L’uomo che scrisse la Bibbia di Marco Videtta

L’uomo che scrisse la Bibbia di Marco Videtta

uomo che scrisse la Bibbia

L’uomo che scrisse la Bibbia di Marco Videtta

Recensione a cura di Chiara Minutillo

uomo che scrisse la Bibbia

 

Germania, 1530. Un uomo incappucciato giunge in una casupola in mezzo ai boschi. Al suo interno, una figura rannicchiata a terra, in fin di vita. Tuttavia, l’uomo capisce che la persona lì distesa non è affetta dal morbo che sta imperversando per il paese.

Ciò che lo sta uccidendo è il veleno dei funghi che, spinto dalla fame, ha raccolto e mangiato.

Il malato ha un nome: William Tyndale.

Al suo salvatore, questo nome non dice nulla, ma in patria William Tyndale è molto ben conosciuto, soprattutto tra le alte sfere, per la condanna come eretico che gli pende sul capo.

Condanna che l’ha spinto a cercare rifugio in Germania, in mezzo ai boschi, per poter proseguire il proprio lavoro, tanto osteggiato in Inghilterra: la traduzione in inglese degli scritti biblici originali.

“L’uomo che scrisse la Bibbia” è un romanzo storico scritto da Marco Videtta e edito da Neri Pozza.

Il libro narra la storia di un uomo straordinariamente coraggioso, disposto a sacrificare la propria libertà e anche la propria vita in nome della fede propria e altrui. Perché il desiderio di tradurre la Bibbia non era un’ambizione personale. Non era nemmeno una sfida con se stesso.

Ciò che portò William Tyndale a prendere lezioni di ebraico da un rabbino, per rendere al meglio la propria traduzione, e a rischiare la vita per ciò in cui credeva, fu il desiderio di portare la parola di Dio al popolo.

Alla gente comune che non conosceva altra lingua che l’inglese, eppure aveva lo stesso diritto di vescovi e cardinali di conoscere la verità divina. 

Scritto usando, in gran parte, l’espediente narrativo del racconto personale, con Tyndale che espone la propria storia e le proprie idee all’uomo che gli ha salvato la vita, “L’uomo che scrisse la Bibbia” è un romanzo straordinario che mostra come davvero un libro possieda potere e possa cambiare la vita di una persona. Come un libro possa diventare la ragione di vita. 

Con uno stile schietto e semplice, ma a suo modo solenne (esattamente come Tyndale desiderava per la “sua” Bibbia), questo romanzo rende giustizia a un uomo coraggioso, ma umile, simile agli uomini che i libri della Bibbia li hanno scritti per primi, e che spesso viene surclassato da nomi più conosciuti, suoi contemporanei. 

Soprattutto, apre la porta su un passato ancora oscuro, in cui, pur in epoca di rinascimento, alcune menti, seppur brillanti, restavano chiuse, intrappolate in superstizioni e giochi di potere.

Fa comprendere che è anche grazie a William Tyndale, al suo immane lavoro durato anni, alla sua fede e alla sua sete di verità se oggi la Bibbia è ancora il libro più diffuso al mondo, invece di essere prerogativa di un élite privilegiata.

Fui colto da una vertigine, come se mi trovassi sul ciglio di un burrone. Per qualche giorno non aprii i libri, poi prevalse la curiosità di esplorare nuovi mondi, di scoprire tesori sepolti da millecinquecento anni. La vertigine mutò in un’ebbrezza da ubriaco, nel piacere di “scrivere il Vangelo” come se fosse la prima volta. Nella mia lingua e non in quella dei potenti. Gli apostoli e gli evangelisti erano persone semplici, umili, proprio come gli uomini e le donne cui intendevo rivolgermi. Ma erano anche immaginifici narratori che si esprimevano in greco e aramaico, la loro lingua. La lingua del popolo. Riscrivere la buona novella in inglese era come riportare Gesù sulla Terra. Una nuova resurrezione.

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Sinossi

Questo romanzo narra la storia di William Tyndale il Traduttore, l’uomo che scrisse il libro più letto nella storia dell’Occidente: la Bibbia in inglese.

È una storia popolata da sicari, vescovi oltranzisti, avidi mercanti, subdoli traditori, alchimisti e re, e ambientata in una delle epoche più turbolente, complesse e avvincenti che l’Europa abbia conosciuto: la prima metà del Cinquecento, il secolo che si apre con la scoperta dell’America, la Riforma luterana e la definitiva spaccatura fra Oriente e Occidente.

Narra di un genio che osò scrivere la Bibbia come se fosse la prima volta, nella lingua del popolo e non dei potenti, e che, così facendo, inventò l’inglese moderno, la lingua di Shakespeare.

Dalla sua penna sono scaturiti neologismi come «il sale della terra», «i segni dei tempi», «capro espiatorio» e frasi piene di ritmo che Tyndale afferra «a orecchio» dalla gente comune, dal modo di esprimersi di quei commercianti, tessitori, marinai, tosatori, sarti e venditori di stoffe che ha conosciuto da ragazzo, nel Gloucestershire, la terra di confine affacciata sul mare dove è nato e cresciuto.

È, infine, il racconto di un viaggio, avventuroso e insidioso come quello dei primi esploratori, che porta da una lingua misteriosa, l’ebraico del Vecchio Testamento, a una lingua non ancora nata.

Un viaggio in cui, per un libero pensatore alle prese con i demoni della propria creatività, per un rivoluzionario braccato da potenti nemici, il prezzo da pagare è sempre molto alto.

Titolo: L’uomo che scrisse la Bibbia
Autore: Marco Videtta
Editore: Neri Pozza, 2019

 

 

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