schumann – Culturalfemminile Classica

a cura di Gianna Ferro

Insieme a Byron, Shelley, Stendhal e tanti altri artisti dell’800, Schumann è partecipe di quella schiera di intelletti romantici che combatterono tutta la vita in nome del progresso, animati da un vivo desiderio di libertà, combattuti tra la loro attività di artisti e il desiderio di scendere in campo contro ogni tirannia.

 

 Il Romanticismo fu il principale movimento spirituale dell’Ottocento.

Esso nacque dallo “Sturm und Drang” tedesco, che vuol dire “Passione e Tempesta”: movimento culturale e letterario della seconda metà del 18° sec. (1760-85 ca.) che, con il suo programma di un’integrale rivalutazione dell’irrazionale nella vita e nell’arte, in opposizione all’intellettualismo illuministico, rappresenta l’ultima fase del preromanticismo.

Motivo dominante del movimento è il diritto dell’uomo a dare soddisfazione alle sue intime aspirazioni, vagheggia così individualità potenti che rompono i vincoli delle leggi e delle convenzioni, le figure dell’uomo di natura, del titano, del superuomo. Chiaro il rifiuto del razionalismo e, pertanto, una netta separazione dai canoni ideologici illuministici, e quindi ad una riaffermazione prepotente dell’istinto naturale e dell’azione, che verranno ad assumere un ruolo di primo piano, condizionando soprattutto la letteratura, ma anche la musica e la pittura dell’epoca.

Nella storia musicale per Romanticismo si intende quel periodo che segue l’epoca classica: esso occupa larga parte del secolo XIX e l’inizio del XX, più precisamente se vogliamo fissare dei termini cronologici inizia nel 1830 e si conclude intorno al 1914.

L’elemento principale della musica romantica fu il Suono: non il tema o il soggetto, o la forma, ma il suono nella sua essenza fonica, che risponde a condizioni poetiche interiori.

L’esplosione del Romanticismo musicale e la sua rapida affermazione furono favoriti anche dall’esistenza e dall’attività di alcuni musicisti che sono considerati tra i più grandi artisti della storia della musica e che impressero con la loro personalità orme profonde.

Il Romanticismo fu un’epoca ricca di grandi personalità e di capolavori, in tutti i generi musicali.

              La nuova “sensibilità” si fa strada in compositori come  Robert Schumann.

 “Inconsciamente, accanto alla fantasia musicale agisce spesso un’idea, accanto all’orecchio  l’occhio, l’organo sempre attivo, fra un suono e l’altro trattiene saldamente certi contorni che col procedere della musica possono prendere consistenza e svilupparsi in chiare forme.“ — Robert Schumann

   Portò una sua personale impronta nel Romanticismo, dando un’interpretazione bellissima all’affanno e al tormento, aspirando ad atmosfere ideali purissime.

Schumann – la vita

Robert Schumann nasce a Zwickau, in Sassonia nel 1810. Il padre editore e libraio, gli trasmette l’amore per la cultura letteraria a cui unisce quello per la musica, favorito da una forte inclinazione. Morto il padre, nonostante la madre volesse indirizzarlo agli studi universitari, si dedica alla musica studiando sotto la guida di F. Wieck, di cui sposerà nel 1840 la figlia Clara, ottima pianista.

Appassionato pianista, non può dedicarsi alla carriera concertistica essendosi rovinato una mano con un meccanismo da lui ideato per rinforzare il quarto dito.

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Si dedica allora alla composizione e alla critica musicale, fondando nel 1834 la “Neue Zeitschrift fur Musik” , rivista musicale, dedicata ai problemi della musica contemporanea, su cui scrive per dieci anni e in cui sostiene le correnti del rinnovamento musicale contro i “filistei”, cultori della tradizione accademica.

Insieme a Byron, Shelley, Stendhal e tanti altri artisti dell’800, Schumann è partecipe di quella schiera di intelletti romantici che combattono tutta la vita in nome del progresso, animati da un vivo desiderio di libertà, divisi tra la loro attività di artisti e il desiderio di scendere in campo contro ogni tirannia.

