Doggerland di Élisabeth Filhol

Doggerland di Élisabeth Filhol

doggerland élisabeth filhol

Doggerland di Élisabeth Filhol

Recensione a cura di Chiara Minutillo

Doggerland élisabeth filhol

Anche se le apparenze sono così differenti, dice Margaret, non sono cosi diversi l’uno dall’altra. Per lavoro si sono immersi tutti e due sotto le acque del Mare del Nord. Lui è andato a cercare il mistero a tremila metri di interramento sedimentario, mentre a lei sono bastati trenta metri, ma sono animati dalla stessa passione. Probabile, dice Marc. Poi aggiunge, come a malincuore, che di questa comune passione non hanno fatto lo stesso uso. Che ciò che li avrebbe dovuti avvicinare, essere l’humus di una complicità, di una zona di condivisione tra lui e lei li ha separati, li ha allontanati l’uno dall’altra. Oggi lei lavora gratis e lui per il denaro sporcato, annerito dai miliardi di tonnellate di idrocarburi andati in fumo; lei fa un lavoro disinteressato per l’università ed è impegnata per le generazioni future a consolidare il legame con il passato, mentre il futuro che lui contribuisce a costruire per loro non ne tiene conto.

Doggerland. Una terra mitica. Una passerella naturale che attraversa il Mare del Nord e che, in un passato non troppo lontano, rendeva l’Inghilterra una penisola, collegandola al continente.

Per Margaret, però, il Doggerland non è solo una porzione di terra sepolta sotto il mare da uno tsunami. Il Doggerland è diventato il suo lavoro, la sua ragione di vita.

Lo studio del passato per favorire il futuro è ciò che la fa sentire viva.

Soprattutto dopo che Marc, anni prima, se ne è andato, senza preavviso, per seguire un progetto totalmente contrario ai principi di Margaret. Anche Marc ha fatto del Mare del Nord e della zona attorno al Dogger Bank (ciò che rimane del Doggerland) il centro della sua vita, ma in maniera del tutto incompatibile con le scelte di Margaret. 

E ora, vent’anni dopo che le loro strade si sono separate, è arrivato il momento della resa dei conti.

Entrambi invitati a Esbjerg, porto danese, per un congresso sull’archeologia sottomarina, Margaret e Marc avranno finalmente l’occasione di confrontarsi e di decidere se la loro comune passione, che un tempo li ha divisi, può ora riunirli. 

“Doggerland” è un romanzo della scrittrice francese Élisabeth Filhol.

Lungi dall’essere una “banale” storia sulla speranza di ritrovare un amore perduto da tempo, Doggerland è un romanzo in cui il vero protagonista è il Mare del Nord. Freddo, selvaggio, impetuoso, sfruttato fino all’inverosimile e ricco di tesori, il Mare del Nord è ciò che al tempo stesso unisce e divide una nazione dal suo continente. Margaret da Marc. 

Doggerland” non può essere definito una lettura avvincente, di quelle che tengono incollati alle pagine, rendendo impossibile, anche solo a livello mentale, qualsiasi altra attività fino a che non si giunge al termine del libro.

“Doggerland” è uno di quei romanzi che spingono a centellinare le pagine, a fermarsi un attimo tra un capitolo e l’altro per riflettere su quelle righe stampate. 

Questo perché la storia procede a ritmi allo stesso tempo lenti e frenetici, scanditi da Xaver, un forte e distruttivo uragano che sconvolge il nord Europa, fungendo da orologio della storia. Xaver irrompe anche negli animi di Margaret e Marc. Li mette davanti a una nuova potenziale catastrofe, ai fantasmi di un passato non solo vicino e personale, ma anche remoto e collettivo.

Impone al lettore di riflettere sul rapporto uomo-natura e sui cambiamenti climatici, sempre più imponenti e pericolosi. Richiede di meditare sulla nostra vulnerabilità, che, al contrario di ciò che ci aspettiamo, sembra aumentare parallelamente al miglioramento delle tecnologie. 

Il tutto con una scrittura fluida, ma complessa, che non lascia respiro. Come ritrovarsi a guardare un mare di un blu grandioso e vederlo ritirarsi, mentre la terra trema sotto i propri piedi. Come correre a perdifiato, inseguiti da un’onda anomala. Come scoprirsi sommersi da tonnellate d’acqua.

E, all’improvviso, rendersi conto di essere comunque ancora vivi. Di avere un’altra possibilità. Senza che nessuno sappia dirci se sia l’unica. O l’ultima. 

Il Mare del Nord indomabile, violento, delimitato, tanto più violento in quanto delimitato, costretto dai suoi bordi, una cornice su tre lati, e il grande blu all’interno dei flutti marini attraversati da ogni sorta di marchingegni, di tubi, di vie marittime, sottomarine, aeree. Le acque piene, le acque placate, le acque a specchio, di un’assoluta immobilità in un giorno senza vento in cui riflettono il cielo grigio, come lei ha così spesso osservato, le acque gonfiate dall’onda di tempesta, che stentano a riprendersi in un giorno come oggi, le acque feconde, le acque plumbee, inquinate, rastrellate, tutte queste acque sono sempre la stessa. Uno spazio sulla carta geografica che crea un legame. Coloro che stanno sulla riva guardano a esso, al ricco, all’inesauribile, al grande fornitore, come facevano gli uomini del Mesolitico, al Paradiso, con il pretesto di avere sotto mano l’essenziale. Solo che inesauribile non lo è.

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Sinossi

Doggerland, la terra che, migliaia di anni fa, univa l’Inghilterra alla Germania e alla Danimarca, è più di un oggetto di studio per Margaret Hamilton, ricercatrice dell’Università di St Andrews.

Territorio immenso, un tempo così ricco di flora e fauna da essere stato un habitat ideale per la caccia e la pesca, questa parte d’Europa, travolta circa ottomila anni fa da un gigantesco tsunami, è divenuta una vera e propria ragione di vita per lei.

La dedizione con cui, giorno dopo giorno, Margaret ha esumato dal fondo dell’oceano i preziosi frammenti di questa terra sommersa l’ha portata a sacrificare alla ricerca ogni cosa, anche l’amore per Marc Berthelot, ingegnere petrolifero.

Entrambi animati dalla medesima passione per il Mare del Nord, non ne hanno fatto lo stesso uso e ciò che avrebbe dovuto avvicinarli li ha allontanati l’uno dall’altra. Ora, però, Margaret si accinge con trepidazione a prendere un volo che da Aberdeen la condurrà a Esbjerg, il grande porto sul Mare del Nord.

Nella città danese, in occasione del congresso annuale di archeologia sottomarina, si ritroverà, infatti, dopo vent’anni, di nuovo al cospetto di Marc Berthelot, invitato come lei a tenere una relazione al convegno.

Sulle coste di quel mare, tuttavia, e sull’intero Nord Europa è in arrivo Xaver, un catastrofico evento climatico, un uragano che risveglierà i fantasmi di Doggerland e riporterà a galla ricordi e sensazioni da tempo dimenticate. Romanzo di grande attualità per i temi che affronta: geologia, climatologia, economia petrolifera e politica ambientale.

 

Titolo: Doggerland
Autore: Élisabeth Filhol
Editore: Neri Pozza, 2020

 

 

 

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