“Carissimo” di Federica Sanguigni

“Carissimo” di Federica Sanguigni

Carissimo

“Carissimo” di Federica Sanguigni

Contest Lettere al Femminile

Carissimo

Carissimo,
ti ho mai parlato di lei? Ti ho mai raccontato di noi? Perché sì, un noi c’è stato e, a dire la verità, ci sarà sempre.
Ti descriverò ogni particolare. Tu siediti e leggi questa lettera. Ma devi farlo con il cuore e con gli occhi. Devi pensare di essere di fronte a me. E io ti parlerò di lei.

Sul divano di casa mia è seduta la donna più bella del mondo.
Capelli lunghi e morbidi. Verdi occhi magnetici. Un sorriso più caldo di un raggio di sole.
E due gambe da urlo.
È in questo preciso istante che perdo la testa.
Per sempre.
Non ho ancora trent’anni mentre lei sfiora i quaranta. Non li dimostra, certo. E non è la differenza di età a spaventarmi bensì i chilometri che ci dividono. Tanti.
Troppi.
Da far rinunciare a qualsiasi approccio.

Lei è la nipote di amici di famiglia, di passaggio presso i parenti. Tra un paio di giorni tornerà al suo paese, un minuscolo puntino sulla carta geografica, nascosto tra le montagne siciliane, e io non la rivedrò più.
A turbarmi è il suo cambiamento. Perché io ‘sta tipa qua la conoscevo già.
Cioè, non la meraviglia seduta sul divano.
Il brutto anatroccolo.
Ora trasformatosi in splendido cigno.
Che volerà lontano da me.

Dovrei dimenticarla ancor prima di iniziare a ricordarla.
Ma prima di andar via, con una scusa, riesco a farmi dare il suo numero di telefono.
Concessione che mi fa per pura cortesia, ne sono sicuro.
Qualche giorno dopo tento un approccio e iniziamo a scriverci con una certa frequenza.
Parlo di argomenti leggeri. Per sondare il terreno.
Scopro una donna affascinante, intelligente oltre che bellissima.
E dopo un paio di mesi di lunghe conversazioni, si presenta l’occasione che non si ripeterà mai più.
Dovrò recarmi, per lavoro, presso una città a pochi chilometri dal suo sperduto paese e avrò una camera d’albergo tutta per me.
La mia mente inizia a lavorare freneticamente e il mio dito corre ancora più veloce.
“Sarò laggiù venerdì prossimo. Potremmo trascorrere la notte insieme…”
Comincio a sudare appena premo invio. La mia innata sicurezza vacilla al cospetto della donna matura e fuori dalle mie solite conquiste.
Se rifiuta non la cercherò più.
Perché una cosa così si prende al volo.
Altrimenti è già persa.

Il suono del telefono mi fa sobbalzare. Non ho il coraggio di leggere. Mi faccio il segno della croce.
Apro il messaggio.
“Ci sarò. Dammi l’indirizzo.”
Pratica e disinvolta come le quarantenni sicure di sé, penso. Di quelle che non devono chiedere mai.
Io quasi non ci credo.
Le mando tutte le informazioni e comincio il conto alla rovescia. Venerdì non arriva mai ma giunge fin troppo presto.
Fino all’ultimo minuto temo in un suo ripensamento. Ma quando sento bussare alla porta dell’hotel e vado ad aprire, trovo davanti a me il mio sogno in carne e ossa.
Balbetto un saluto veloce e la lascio entrare.
Chiudo la porta.
Ci sediamo sul letto.
La guardo negli occhi e capisco che è imbarazzata.
Quanto me.
Forse più di me.

“Non so se abbia fatto bene a venire. Se lo scoprissero le nostre famiglie morirei di vergogna. Non ho mai fatto una cosa del genere.”
Sussurra d’un fiato queste parole con gli occhi bassi mentre si tormenta le mani. Non è spavalda come vuol far credere. È una donna semplice.
Di una dolcezza straordinaria.
E io ne sono perdutamente innamorato.
Questa considerazione mi eccita e mi spaventa allo stesso tempo.
L’attiro a me e le sfioro le labbra. Lei trema come un’adolescente.
Piano si lascia andare.
I vestiti diventano ingombranti.

Mi fermo a guardarla. È bella da togliere il fiato.
La sua pelle profuma di miele e d’estate.
Le mie carezze si fanno ardite.
La sento bruciare di desiderio.
I suoi gemiti si fanno affrettati.
Si trasforma in una donna appassionata.
I nostri corpi comunicano come se si conoscessero da sempre.
Facciamo l’amore una volta. E un’altra. E un’altra ancora.
Ci addormentiamo esausti e felici.

Ma la sveglia suona presto. Lei è già in piedi.
Deve andare via.
Tornare alla sua vita.
E io alla mia.
Non ci sarà un nuovo giorno, per noi.
Abbiamo vissuto solo una notte.
La più bella della nostra vita.
Quella che si appiccica alla mente e al cuore.
Quella che ti fa struggere di malinconia quando ci pensi.
Il ricordo che ci accompagnerà per sempre.

Ci salutiamo sulla porta della camera. Vedo una lacrima scorrerle sul viso. Non fa niente per nasconderla.
Ci baciamo a lungo.
Poi si volta e va via.

Io resto appoggiato allo stipite della porta senza sapere cosa fare. Soffoco un’imprecazione.
Lei si ferma. Si volta. Torna indietro.
Di nuovo l’uno di fronte all’altra.
Non parliamo. I nostri occhi si dicono tutto quello che le parole non riuscirebbero a esprimere.
I battiti dei nostri cuori rimbombano nel silenzio del mattino.
Non serve dirsi ti amo.
Non serve aggiungere nulla a quanto già detto nella meravigliosa notte trascorsa insieme.
Una notte lunga un’eternità.

Ho letto, da qualche parte, che una notte è come nessuna notte. Ma quella che ho vissuto con lei, amico mio, è forte e coraggiosa come l’amore. Intensa come la passione. Sanguinante come la carne tagliata di netto.

È vero. Un amore può durare tutta la vita.
E tutta la vita, è questa notte che ti ho raccontato.

Piercarlo

 

2 risposte

  1. Bruno Pappalardo ha detto:

    Racconto molto bello. Intenso, semplice che si legge tutto di un fiato. Una volta ho bevuto, d’un fiato, con un colpo d’epistrofeo, un cicchetto di grappa e siccome sono astemio, misi solo due minuti a barcollare intronato. Uno stordimento così piacevole,…l’ottundimento della vista, la perdita della cognitività di sentirmi presente e,.. Ecco credo che i due abbiano vissuto un’ubriachezza travolgente, quella di una sanguigna attrazione, data anche dall’ebbrezza di vivere l’illusione di una unicità di un momento. Per quanto rare, non sono appunto esclusive. Resta, invero la bellezza del racconto, diretto, chiaro senza falpalà linguistici. E’ la formula della “lettera” che forse l’impone ma la grazia e la scelta della non sempre facile sintesi e tutta Sua. Complimenti!

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