Già in quegli anni il suo animo sensibile viene profondamente scosso sia dalla morte della madre e di due fratelli, sia dalle ardue difficoltà che si contrappongono al suo matrimonio con Clara. Nel 1843 entra al Conservatorio di Lipsia come insegnante di pianoforte  e composizione, ma ben presto abbandona per seguire Clara in un tourneè in Russia, per stabilirsi  a Dresda dove da lezioni private e segue Corali cittadine. Ma la sua malattia nervosa continua a farsi sentire e a renderlo inquieto.

Nel 1850 è a Dusseldorf come direttore d’orchestra e di Concerti sinfonici; ma, nel 1953 lascia ogni incarico e un anno dopo tenta il suicidio gettandosi nel Reno. A Endenich, Bonn, viene ricoverato in una casa di salute dove si spegne nel 1856 in completa oscurità mentale. Negli ultimi tempi è assistito amorevolmente dal suo allievo e amico Johannes Brahms.

Schumann – la musica

Schumann è uno spirito osservatore, meditativo, costruttore, che trasforma certe aspirazioni mistiche in una visione della cultura e della civiltà, tutta proiettata verso il futuro, criticamente aperta alla novità, instancabilmente operosa.

Nella sua rivista sostiene e “lancia Chopin, rivela al mondo il genio di Brahams, di Liszt; dà l’avvio ad una rinnovata critica musicale, che esorta a guardare gli “antichi” , Gluck, Bach, Mozart, con  occhio moderno, a ricavarne stimoli utili per un rinnovamento per le sorti della musica.

Musicalmente Robert Schumann è il compositore romantico per eccellenza: il suo stesso modo di comporre richiama la poetica romantica, là dove egli rifiuta gli svolgimenti consequenziali, ai quali oppone la predilezione per il “phantasieren” , cioè il procedere dell’immaginazione musicale senza collegamenti logici, seguendo gli impulsi e l’urgenza delle idee.  Come Chopin è soprattutto nei brani pianistici che il suo grande talento di musicista raggiunge la massima fioritura: molte opere sono formate da diversi pezzi brevi e di carattere contrastante, sviluppando ora una vena di pianismo vivace, ora un’intenzione narrativa, ora una confessione sentimentale, ora un’ironia.

Tra le composizioni pianistiche: Papillons, Carnaval, Carnevale di Vienna, Scene Infantili, Kreisleriana , Novellette, Notturni, Album per la gioventù.

 ASCOLTO  Robert Schumann –Carnaval Op. 9 – Claudio Arrau

Carnaval op. 9, scritto nel 1834/35, una galleria di ritratti fantastici, nei quali confluiscono elementi autobiografici e letteraria: Pierrot, Arlecchino, Pantalone e Colombina, ma anche Chopin e Paganini e naturalmente lo stesso compositore nella personificazione dualistica del proprio io (Eusebio e Florestano).

 “Le origini di questa composizione risalgono ad una particolare circostanza. Una delle mie conoscenze musicali essendo originaria di una piccola città dal nome di Asch e siccome le quattro lettere costituenti questo nome figurano ugualmente nel mio, ebbi l’idea di valermi della loro significazione musicale come punto di partenza di una serie di brevi pezzi, nello stesso modo in cui Bach aveva fatto in rapporto al suo patronimico. Sollecitata la fantasìa da codesta trovata, un brano succedeva all’altro senza che me ne avvedessi, e siccome ciò avveniva durante la stagione di Carnevale del 1835, una volta finita la composizione, aggiunsi i titoli e le diedi la denominazione generale di Carnevale”.

In una ulteriore lettera al pianista Ignazio Moscheles, Schumann indica alcune delle intenzioni immaginifiche di quei brani, pur aggiungendo che la musica doveva essere di per se stessa sufficientemente espressiva per indicare il senso dell’interpretazione.

ASCOLTO  Robert Schumann-Papillons Op. 2 Vladimir Ashkenazy   

La composizione di Papillons op. 2 risale in gran parte al 1830, ma alcuni brani erano già stati concepiti l’anno precedente come schizzi e altri risalgono anche a epoca anteriore.    Strutturalmente l’opera si compone di una serie di dodici numeri in cui ciascuno traduce un’idea poetica definita, ispirata da un passo del romanzo di Jean Paul Friedrich Richter,  i Flegeljahre  anche se non c’è un rapporto meccanico testo-musica. Piuttosto, giocano di più le allusioni, i riferimenti indiretti, le citazioni, laddove anche il titolo, Papillons, alla fine sta per metamorfosi, cambiamento, passaggio, in un iridescente alone di rimandi e di cambiamenti di stato che riflettono l’essenza della vita:   “Un ballo en masque è forse quanto di più alto la vita può imitare dal puro gioco della poesia” scrive lo stesso Jean Paul, e ancora: “Da un punto di vista superiore la storia dell’uomo può apparire come null’altro se non un lungo ballo mascherato”.

