L’adolescenza. Dafne e la metamorfosi

L’adolescenza. Dafne e la metamorfosi

L’adolescenza. Dafne e la metamorfosi

 a cura di Raffaelina Di Palma

l'adolescenza

L’adolescenza è l’attesa di un cambiamento.
Un periodo non ancora definito: nell’inquietudine dell’incertezza, ma con ingenuità, aspettiamo un qualcosa di speciale.

Quasi fossimo dei visionari, ci inventiamo ogni giorno un’avventura diversa: a quell’età la fantasia è molto fervida.

Le attese, i timori, le curiosità, danno vita alla forza che esplode nell’;ansia della scoperta; dalla resistenza che il corpo oppone alla mente si innesca il processo della metamorfosi: quel meraviglioso e turbolento mutamento che apporta continui cambiamenti, riempiendo così il vuoto della nostra origine.

L’adolescenza è strettamente legata alla metamorfosi: un tempo sospeso tra la fine dell’infanzia e l’età che precede quella adulta.

Nel Poema “Le Metamorfosi”, troviamo la ninfa Dafne che sta fuggendo da Apollo, il dio che la desidera; essa stremata chiede aiuto a suo padre Peleo, una divinità fluviale, di aiutarla.

Ovidio racconta: appena pronunciata questa preghiera un pesante torpore la invade; il suo petto si infascia di una fibra tenera, i suoi capelli si trasformano in verdi fronde, le sue braccia in rami, i suoi piedi in bianche radici.

Quando non siamo in grado di dare uno scopo al nostro passaggio sulla terra, la metamorfosi ci porta a riflettere sull’inafferrabilità del tempo in un intreccio di aspettative che può diventare distruttivo ma anche rigenerativo.
La fuga di Dafne è una metafora della condizione umana; simboleggia la difficoltà di confrontarci con noi stessi, dimentichi del mondo che ci circonda: quasi a sospendere il tempo.
Il mito di Apollo e Dafne viene interpretato come una lotta tra castità e desiderio; candore e cupidigia; adolescenza e età adulta.

La ninfa corre libera per la sua vita: la Dafne tessitrice, che attraverso l’immensità degli oceani intreccia chimere e passioni, ora non si può più muovere, Apollo non può più toccarla e per quanto sia crudele la metamorfosi è la sua unica salvezza.
Affondando le radici nella terra essa perde la sua indipendenza ma come albero resta per sempre nel bosco, il suo luogo, nel quale può godere un tipo diverso di libertà.
La descrizione della trasformazione rafforza la contraddizione e l’intreccio di un qualcosa di indistinto, di ambiguo, di una doppia identità.

Ovidio ci insegna che per scoprire chi siamo e che cosa vogliamo diventare dobbiamo prima cambiare.

La trasformazione di due elementi è illuminante per capire la fuga dall’adolescenza il cui sentimento spinge prepotentemente verso la conoscenza e la voglia di crescere costruendo, con le nostre capacità, la base della nostra vita dandole una solida struttura che ci sosterrà nel prosieguo futuro.
Quando la sua eco ritorna da lidi ormai lontani non c’è più nostalgia, ma resta ancora tanta voglia di capire, senza tormenti né amarezze;la mente, placata, non cerca più vie di fuga.

Il presente è lontano dall’adolescente che se ne stava a guardare le stelle: in esse oggi ho ritrovato il suo spirito ribelle e il suo cuore ingenuo di allora; ho saccheggiato l’adolescenza per diventare la persona che sono.

Rimangono le immagini che affiorano da remote lontananze le quali non sono più presagi futuri ma esperienze vissute.

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