Parole Migranti – a cura di Barbara Gabriella Renzi

Parole Migranti – a cura di Barbara Gabriella Renzi

Parole Migranti – a cura di Barbara Gabriella Renzi

recensione di Loriana Lucciarini

PAROLE MIGRANTI

Le voci che compongono l’antologia Parole Migranti sono un coro diversificato.

Voci di donne partite con la speranza di costruire una vita diversa, il desiderio di vivere un grande amore dall’altra parte del mondo, la voglia di farsi pervadere da culture sconosciute.
Donne con valigie piene di sogni o di opportunità, con lacrime nascoste nelle tasche e futuro costruito con forza e volontà.
Donne tutte da scoprire come i loro scritti, poesie, racconti o stralci di diari…

Bella e interessante questa antologia, curata da Barbara Gabriella Renzi e pubblicata da Pav edizioni con il titolo Parole Migranti.
Bella, per la carica emotiva. Interessante, perché intreccia esistenze, convinzioni, scelte, necessità, ricordi, riconoscimento personale, il tutto legato da mani femminili di donne espatriate, lontane dall’Italia.

Interessante anche la struttura del volume, composta in parte da prosa, in parte da poesia, in parte da lettere e altro materiale epistolare e diaristico, integrato, infine, da disegni d’artista.

Partire per andare, dove?
Si parte per tanti motivi e qui ne ritroviamo molti.

Si parte perché il nostro paese non offre più niente, o magari offre solo a pochi; proprio come raccontano Maria Luisa Malerba, Laura Cavalcante e Laura Saija nelle loro struggenti lettere rivolte al Paese più bello del mondo, avaro di futuro, dove fin troppo spesso l’expat è per motivi economici.
Si parte perché si ha voglia di scoprire, di vedere nuove realtà, integrarsi in luoghi di cui non sappiamo nulla, ma che entreranno sottopelle e faranno parte di ciò che siamo.
Si parte per incoscienza, per quella voglia matta di provarci e di provare a noi stesse che siamo in grado di farcela, testare resilienza e capacità, sapendo – fin da subito – che, come suggerisce Silvia Lazzarini nella sua lettera alla sorella,

«Al di là della frontiera infatti una cosa ti deve essere chiara fin da subito: sarai sola. Tu e le tue valigie.»

Si parte perché altrove ci sono opportunità da cogliere, occasioni da sfruttare, vita nuova che potremmo costruirci o, almeno, provare a farlo.
Si parte per seguire la propria famiglia, il proprio marito o compagno, in percorsi lavorativi all’estero e per i figli ci si trasforma in chioccia, casa, memoria e ponte tra le culture, quella che lasciamo e quella che viviamo.

Cultura che permette alle generazioni che verranno di spalancare le ali, loro infatti  «Hanno la mente aperta al mondo, e tante opportunità davanti», ci rivela Paola Casadei, nel suo racconto.
A volte, però, si parte non per cercare, ma per vivere, come ci suggerisce Emma Fenu, parafrasando la storia di Alice nel paese delle meraviglie:

«Vorresti dirmi di grazia quale strada prendere per uscire di qui?» – disse Alice
«Dipende soprattutto da dove vuoi andare», disse il gatto.
«Non m’importa molto», disse Alice.
«Allora non importa che strada prendi» – disse il gatto.
«Purché arrivi in qualche posto», aggiunse Alice a mo’ di spiegazione.
«Ah per questo stai pure tranquilla – disse il gatto – basta che non ti fermi prima.»

Partire è un po’ lasciare, ma in fondo è davvero così?

La risposta a questa domanda ce la danno gli scritti che compongono Parole Migranti e giunge da una eco che arriva da lontano, da posti diversi del globo terrestre e che ha profumi di malinconia e nostalgia, di strati spessi di polvere che è mancanza di ricordi, di abbracci anelati, di un presente sempre diviso a metà.

Grazia Fresu ammette di sentire forte il «bisogno della mia lingua parlata», di tornare alle origini o, almeno, sentirle ancora vive dentro di sé. Le fa eco un’altra Fresu, questa volta Anna, che descrive così il concetto di distanza e lontananza: «Per la prima volta sono mancanza e ferita al cuore.»
Eppure il senso di smarrimento iniziale è profondo, ce lo spiega bene Giovanna Pandolfelli, tirando in ballo la Sindrome di Ulisse, che spesso si usa per definire gli espatriati: la struggente nostalgia, lo spaesamento, il sentirsi soli:

«Una volta partiti la strada percorsa si sgretola dietro di noi, non è più ripercorribile a ritroso. Solo in pochi casi si ha la forza di ammettere a se stessi prima di tutto che quel volo era spiccato verso una strada senza uscita. Il peso dei sogni, le speranze e le paure di tutti i familiari lasciati indietro è troppo greve per poterlo sostenere ancora una volta nel viaggio di ritorno alla “petrosa Itaca”.»

Uno smarrimento che si prova ad annullare ricostruendo, quel ponte crollato, con la volontà e la caparbietà di mantenere vivi i fili che ci hanno generato, le radici.
Dunque, partire non equivale a lasciare, perché lasciare significa abbandonare nell’accezione più estesa. Magari lo è stato davvero per la terra natia, ma ciò non avviene per la memoria, per gli affetti, per tutto quello che è stato il vissuto personale del prima.

Partire, finisce per trasformare.
Dunque si parte per Essere.
Il viaggio fisico che diventa viaggio d’esistenza.

Un viaggio che non finisce quando ci si ferma, perché ci si è preso gusto e, come scrive Ramona Panzeran nella nota di chiusura, dopo una pausa «Siamo pronte, di nuovo, a ripartire.»

Link d’acquisto

https://pavedizioni.it/prodotto/parole-migranti

Sinossi

La migrazione cambia. Le culture, come le persone, si incontrano e si scontrano e gli intrecci di vita, spazio e geografia ci modificano in modi impensati. Sono variazioni a cui a volte siamo impreparate.
E che a volte ci aspettiamo.

Noi donne, qui, in questa antologia, esprimiamo gli incontri e gli scontri in forma di poesie, lettere e brevi storie, in forma di abbracci, lasciati alle parole, di lacrime e di gioia che si trasformano in segni sulla carta.

Un’antologia questa composita, costituita da generi diversi, perché siamo donne diverse con modalità d’espressione nostre, differenti le une dalle altre: troverete poesie, lettere e racconti brevi di donne migranti che vivono in diverse parti d’Europa e del Sud-America e in Africa. È un’antologia multiforme come la vita; è un ponte di parole che collega voi e noi e unisce le nostre mani nell’intreccio dell’esistenza.
Titolo: Parole Migranti
Autore: Autori Vari
Edizione: Pav Edizioni, 2020

 

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