 

ASCOLTO  Robert Schumann-Kreisleriana, op.16                         
In una lettera del 3 maggio 1838 a Clara, Schumann precisò:

Ho trascorso tre meravigliose giornate di primavera aspettando un tuo messaggio. Poi ho scritto Kreisleriana  in quattro giorni: dei mondi totalmente nuovi s’aprono davanti a me”.

I brani della Kreisleriana, pubblicati con la dedica “all’amico F. Chopin”, nonostante fossero stati ideati per Clara Wieck, recano il sottotitolo di Phantasien e sono otto pezzi, ora febbrili e allucinati, ora distesi e apparentemente sereni: in particolare, i numeri pari, visionari ed esaltati, sono in maggiore, mentre quelli dispari, malinconici e lenti, sono in minore: grandi ondate emozionali si accavallano, si mescolano, si perdono nelle profondità di crisi misteriose, in un continuo ascendere verso le vette e precipitare verso gli abissi, in uno stato di perpetua esaltazione e agitazione.

 Scopre relativamente tardi la musica da camera componendo diversi Quartetti per archi e Quintetti e Sonate per violino.

Nel decennio 1841-1851 scrive alcuni Concerti per stumenti solisti e orchestra e 4 Sinfonie per Orchestra.

ASCOLTO  Robert Schumann –Piano Concerto, in La min,OP.54 Martha Argerich e Riccardo Chailly

Schumann scrive a Clara nel 1839 quando l’idea di questo Concerto era ancora nebulosa:

“ Quanto al Concerto, ti ho già detto che si tratta di un che di mezzo tra  Sinfonia, Concerto e Grande Sonata. Mi rendo conto che non posso scrivere un Concerto da “virtuoso” e che devo mirare a  qualcos’altro”.

 Evidentemente egli si riprometteva molto da un Concerto per pianoforte, ci mise cinque anni per scriverlo, ma ne venne fuori una creazione mirabile, una delle più spontanee ed affascinanti di Schumann. Il pianoforte non è solista, ma entra in un dialogo intenso ed equilibrato con l’Orchestra.

Numerosi e bellissimi i suoi Lieder  in cui attua una congiunzione più stretta tra la voce e il pianoforte, in modo che partecipassero con lo stesso incanto e identico clima. La produzione Liederistica si sviluppa quasi tutta in un solo anno, il 1840.

ASCOLTO  Robert Schumann- Sinfonia No 4 in Re min, Op 120 – Bernstein

I quattro tempi della Sinfonia tendono a fondersi in tutt’ uno. Questa composizione è tra le più ispirate,  accese e trascinanti che Schumann abbia composto, e in un campo sinfonico costituisce certo la sua opera più alta. Lo stesso Schumann voleva intitolare questo lavoro “Fantasia sinfonica per grande orchestra” in cui distribuisce un magnifico equilibrio tra i quattro tempi.

Schumann scrive a Clara nel 1839 quando l’idea di questo Concerto era ancora nebulosa:

“ Quanto al Concerto, ti ho già detto che si tratta di un che di mezzo tra  Sinfonia, Concerto e Grande Sonata. Mi rendo conto che non posso scrivere un Concerto da “virtuoso” e che devo mirare a  qualcos’altro”.

Evidentemente egli si riprometteva molto da un Concerto per pianoforte, ci mise cinque anni per scriverlo, ma ne venne fuori una creazione mirabile, una delle più spontanee ed affascinanti di Schumann. Il pianoforte non è solista, ma entra in un dialogo intenso ed equilibrato con l’Orchestra.

Robert Schumann è grande soprattutto in quella sfera di espressione dove la riposta intimità dei sentimenti può espandersi liberamente senza costrizioni formali; tuttavia avvicinò anche la grande forma sinfonica, e anche qui la profondità del suo sentire diede vita ad opere di grande bellezza.

 “Suonate sempre con l’anima; sono le leggi della morale quelle che reggono l’arte; senza    entusiasmo non si compie nulla di grande.“ — Robert Schumann

 

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