“Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio” – di Remo Rapino

“Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio” – di Remo Rapino

Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, Remo Rapino

“Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio” –  di Remo Rapino

Recensione di Giovanna Pandolfelli

Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, Remo Rapino

Tra i finalisti del Premio Strega 2020, vincitore del Premio Campiello 2020, Remo Rapino è autore di Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio” edito da Minimum Fax.

Mettereste Forrest Gump in un manicomio per uno scatto d’ira? Penso che nessuno avrebbe pensato a Forrest Gump come a un matto. Sicuramente poco intelligente, ma matto proprio no. Liborio sembra un Forrest Gump italiano, uno dei tanti, un uomo semplice, che nasce in condizioni sfavorevoli, subisce varie sventure e conduce la vita un po’ con inerzia.

Eppure la vita gli regala delle opportunità perché a questo mondo c’è un posto per tutti, anche per i disgraziati.

La sua è un’intelligenza semplice, con una logica disarmante, si direbbe una persona estremamente sensibile, tanto da essere inadatta al mondo.

Mi piacevano di più di più le parole che stanno nelle poesie […] io alla scuola andavo proprio come un treno, che tutti mi volevano bene e mia madre era contenta […]

Eppure con fatica riesce a far fronte a tutto, alle disgrazie, alla vita militare, al lavoro in fabbrica, ad una vita raminga, alla perdita di affetti e amicizie.

Bonfiglio Liborio è circondato da personaggi con cognomi e nomi, in quest’ordine. I nomi delle persone hanno una particolare valenza per il suo animo limpido, egli vi vede attraverso, per lui i nomi corrispondono alle persone, vi stanno attaccati addosso. Lui stesso, però, oltre al nome si porta dietro i segni neri, un alone di sfortuna che lo rende invisibile agli altri:

Quando ero partito non se n’era accorto nessuno, quando sono tornato non ce n’è accorto nessuno lo stesso, i conti dei segni neri tornavano precisi un’altra volta ancora!

Immerso in un’incommensurata solitudine, il nostro antieroe è comunque in grado di discernere tra le piccole sfortune quotidiane su cui è capace di sorvolare e le grandi disgrazie che restano, che lasciano traccia nel profondo. La sua esistenza sarà segnata da tre dolori legati all’assenza, per ragioni diverse, della madre, del padre e della fidanzata.

Liborio nasce negli anni Venti in Abruzzo e con la sua lunga vita ripercorre tutte le tappe storiche dell’Italia fino quasi ai giorni nostri.

Gli eventi pubblici sembrano compenetrare quelli privati in un intreccio di piano personale e piano sociale che risulta nella percezione simile ad un’intimità violata.

 che dopo quell’estate in un paese in capo al mondo mi era morto pure Togliatti, na brutta improvvisata e pure quella era stata una bella botta tra capo e collo

Persino quando pare colpito da una forma grave di lienazione, questa appare dipendere dalla ingiustizia del capitalismo selvaggio. Eppure, ogni accadimento storico sembra riguardare Liborio da vicino, senza tuttavia influenzarne il corso dell’esistenza stessa.

quando era cominciato quel cazzo di bum che tutta quella ricchezza a me non m’aveva sfiorato manco per sbaglio […]

Un sempliciotto, dunque, che dall’Abruzzo se ne va in cerca di sopravvivenza al nord Italia, tra una parlata strauss e una sciuè sciuè delle varie cadenze dialettali, portandosi sempre appresso il libro Cuore che conosce a memoria.

Liborio che non trova pace, la incontrerà tra le mura che racchiudono la follia. Lui, balengo come era, in mezzo a balenghi veri, trova una famiglia, primo fra tutti il medico che di cognome faceva Mattolini, neanche a farlo apposta. Ma apposta lo è fatto, poiché nel manicomio si confrontano la vita fuori e dentro l’ospedale, la vita di fabbrica con il manicomio stesso.

La domanda ricorrente è chi siano i matti veri.

Così mi hanno mandato all’ospedale per le cure, pure se io non ero malato ma mi ero stufato di spiegarlo a quei balenghi che non capivano. […] ma io non mi preoccupavo dopo tanti anni di fabbrica che pure le fabbriche sono un poco maniacali e può succedere che uno gli si ingrippa la testa.

Da allora il marchio del matto gli resta inciso, ma ciò non fa che acuire in lui il senso di assurdità della vita di coloro che si credono sani.

Bonfiglio Liborio finisce per cadere sempre in piedi, per diventare un piccolo eroe di se stesso, vincendo le sfide della sua sfortunata vita.

Il romanzo è scritto in prima persona, il narratore è lo stesso Liborio, e Rapino dimostra grande maestria nell’immedesimarsi nelle strutture comunicative del suo personaggio, finendo per sfociare in un linguaggio faticoso e poco lineare, che rischia di ostacolare il rapporto tra lettore e protagonista. Tuttavia, la logica ferrea del pensiero di Liborio, simile a quella dei bambini, fa sì che Liborio, oltre alla vita e alla morte, compia anche il miracolo di far superare a poco a poco al lettore l’ostacolo linguistico e di farlo affezionare a questo piccolo grande eroe del quotidiano.

Titolo: Vita morte e miracoli di Bonfiglio Liborio
Autore: Remo Rapino
Editore: Minimum Fax 2020

Sinossi

Liborio Bonfiglio è una cocciamatte, il pazzo che tutti scherniscono e che si aggira strambo e irregolare sui lastroni di basalto di un paese che non viene mai nominato. Eppure nella sua voce sgarbugliata il Novecento torna a sfilare davanti ai nostri occhi con il ritmo travolgente e festoso di una processione con banda musicale al seguito. Perché tutto in Liborio si fa racconto, parola, capriola e ricordo: la scuola, l’apprendistato in una barberia, le case chiuse, la guerra e la Resistenza, il lavoro in fabbrica, il sindacato, il manicomio, la solitudine della vecchiaia. A popolare la sua memoria, una galleria di personaggi indimenticabili: il maestro Romeo Cianfarra, donn’Assunta la maitressa, l’amore di gioventù Teresa Giordani, gli amici operai della Ducati, il dottore Alvise Mattolini, Teté e la Sordicchia… Dal 1926, anno in cui viene al mondo, al 2010, anno in cui si appresta a uscire di scena, Liborio celebrerà, in una cronaca esilarante e malinconica di fallimenti e rivincite, il carnevale di questo secolo, i suoi segni neri, ma anche tutta la sua follia e il suo coraggio. Attraverso il miracolo di una lingua imprevedibile, storta e circolare, a metà tra tradizione e funambolismo, Remo Rapino ha scritto un romanzo che diverte e commuove, e pulsa in ogni rigo di una fragile ma ostinata umanità, quella che soltanto un matto come Liborio, vissuto ai margini, tra tanti sogni andati al macero e parole perdute, poteva conservare.

 

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